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martedì 10 gennaio 2017

Linda Sharrock

Un incontestabile ruolo di precursore è stato attribuito a Sonny Sharrock, in virtù dei suoi esperimenti. A ben vedere, il chitarrista americano proponeva una libera filosofia improvvisativa, in cui qualsiasi elemento poteva essere messo in gioco. Gli strumenti di Black Woman, album del 1969 inteso come manifesto del suo pensiero, introitavano una quantità di deviazioni tali da non poter nemmeno definire un chiaro concetto di free jazz, una trascendenza musicale basata su echi di melodie rock, folk o blues, su anti-convenzionalità disparate ma culturalmente rientranti in un progetto sottostante. Eravamo nel 1969 ed opere come Black Woman erano titaniche per quei tempi. Ma senza aver paura di essere smentiti e in relazione alla confusione che spesso oggi circola nella musica, Black Woman resta attualissimo. Potremmo dilungarci sui contributi di Milford Graves, Dave Burrell o Teddy Daniel, ma la vera sottolineatura di Black Woman era la vocalità di Linda Sharrock, allora compagna del chitarrista; per Linda si aprì un posto unico nella storia perché ella doveva occuparsi della liberazione di una serie di sentimenti convulsi nella persona, dovendo tener conto anche della posizione afro-americana: le estensioni sorvolavano su orgoglio, suadenza, sessualità, dispersione, disperazione, paura o dolore, e nelle dinamiche della sua voce passava un treno di storia e di emozioni. Sta di fatto che Linda marchiò a fuoco Black Woman, che può essere considerato, senza mezzi termini, un capolavoro ancora oggi. E con il successivo Monkey-Pockie-Boo le cose non si posero diversamente, laddove gli Sharrock ebbero un grande aiuto alla rappresentazione da un misconosciuto bassista di nome Bèb Guérin. Con Linda ci si poteva spingere all'Inferno, così come in una nenia blues alla stregua di una motherless child: urla e persuasioni messe assieme. L'esperimento che chiuse il sodalizio con Sonny fu Paradise, che sottraeva l'impeto e la sincerità dell'improvvisazione con le sonorità funk e fusion, molto di moda all'epoca. La validità del progetto di Paradise fu però messa in crisi da un periodo di lunga astinenza dovuta alle vicende personali della cantante: il ritorno in carreggiata nell'89, la vide alle prese con la solita necessità dello show business musicale, dovendo da una parte adattarsi ad operazioni decisamente limitative e mal riuscite come On Holiday (che di fatto è il suo primo solista), lavoro che spinge sulla disco-music nel tentativo di attribuire una veste che è distante dalla sua personalità vera e dall'altra su lidi splendidi percorsi nel dimenticato trio AM4 con Wolfgang Puschnig e Uli Scherer, sassofono e flauto al servizio di una Linda che naviga nelle acque misteriose del sound della Ecm R, distanziandosene però per la sua originalità, per il suo lavoro oscuro ma attraente (il disco in questione è "...And she answered"). 
Per carriere così elasticamente sproporzionate si corre il rischio di restare al palo da entrambe le direzioni ed in effetti così fu per l'attività discografica: da una parte Like a river del '94 migliora leggermente l'impronta di On Holiday, con qualche ingresso maggiore nel jazz e una notevole Slim-The traveller nettamente fuori contesto), dall'altra Confessions e i due volumi di standards di Late Night Show con Puschnig, sono molto più languidi ed ordinari di un "...And she answered". 
Nel 2009 un'ictus ha messo in pericolo di vita la cantante e l'ha parzialmente menomata, costringendola ad una sedia a rotelle; ma la sincerità e la bontà della sua musica è qualcosa che però Linda è riuscita a trasmettere nel tempo ai suoi estimatori e che la ha permesso di formare un gruppo di sperimentazione improvvisativa (la denominazione Network ospita al suo interno musicisti validissimi come Mario Rechtern, Eric Zinman, Itaru Oki, Claude Parle, Makoto Sato ed altri), anche grazie all'interessamento di un produttore illuminato e temerario come Julien Palomo, frontman dell'etichetta Improvising Beings, che è riuscito a materializzare concretamente il suo ritorno con tre lavori: No is no (Don't fuck around with your women), They begin to speak e Live vol. 1: Bab-Ilo, 2016.08.25. In queste esperienze (spesso replicate come attività live), viene messa in mostra un'accentuazione del carattere astratto e drammatico delle esposizioni vocali e strumentali, che si riconcilia con il passato e consegna un'artista purissima: in un recente triplo vinile per l'etichetta inglese Golden Lab, dal titolo (In) The abyssity of the grounds, la Sharrock trasmette senza parole un immacolata e disperata presenza sonora delle figure mitologiche di Euridice e Arianna, una free form apocalittica, al limite del malessere, del repellente e del sepolcrale.



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