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martedì 12 febbraio 2019

Poche note sull'improvvisazione italiana: 3x3, improvvisazioni in trio (seconda parte)


The Floating Opera (L'opera galleggiante), atto primo dello scrittore John Barth, è uno dei più controversi romanzi esistenzialisti della storia della letteratura. La critica letteraria si è sempre divisa in materia, sottolineando l'incongruenza dell'umorismo profuso in contrasto al tema nichilistico trattato (il suicidio); molti critici, invece, ne hanno visto una splendida contraddizione, qualcosa che ha molti agganci con ciò che purtroppo accade inspiegabilmente nella realtà.
All'opera di Barth si sono indirizzate le curatele del trio di Luca Brembilla (chitarra classica), Graziano Gatti (tromba e cornetta) e Cornelia Zambila (violino), con un lavoro che si inserisce nel solco delle improvvisazioni a numero variabile di Easy Finger, che dà anche nome all'etichetta di Brembilla (tutta la musica può essere liberamente ascoltata sulla pagina bandcamp dell'etichetta bergamasca); Panithiopliconica attinge alle idee di quel romanzo filosofico e il titolo stesso è una dichiarazione programmatica, dal momento che Barth usò il termine Panithiopliconica per indicare un passatempo musicale a bordo della nave galleggiante, composto da menestrelli danzanti con l'ausilio di tamburelli, banjo e chitarre. Sta di fatto che le 7 tracce del trio ripropongono la contraddizione prima accennata e nell'ambito delle zone invisibili del gradimento musicale si collocano con il rispetto di chi scatena i linguaggi della vitalità: la musica scorre gradevole, con molta perspicacia nell'utilizzo di tecniche estensive e in molti casi un raccordo dei tre musicisti perfetto. Di Brembilla vi ho già parlato in passato (uno dei suoi highpoint si trova nel progetto islandese di Riding the extremes, vedi qui la mia recensione), mentre sono per me delle vere novità musicisti come Graziano Gatti e Cornelia Zambila. Per Gatti, che qui fa un figurone suonando benissimo la cornetta e la tromba, c'è un passato di jazz, improvvisazione libera e sperimentazioni interdisciplinari da considerare: Gatti, infatti, svolge un ottimo lavoro nel campo della musicoterapia applicando i principi di un'improvvisazione eterogenea, tendente allo sviluppo della comunità (ha messo su anche un'orchestra terapeutica come laboratorio di interazioni) e all'abitudine all'ascolto e al dialogo. La Zambila è invece una violinista/compositrice della Romania, di formazione classica ma aperta all'esplorazione proprio dei linguaggi contemporanei aperti dalla storia musicale negli ultimi settant'anni. Discorrendo con Brembilla su questo lavoro, Luca mi ha fatto notare la causalità e non premeditazione di esso: "....l'estate scorsa ho invitato Cornelia ad esibirsi per la rassegna di musica che organizzo a Bergamo e dintorni dal nome Inascolto. Le avevo chiesto di esibirsi in una grotta sotterranea in un piccolo paese della valle Imagna, in una performance di violino solo a cavallo fra musica contemporanea e ritualismo folk. Il giorno successivo alla performance ci troviamo a casa di amici per una cena in terrazza e lì incontriamo Graziano con la sua tromba. Durante la serata scatta la jam e così pure l'alchimia. Graziano ci propose di ritrovarci il giorno seguente in studio e registrare una sessione di impro. Da quella sessione nasce Panithiopliconica...."
Così, nel tentativo di ricreare le condizioni musicali dei menestrelli dello showboat, si percepiscono molte situazioni: una finta tristezza latente pervade le Cavallette, ombre di calma apparente si riversano nel clima strabico di Segavano e stridevano, mentre una combinazione classico-jazz non convenzionale sostiene Unarida trenodia; la musica oscilla armonicamente tra impianti melodici di varia estrazione dove, per esempio, un Miles Davis strategico deve fare i conti con una serie di soluzioni alla chitarra e al violino nella bellissima Per un mio ultimo, primo set di una passerella graduale, senza apparenti presagi, che culmina nella solitaria recrudescenza acustica di Per suicidarsi.
Nella back cover di The floating opera, Barth cercava di spiegare il perché avesse scelto quel titolo e insiste su una metafora della sospensione della vita: "...the boat wouldn't be moored, but would drift up and down the river on the tide, and the audience would sit along both banks. They could catch whatever part of the plot happened to unfold as the boat floated past, and then they'd have to wait until the tide ran back again to catch another snatch of it, if they still happened to be sitting here. To fill in the gaps hey'd have to use their imaginations, or ask more attentive neighbors, or hear the word passed along from upriver or downriver. Most times they wouldn't understand what was going on at all, or they'd think they knew, when actually they didn't. Lots of times they'd be able to see the actors, but not hear them. I needn't explain that that's how much of life works. . ."


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