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sabato 6 giugno 2015

Xu Shuya: Nirvana & other compositions





The noble attempt to work out difficult textures and conceptual music is the aim of Xu Shuya. He takes advantage of the musical proximity between Western contemporary orchestras and Eastern orchestras, which allows the sounds to have a special descriptiveness. In the end the Eastern descriptive factor (which is inspired by the myth of heroic Kaufu or is intended to capture the Tibetan spiritual instinct) is sucked into a violent orchestral perspective, aiming to capture the intensity of the phenomena of thoughts.


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La prima "ondata" di compositori cinesi che ebbe modo di fregiarsi di questa definizione comprendeva anche Xu Shuya (1961), sincero compositore cresciuto in mezzo alle difficoltà della Rivoluzione Cinese e anagraficamente leggermente più avanti di gente come Zhou Long, Chen Yi o Qu Xiaosong; interessato anch'egli alle intersezioni culturali, Xu Shuya è rimasto però noto per le sue composizioni orchestrali che, pur avendo dei connotati formativi riferiti alla cultura della madrepatria, nella pratica si sviluppano come dei sinfonici e contemporanei stati di contrapposizione tra elementi opposti posti in rapida successione. L'attività di contrasto è presente nei timbri, negli stadi di densità della scrittura, nelle figure rappresentative dello spazio musicale, nonché nella qualità del materiale che oppone la varietà alla continuazione.
Data la scarsità di molto materiale che documenta l'attività musicale cinese di un certo tipo, ed escludendo una parca raccolta di composizioni orchestrali registrata per la China Record Company nel 1988 (naturalmente introvabile per il mercato italiano), l'unica testimonianza discografica di Xu Shuya era un doppio cd compilativo edito dalla Henry Lemoine nel 2011 intitolato Music Style (un'altra più antica ed importante apparizione era Taiyi II, un pezzo elettroacustico presentato nel '93 al concorso Luigi Russolo, reperibile con difficoltà nel magazzino elettroacustico della canadese electrocd.com). 
La raccolta di composizioni orchestrali della Naxos tende a duplicare con minor disagio questo buco informativo e presenta 5 pezzi che rientravano anche in Music Style formandone l'80% di quella compilazione. L'affidamento orchestrale viene riposto nelle mani della ORF Vienna Radio Symphony Orchestra condotta da Gottfried Rabl a cui si inseriscono gli ottimi e studiati interventi vocali delle soprano Shu-ying Li e Qilian Chen in Yun. Tuttavia è d'obbligo premettere che sarà dura trovare in queste composizioni oasi strumentali che richiamano le terre di origine, storie di corte o mandarini rivoluzionari, poiché la composizione è quasi interamente invischiata nelle pastoie contemporanee occidentali alla ricerca di quelle contrapposizioni di cui si parlava prima. Quello di Xu Shuya è un tentativo di descrivere la funzionalità del principio orientale con armi dell'occidente moderno: assieme alla giovane compositrice Yi Xu, Xu Shuya è l'unico compositore ad aver avuto rapporti stretti e proficui con la composizione francese vicina allo spettralismo e alle teorie concrete, sebbene nelle composizioni presentate in questo cd non ci siano riferimenti a tali tendenze. Si tratta del più nobile tentativo di far funzionare strutture difficili e piene di concettualità sfruttando la vicinanza interiore che le orchestre occidentali votate al contemporaneo hanno offerto quasi naturalmente alla descrittività motivica orientale: in tal senso è emblematica la minimizzazione di tali differenze in Crystal au soleil couchant (Crystal Sunset) che personifica anche le visuali fanciullesche che Xu Shuya ha vissuto assieme ai genitori deportati in patria per purificarsi in un bosco sperduto della Cina, in cui i tramonti o le albe assunsero significati rafforzativi e caratterizzanti.
Alla fine il fattore descrittivo (che sia ispirato al mito eroico di Kaufu o che sia teso a cogliere l'istinto spirituale tibetano) viene risucchiato in una violenta prospettiva orchestrale, tesa a cogliere l'intensità dei fenomeni pensati. E non ci fa certamente rimpiangere l'assenza pronunciata di violini o percussioni che stringono modalità tradizionali: qui c'è una sterilizzazione perfetta e completa.



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