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venerdì 27 ottobre 2017

Epigrammi ben riusciti: il flauto di Alessandra Rombolà

Andando a ritroso nella composizione contemporanea spagnola per flauto solo, si nota come le recenti generazioni di compositori abbiano cambiato completamente rotta: il voluttuario bagaglio di sensazioni ricavabili dallo strumento ha subito una metamorfosi evidente; si consideri, da una parte, ciò che viene segnalato dal repertorio grazie a compositori come Luis De Pablo (proiezioni di serialità) o Cristòbal Halffter (difficoltose rotte espansive dello strumento) e dall'altra, l'aggiornamento profuso da compositori come Alberto Posadas o Josè Marìa Sanchèz Verdù, artefici di un approfondimento su tecniche e strutture formali, in cui le ombre di Cage (o quantunque di tutti coloro che hanno usato in maniera fattiva il silenzio), sono scenari palpabili all'ascolto. 
La flautista italiana Alessandra Rombolà si è da tempo stabilita in Spagna per organizzare i suoi interessi musicali ed è diventata in breve tempo esecutrice stimata e richiesta per tanta composizione di elastica provenienza; lo dimostrano i suoi rapporti con la composizione contemporanea (maturati in ensembles o attraverso l'appeal di compositori spagnoli e non) e la vicinanza al suono e alle sue modalità di produzione non convenzionale (il mondo dell'improvvisazione libera o grafica con estensioni nella gestualità e nell'ambient sound), grazie a collaborazioni con musicisti trasversali come Ingar Zach o Miguel Angel Tolosa, artisti che, solitamente, operano per un pubblico preparato e multi-genere.
Tramite Stradivarius R., la Rombolà ha appena pubblicato un cd monografico dedicato alla musica flautistica spagnola dal titolo Epigramas, che si adatta benissimo ad un ruolo conoscitore della composizione per flauto solo di quel paese in tempi recenti; al di fuori dell'elettronica, non compresa in questa raccolta, la Rombolà esibisce repertorio per due aggregati del flauto stesso, come il flauto basso e il piccolo, prendendo come riferimento compositori che hanno svolto per il solista un ruolo attivo. Si ripresentano le orme della contemporanea vissuta nelle pieghe viscerali del suono, che si presta a sollevare sensi e a far dilagare contenuti artistici sottostanti:
1) per quanto riguarda i suoni, la Rombolà sceglie di registrare in un luogo a lei preferito, l'Ermita dell'Annunziata ad Uruena, dall'acustica calda e perfetta; e già questa si rivela una scelta azzeccata;
2) per ciò che concerne i contenuti, si indirizza ai lavori di giovani compositori come Juan Manuel Artero (Epigrama o Reflejo è una derivazione dell'esplorazione al confine di Sciarrino), a Fran Cabeza de Vaca (Mimic è la trasposizione musicale delle street pictures di Jeff Wall e propone quella mimesi che la fotografia è in grado di captare), a José Luis Torà (Kaspar Hauser Lied è un aggancio sonoro perfetto alle note vicende del ragazzo tedesco vissuto in epoca romantica, drammatizzato da un piccolo splendidamente impostato sugli acuti), a Lula Romero (Wieder ein mitternachtiger tag si riallaccia ai poemi di Paul Celan, presentando un'intricata scrittura). Accanto a questi giovani compositori, non manca la collaborazione con Alberto Posadas, che viene celebrato con Eridsein, un pezzo del 1995, che venne composto nello stesso anno dello splendido Liturgia del silencio, una composizione per flauto ed elettronica (live e preregistrata), che potrebbe essere vista come un punto di partenza della composizione spagnola del futuro al solo flauto (assieme a Memorare-Requiem di Sanchez Verdù al flauto contrabbasso); Eridsein evidenzia una scrittura particolarissima, dove tutto trama per essere convogliato in una scrittura finissima ed emotiva, tesa a coagulare respirazione e sonorità, e pervenire ad una doppia esposizione dell'interprete, una dentro i suoni, l'altra in qualche realtà sconosciuta.
3) l'interesse improvvisativo viene sedato in Solo flute di Miguel Angel Tolosa, una composizione lunghissima e concentrata sul rapporto suono-silenzio, dove la libertà d'azione è molto demandata all'esecutore; ed ancora con un'incursione non spagnola, fatta tramite una partitura grafica rielaborata dai simboli di una macchina da scrivere, una proprietà artistica di Rhodri Davies, che le regala Lle y bwriaf angor, un pezzo in cui suoni speciali del flauto basso collegano benissimo immagini di motorini di accensione o strofinamenti di tubazioni.
Il lavoro della Rombolà è davvero molto valido ed importante: penso che Epigramas sia un ottimo documento per addentrarci in una speciale partizione della composizione per flauto spagnola, alla luce delle considerazioni esposte: si entra in un vortice in cui la valenza attribuita ai suoni prevale su qualsiasi fredda tecnica (ma qui le tecniche non sono nemmeno fredde), una testimonianza spalmata su più registri e tipizzazioni di flauto, che svela un territorio vergine, in armonia con le tendenze più indipendenti e meno effimere della musica contemporanea.



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