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sabato 12 dicembre 2015

Tristan Murail tra passato e presente

Per Tristan Murail (1947) il raggiungimento di 50 anni di composizione è circostanza lecita per poter tracciare un resoconto di più facile condivisione; tra i più vividi divulgatori della fede spettralista, Murail ha indirizzato molta parte dei suoi sforzi in campo armonico verso un ambito orchestrale di estremi numerici più o meno ampi. Accettando le particolari modalità compositive degli spettralisti, si accetta anche che un baricentro delle idee si annidi nella composizione rivolta ad uno strumento musicale che si erge come singolo/plurimo elemento di un concatenamento d'assieme di tipo funzionale: scacciando i demoni del post-moderno, si ricade in quell'espressione musicale che viaggia subdola nell'ascolto, in attesa che un "tempo" gli venga riconosciuto. Per Murail la funzionalità in questione ha risposto bene nelle operazioni atipiche del suono delle onde Martenot (di cui è un efficiente interprete) oppure nella ricerca di risonanze del pianoforte; quanto alla composizione da camera, da ensembles o da respiro sinfonico, dobbiamo ringraziare Murail nell'essersi dedicato a nuovi modelli acustici in un momento in cui le risorse elettroniche facevano passi da gigante, naturalmente creando l'importanza che gli è genericamente riconosciuta. D'altronde è una materia che ancora oggi lo impegna, non solo in virtù del credito goduto ma anche per i potenziali canali di approfondimento su cui si può intervenire ancora. La Aeon ha da qualche mese pubblicato un set di tre composizioni orchestrali in prima mondiale (1), di cui 2 di esse colmano parzialmente un buco discografico specifico: temporalmente parlando la parte orchestrale era suscettibile di mancanze che riempivano tutto il periodo post Time and again; era il 1985 e da quel momento Murail ha scritto 6 composizioni per grande orchestra e ben 13 per ensembles. Di tutto questo ben di Dio, solo qualcosa era stato registrato e soprattutto era stato frutto di manovre estemporanee (vedi per esempio Terre d'ombre diretto da Eotvos con l'Orchestre Philarmonique de Radio France, che tenne a battezzo la registrazione per la collegata etichetta francese). 
Nel suo indispensabile Cinquante ans de modernité musicale il mirabile musicologo/critico Deliégè si soffermò parecchio sulla posizione di Murail, cercando di scoprire il vero significato dei suoi esperimenti: Murail a più riprese affermò l'intento di costruire una nuova musica per il futuro, che si sganciasse completamente dal pensiero tonale, sulla base di un nuovo approccio di cui egli si sentiva parzialmente responsabile; l'abbattimento di preconcetti sull'ascolto e sulla sua tipologia così come stabilito da Cage si abbinava alla capacità degli elaboratori di spingere, tra le altre cose, su un concetto di psicologia della percezione d'ascolto. La volontà di trattare il materiale affidando un ruolo fondamentale all'analisi degli spettri armonici è conseguenza di un secca ritirata da quello che la tradizione occidentale aveva fornito in tanti secoli: ai tempi memorabili di Mémoire/Erosion (1976) per Murail era maturato il tempo di una rivoluzione sonora e di un metodo per renderla evidente. In quella sede storica Murail fornì, assieme a quello dei suoi colleghi spettralisti, uno stile riconoscibile, frutto dell'avanzamento dell'informazione tecnologica messa a disposizione per la composizione musicale, che si trasferiva nelle partiture in misura più o meno completa, evidenziando numerose tecniche di elaborazione dei suoni passibili di essere integrati nell'organica strumentazione occidentale. Senza poterci addentrare in tali tematiche, Murail contribuì efficacemente ad un nuovo indirizzo musicale che incrociava gli strumenti e la cosiddetta liuteria elettronica: un corpo di destinazione denominato "spettrale", basato sul predominio di parziali ricavati dall'analisi, trasferiti agli strumenti sia singolarmente che soprattutto nella loro visione d'assieme, con simulazioni delle più varie (logica logaritmica e non lineare della scrittura, composizione assistita dal computer, live electronics anche usato come spezia compositiva); di fatto Murail (e il discorso potrebbe essere simile anche per Grisey o Dufourt) recuperò un'immacolata astrazione musicale che estraeva luminosità e colorazione dalla partitura, rivelando una nuova ricomposizione della musica di Debussy e Messiaen. La transizione verso lo studio spettrale degli armonici naturali degli strumenti musicali prima e dei suoni reali concreti dell'ambiente naturale dopo, decretò un processo di selezione di suoni che ripudiavano qualsiasi intento programmatico e narrativo, dove la titolazione dei pezzi aiuta a migliorare la concezione di una specifica immagine aurale che si sviluppa nell'ascolto: si pensi che in tempi non sospetti, con Mémoire/Erosion, Murail simulava la tecnica del reinjection loop, applicandola ad una pura risposta strumentale o a quando con Les Courants de l'Espace si preoccupava di rielaborare armonia e timbro attraverso modificazioni delle Ondes Martenot; composizioni come Treize couleurs du soleil couchant, così come nelle descrizioni critiche di Thierry Alla, sono un tentativo di misurare i  gradi di luce e di tintura di un quadro di Monet, mentre l'Esprit des dunes (stimolato dal deserto) o i Winter fragments (stimolato dal simbolismo dei laghi e dei paesaggi invernali) sono episodi difficilmente dimenticabili dei suoi studi. Probabilmente, su tutti i suoi componimenti, è Gondwana del 1980 che rimane impresso nella memoria, accogliendo l'argomento del distacco ed avvicinamento delle croste terrestri; un risultato raggiunto attraverso uno standard qualitativo di eccellenza nelle tendenze spettraliste, per la sapienza dell'utilizzo delle tecniche di modulazione di frequenza ma anche per l'esperienza d'ascolto che se ne ricava, per l'immersione godibile in strutture musicali ricche di fascino acustico.
Tuttavia la prospettiva elettroacustica di Murail non deve confondere l'ascoltatore, poiché in un processo quasi irreversibile, il compositore francese ha anche evitato di essere trascinato dalle possibilità dell'intelligenza artificiale, così come è successo per tutti i spettralisti ad un certo punto del guado, decretandone un infedele stop ad oltranza; il potere espressivo della musica è il primo tassello di qualunque organizzazione compositiva e qualsiasi scoperta (sia se essa serva per migliorare la composizione, sia se ne costituisca un contorno) deve fare i conti con l'essenzialità della musica, ossia il suo potere emotivo. Gli approfondimenti che Murail ha incominciato a fornire con pezzi come Les sept paroles (in cui si apre per la prima volta una dimensione spettrale della coralità frutto dell'interazione di cori reali e virtuali) o come in Liber Fulguralis (un'incursione nei territori della sintesi digitale applicata di concerto a quella video) sono rimedi per combattere l'evidente normalizzazione che si presenta di fronte allo scemare della novità e alla diffidenza nei confronti di quella parte della contemporaneità (vedi Lachenmann o Sciarrino) che si ritiene abbia privato la composizione di qualsiasi valore semantico.


Discografia consigliata:
-Mémoire/Erosion, Ensemble L'Itineraire, Orchestra National de France, Accord
-Treize couleurs du soleil couchant, Ensemble Les Temps modernes, Accord
-Gondwana/Désintégration/Time and again, vari, Montaigne Naive
-Complete piano works, Nonken, Metier
-Winter fragments, Argento Chamber E, Aeon
-Terre d'ombre, Orchestre P. de Radio France, Eotvos, R.France (Densité 21)
-Les partage des eaux, Aeon
+sul canale youtube ascoltatevi i pezzi rimanenti che vi ho indicato nell'articolo.

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Note:
(1) le composizioni sono Sillages (1985), Le partage des eaux (1996) e Contes cruels (2007)



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