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sabato 24 gennaio 2015

Un ritratto del Bruno Maderna compositore

Coloro che nella musica hanno sperimentato l'esigenza di effettuare progressivi cambi stilistici spesso sono stati animati da un profondo rinnovamento compositivo, che faceva leva sulla non più giusta sistemazione degli obiettivi musicali e sulla scarsa rappresentazione di quello che si voleva comunicare; nel caso di Bruno Maderna (1920-1973), questo principio è del tutto inapplicabile. Mai naufrago, anzi celebrato e coccolato dalle nuove generazioni di compositori e musicisti, Maderna effettuò un normale giro di conoscenze in un'epoca che ribolliva di novità esaltanti, mettendo in campo un impegno ed una serietà professionale proverbiale, una qualità basata sulla coerenza ed animata da un profondo spirito di miglioramento: in breve un'attributo che oggi si riscontra difettoso nel pensiero di molti compositori, intenti a non prendersi troppo sul serio. 
Allievo di Malipiero, Maderna si presentò con la partitura del suo primo concerto per pianoforte ed orchestra nel 1942. Essa non aveva nulla a che fare con il Maderna pro Darmstadt, ma del respiro tonalistico/impressionistico ne faceva già una virtù. Tuttavia il giovane compositore capì subito che bisognava indagare su strade alternative e ben presto ridusse l'influsso verso il serialismo costruito alla Webern o la chance di "Serenata per un satellite", per cedere ai mondi infiniti che si schiudevano grazie alle scoperte dell'elettronica. E' proprio quest'ultima che impose al compositore di Venezia il proprio stile, così come da lui stesso affermato "...L’incontro col mezzo elettronico determinò un vero e proprio rovesciamento nelle mie relazioni col materiale musicale. A quel punto dovetti completamente riorganizzare il mio metabolismo intellettuale di compositore. Mentre il comporre strumentale è nella maggior parte dei casi preceduto da uno sviluppo di pensiero di tipo lineare – proprio perché si tratta dello sviluppo di un pensiero che non sta a diretto contatto con la materia – il fatto che nello studio elettronico si possano provare direttamente diverse possibilità di concretizzazione di strutture sonore, che attraverso manipolazioni continue si possano rinnovare e mutare all’infinito le immagini sonore così ottenute, e, infine, il fatto che sia possibile mettere da parte una grandissima scorta di materiali parziali, pone il musicista di fronte a una situazione completamente nuova..." (Maderna, “Esperienze compositive di musica elettronica”, conferenza tenuta il 26 luglio 1957 a Darmstadt).
Il primissimo Maderna elettronico, che costituì lo Studio di Fonologia a Milano con Berio, si confrontava con la composizione per nastro come un adolescente innamorato della propria passione: all'epoca (siamo nei cinquanta) si era in presenza di un campo immacolato benché ci fossero già altri studi specifici e ci fosse anche un orientamento con cui trattare quei suoni: da una parte l'esperienza di Princeton e Darmstadt premeva per una manipolazione frutto di una sperimentazione direttamente collegata alle macchine (suoni sinusoidali, embrionali elaborazioni granulari, filtri, variazioni di velocità, rimontaggi, etc.), mentre la scuola di Parigi di Schaeffer ed Henry aveva creato un risvolto concreto. Maderna scelse una mediazione delle due posizioni che riusciva ad ottenere dei risultati sonori di pari livello a quelli dei blasonati compositori invischiati nelle primordialità del genere elettronico: con quei suoni sordi, singolari, che sembravano provenire da personalità non leggibili di altri strati celesti, rielaborati in Notturno (1956), Syntaxis (1957) o nelle "Dimensioni" ('58-'63)*, Maderna creò il fondamento di base della sua scrittura successiva, qualcosa che scaricò la dimensione seriale e lo accompagnò indistintamente nell'attività orchestrale. In questa impresa lo scopo diventava quello di umanizzare determinati tipi di suono, creare degli umanoidi sonori da innestare in una struttura contemporanea priva del senso di gravità: il flauto, l'oboe e la marimba divennero i suoi principali alleati in tal senso offrendo una maggiore aderenza concettuale rispetto a violini e pianoforti. Così come la gran parte dei compositori italiani di quegli anni, anche Maderna tentava di impostare una mediazione tra le strutture costruttivistiche e uno dei principali caratteri della musica italiana, la melodia, rimarcando il principio che anche da una struttura musicale non focalizzata sulla tonalità fosse possibile comunque ricavare armonicità e senso melodico. 
Maderna ha lasciato alla comunità musicale composizioni orchestrali finemente incamminate su aurore di scintillante bellezza e di compiuta incomprensibilità in prove come "Quadrivium", "Grande Aulodia", "Ausstrahlung", "Aura", "Biogramma" (di cui vi consiglio di ascoltare le recenti interpretazioni eseguite dalla Frankfurt Radio Symphony Orchestra diretta da Arturo Tamayo comprese nei cinque volumi editi dalla Neos R.), ma va anche non dimenticato l'uomo, la sua presenza umana e il suo lavoro imperterrito e serio. Un esempio infallibile.


Discografia consigliata:
Piano Concerto (1942)/Concertos for 2 pianos, Orchestra Fondazione di Verona, Miotto
Musica Elettronica/Electronic Music, Studio di Fonologia della Rai, Stradivarius
Maderna, Fabriciani, Music in two dimensions: Works for flute, Mode
Maderna, Arditti String Quartet, For Strings
Complete Works for Orchestra, Frankfurt Radio Symphony Orchestra, Tamayo (vol. 3 - vol. 4)

Nota:
*Musica su due dimensioni è il primo tentativo di far dialogare un musicista dal vivo ed un nastro registrato.


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