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sabato 16 settembre 2017

Franco Donatoni: Chamber works

Chi ha avuto la voglia e la pazienza di approfondire la musica di Franco Donatoni, si sarà accorto di come il compositore italiano abbia stabilito nel tempo una propria posizione nel firmamento dei grandi compositori della contemporanea, di cui oggi se ne sta facendo ampia scoperta. A dispetto delle fonti interpretative, Donatoni non fu mai in ritardo rispetto ai padri nobili della contemporanea italiana; mi piace pensare che serialità, alea o strutturalismo avessero bisogno anche di un adeguato sviluppo che il compositore colse per suo conto. Donatoni covava dentro già un proprio stile, un proprio modo di comporre, che trovò realizzazione compiuta quando rifiutò definitivamente la fase topica dedicata all'alea e al pensiero negativo. Cacciati gli spettri di una composizione affidata al potere dell'esecuzione, Donatoni mise in piedi perfettamente il suo castello di idee e di eccellente pedagogo della composizione musicale, sposando definitivamente l'opinione che la scrittura e i suoi poteri fossero ancora pronti per nuove sfide; con almeno un paio di libri a supporto (Questo e Antecedente X sulle difficoltà del comporre), la cui lettura rende consapevoli della complessità dei concetti, ed una composizione finalizzata all'estensione del pensiero compositivo (egualmente ben distribuita nel valore tra pezzi da camera e per orchestra), Donatoni spiegò minuziosamente le differenze tra materiali, figure, forme e processi, i caratteri degli automatismi combinatori, di una sorta di composizione per generazione e sviluppo di poche note o accordi, in cui schematizzare l'idea compositiva: è qualcosa che ha in sé l'introspezione della serie, che rientra con sue proprietà nel concetto di mosaico o come moment form alla Stockhausen; è diversa rispetto alle evoluzioni compositive di Boulez, così come è alternativa al tipo di copertura fatta sugli strumenti da Berio, tipicamente nelle sue Sequenze (Donatoni aveva a cuore la presentazione dei suoi congegni e non di una onnicomprensiva scoperta estensiva ed armonica degli strumenti). Ciò che emerge anche dal punto di vista dei contenuti emotivi è una scrittura che evoca un "codice" evolutivo. Può essere applicato agli strumenti e creare un'espressione singolare, nelle parole di Franco qualcosa al pari di quei codici automatici che si ascoltano con i computer.
In ossequio a questa continua e giusta rivalutazione del compositore, che arriva anche da oltre i confini italiani, la Kairos pubblica un Chamber works, dovuto all'amabile interessamento dell'Ensemble Adapter, aggregato scandinavo-tedesco residente a Berlino: in questa raccolta il taglio dei brani vuole proprio porre in primo piano le relazioni trovate da Donatoni: campi di suono che si producono come pulsioni, celle germinali che si trasformano gradualmente, pezzi virtuosi e talvolta enigmatici, che offrono un magnifico e vitale supporto di confronto per le attuali generazioni di musicisti. E' così che vengono passate in rassegna Estratto (per solo piano), Marches (per sola arpa), Nidi (per piccolo solo), Clair (per solo clarinetto), Small, Secondo Estratto e Quarto Estratto (per più strumenti), composizioni tutte addensate nel periodo tra il 1969 e il 1981, che mostrano anche una coraggiosa scelta interpretativa: le versioni sono meno concentrate sui tempi della codifica (Marches viaggia ad un ritmo notevolmente più basso rispetto alle usuali interpretazioni del pezzo) e più su una sostanza del suono (Nidi, Clair o Estratto sono pulitissime ma non riescono ad ottenere quell'aurea storicità che pervade le versioni di esecutori come Fabriciani, Krikku o De Carli). 


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