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sabato 4 novembre 2017

Suoni della contemporaneità italiana: situazioni di eccellenza per il cimbalom


Tipico delle comunità musicali dell'Oriente europeo ma con una fortissima prevalenza degli studi in Ungheria, il cimbalom è uno strumento che ha avuto un profondo riassetto nell'ambito della composizione contemporanea: il grande cambiamento che sta tra Kodaly e Kurtag (prendo come esempio questi due riferimenti lontani ma importanti) risiede nei poteri conferitigli; sebbene sia sempre stato un fenomeno di dimensioni limitate nell'universo compositivo, si può certamente affermare che i compositori hanno superato nel tempo le barriere imposte da una visione compositiva in cui lo strumento rappresentava un essenziale rimando di una cultura popolare adeguatamente resa colta, per giungere ad una prospettiva in cui l'attaccamento alla scoperta e all'organizzazione di nuove polarità di suoni, è diventata la regola. Nel lontano 1961, Kurtag lo mise in evidenza di fronte ad un violino (Eight Duos for piano, op. 4) e nel 1973 attuò un ripensamento completo sullo strumento in Splinters op. 6c, accorgendosi che la mancanza di intonazione si sposava tremendamente bene con linee melodiche di parvenza seriale o lasciando andare le risonanze; in Ungheria, per il cimbalom nacque una scrittura parallela, dove Kurtag fu in ottima compagnia (i compositori Làszlò Sàry, Istvàn Làng, Sàndor Szokolay, l'esecutrice Màrta Fàbiàn, etc.) nella ricerca di confronti, dialoghi o abbinamenti timbrici, talvolta creandosi i presupposti per una condensazione implicita e psicologica della musica popolare in un nuovo involucro, del tutto contemporaneo.
Con Repons di Boulez (1984), poi, si aprì una nuova strada per il cimbalom, soprattutto dal punto di vista tecnologico, strada che però non sembra essere stata molto battuta dai compositori delle generazioni successive, che hanno spesso scelto di restare in strutture classiche; al contrario un compositore come Kurtag, che per il cimbalom ha continuato a scrivere in maniera estensiva inserendo persino un frammento per cimbalom nei gioielli del Jatetok, ha riscosso l'ammirazione di molti compositori e musicisti specifici dello strumento, e questo consenso è stato profuso soprattutto dagli italiani, impegnati in questi ultimi quindici anni nell'ampliamento ed arricchimento del repertorio, quasi sempre avvalendosi della competenza specifica di Luigi Gaggero, titolare a Strasburgo dell'unica classe per lo strumento in Europa. 
La Stradivarius pubblicò nel 2013 un suo cd, in cui Gaggero raccolse molta della materia sonora di Kurtag e di alcuni pezzi composti dagli italiani Solbiati e Francesconi, in uno sviluppo cronologico che permette di confrontare i progressi effettuati sia in solo che in formazioni fino a quattro elementi. Grazie a Un brin de bruyère è stato possibile fissare su supporto un iter compilativo in cui sistemare composizioni storiche di Kurtag (Splinters, Tre pezzi e Tre altri pezzi, l'Hommage a Berènyi Ferenc per il suo 70 compleanno) di fianco alle primizie di:
1) Alessandro Solbiati: gli 8 pezzi climatici in solo cimbalom di Quaderno d'immagini, composti nel 2002 e i Piccoli Canti del 1998, contrapposto in duetti all'arpa, al clarinetto e al vibrafono;
2) Luca Francesconi: l'Etude for cimbalom del 2005 è praticamente una pallina a velocità variabile, che gira sul telaio del cimbalom e che inquadra anche elementi persiani.
Sia Solbiati che Francesconi hanno scritto anche concerti per cimbalom: Gaggero ha eseguito di Solbiati la sua Nora (composta nel 2008) e il Kubrick's bone di Francesconi (composto nel 2005), per i quali non vi sono ancora registrazioni ufficiali. 
Naturalmente il panorama compositivo è ancora più fitto, difatti è necessario intercettare l'opera specifica di 
3) Stefano Gervasoni, che dopo aver introdotto lo strumento nella splendida trama di Epicadenza nel 2004, ha composto l'inquisitiva Gramigna per lo Spectra Ensemble di Filip Rathè nel 2009 e Pas Perdu, per cimbalom solo nel 2014; 
4) Luigi Manfrin, che ha scritto i due estrosi Overflowing Crystals tra il 2005 e il 2012;
5) Luca Antignani, che ha riservato al cimbalom e a Gaggero uno spazio ampio della musica composta per il balletto di The Pit and the pendulum (l'ansioso romanzo di Edgar Allan Poe), donandogli la scena per i Due Interludi (2008); inoltre ha scritto Canto d'infanzia e Etude sur "La vie", pezzi condivisi con altri strumenti che sono reperibili grazie ad una monografia recentissima pubblicata dalla Continuo Classics in Francia (sede del suo lavoro), dal titolo Azulejos
6) Eric Maestri, che nel 2012 ha scritto la bellissima Enderead II, per due voci (soprano e mezzosoprano) che incrociano inflessioni passate e presenti del canto con il supporto misterioso del cimbalom;
7) Ivan Fedele, che nel '98 compose Erinni, un pezzo da condividere con pianoforte e vibrafono;
others) inoltre vanno considerate le inserzioni di Luca Mosca nelle sue opere da camere intestate a Kafka, La dona danada di Claudio Ambrosini, per soprano, ensemble e cimbalom esteso, Chop Suey di Mauro Lanza e Estribot di Carla Magnan, tutte composizioni di cui non esistono registrazioni o ascolti in rete e di cui, purtroppo, non so documentarvi più di tanto. 


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