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venerdì 8 marzo 2019

Suoni della contemporaneità italiana: il quartetto d'archi + elettronica


Un campo di esplorazione praticabile per la composizione potrebbe essere quello che abbina i quartetti d'archi agli impianti dell'elettronica: non è una combinazione né semplice, né duratura; non è semplice perché coinvolge musicisti super preparati, che oltre al loro coordinamento (non facile nella contemporanea), devono anche accogliere le sfide che i dispositivi elettronici propongono, non é duratura, perché non passano più di vent'anni per decretare morta una tecnologia (si parte dalla tape music e si arriva al live electronics). Se guardiamo oltre i confini nazionali, si contano sulla punta delle dita i quartetti che hanno lasciato un'impronta decisiva sull'argomento (Arditti, Quatour Diotima, Mivos Quartet), mentre in Italia la materia è stata assorbita benissimo da un quartetto eccellente di musicisti, che ha praticamente il monopolio in questa zona franca della musica contemporanea: il Quartetto Maurice, formato dalle violiniste Georgia Privitera e Laura Bertolino, dal violista Francesco Vernero, e dalla violoncellista Aline Privitera, ha probabilmente fatto il salto di qualità quando si è trovato all'IRCAM di Parigi, per eseguire e promuovere Tensio di Philippe Manoury durante il Festival ManiFeste nel 2015; è da quel momento che è cominciata una solida reputazione, fatta di selezioni intelligenti, inviti eccellenti e un guadagno differenziale rispetto ai più blasonati Quatour Diotima o Arditti String Quartet. Accanto ad un programma solo acustico, si è affiancato anche un repertorio per quartetto ed elettronica eterogeneo, con prevalenza di compositori italiani. 
La Stradivarius pubblica il loro primo cd, che si riporta parzialmente ai quei giorni di Parigi, giorni in cui veniva preso in considerazione il progetto 4+1 (la somma dona il titolo anche al cd) e si paventavano alcune composizioni ancora in embrione. 4 sono anche le composizioni che rientrano nel cd e che propongono un eccellente spunto della composizione italiana su questa combinazione: innanzitutto, il Quartetto Maurice fornisce una versione eccellente della Natura morta con fiamme di Fausto Romitelli, composizione del 1991 che può considerarsi il primo pezzo italiano costruito per string quartet ed elettronica: memore delle esperienze esplosive di Nono, Natura morta con fiamme ha un substrato teoretico che si abbina alla musica; la riflessione musicologica di Ingrid Pustijanac, fatta in Spectral Morphology and space in Fausto Romitelli's Natura morta con fiamme, acclara la potenza d'urto della musica e la costruzione di un linguaggio fornito a blocchi astratti: ".... Romitelli experiments with the idea of the formal frame and interruptions of trajectories inspired by the already mentioned discontinuity of time and space. Every time that a model is introduced (for instance, a glissato, a tremolo, etc.) it is interrupted by another model, in a trajectory that is directionally oriented toward the high register. The impulses and the arpeggios of the electronics (whose interventions are marked on an annotated copy of the score with Csound symbols that reveal their different features) contribute to the discontinuous nature of the articulation of the discourse...[...] With Natura morta con fiamme for string quartet and electronics, Romitelli explores different possibilities in the internal articulation of sound, so as to concretise his intuition of the linguistic possibilities of the composition of timbre...." (Archival notes, Sources and research from the Institute Of Music n. 3, Fondazione Giorgio Cini, Venezia).
Successivamente all'esperienza di Romitelli, per gli italiani fu significativo il contributo fornito da Spirali di Marco Stroppa, che utilizzò i mezzi IRCAM per intervenire sulla distribuzione degli elementi sonori e un'efficiente spazializzazione del suono, in un momento in cui era scarno il repertorio specifico su string quartet+elettronica. La situazione si rovescia dopo la spinta delle splendide operazioni di Reich, Harvey, Manoury (quest'ultima costata due anni di fatica ed innovazioni), di Haas e della Czernowin: nel 2009 Andrea Agostini compone all'Ircam la sua Legno, sabbia, vetro, cenere, una composizione bellissima costruita su iterazioni, simbiosi ritmiche ed una lunga scansione sospensiva in cui la parte acustica si incontra con le soluzioni dell'elettronica (sintesi additive ed una sincronizzazione tra i musicisti e il computer grazie ad un sistema di controllo automatico della partitura), per quella che si presenta come "..la creazione di una musica che sia seducente e inquietante, avventurosa e sensuale...", che manda in circolo aurale persino riflessi sonori di synth-rock e cosmic music anni settanta. Qui la registrazione fatta presso la Fondazione Spinosa Banna per l'Arte è micidiale. 
Gli altri due pezzi di 4+1 appartengono al presente, e sono composti nel 2017: uno è The 1987 Max Headroom Broadcast Incident di Mauro Lanza, che prende spunto da un atto di pirateria televisiva compiuto a Chicago, mentre l'altro è Earwitness (familiar 2) di Silvia Borzelli, quartetto con aggiunta di stereo soundtracks. La composizione di Lanza utilizza gli archi in funzione spettrale, facendoli sembrare statuine che appaiono e scompaiono, mentre la parte elettronica punteggia continuamente con spot sonori frammentati che richiamano alla memoria le operazioni glitch, di norma sostanza degli operatori dell'elettronica non accademica; Lanza impiega trasduttori, preparazioni (gomme adesive patafix sulle corde), campionamenti, spettri e blocchi di modulazioni utilizzate per le trasmissioni radiotelevisive, ma alla fine il risultato è esteticamente molto affascinante.
Earwitness (familiar 2) della Borzelli chiama in causa invece il field recording e Elias Canetti, lo scrittore inglese di origine bulgara che scrisse molto sulla "metamorfosi": il quartetto convive serenamente con gli scenari "familiari" del field recording, basato su voci normalmente ascoltate in strada o su rumori del paesaggio urbano. E' uno stato sospensivo con molto appeal quello che si profila all'ascolto, dove le trame segmentate del quartetto e le inserzioni di field recording dirigono verso una dimensione assolutamente trascurata della musica, quella che agisce sulle memorie subliminali e su un equivalente benessere emotivo scandito dall'insieme delle parti elettroacustiche. La versione del Quartetto Maurice, anche in questo caso, è decisamente premiante. 
Un cd essenziale, dunque, sebbene per dovere di completezza, mi sembra opportuno chiudere sottolineando l'ulteriore attività del quartetto e le esecuzioni (altrettanto valide) di pezzi scritti da Valerio Murat (Coppi) e Marco Momi (la recentissima Vuoi che i passi accadano) o quelle in cantiere di Giovanni Bertelli (Libro d'aprile), composizioni che aprono ulteriori scenari nelle strategie compositive ed interpretative.



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