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venerdì 23 gennaio 2015

Spanish guitar music




In relazione al carattere espresso dalla musica del suo paese, Albeniz dicharava: "... la musica è un pò infantile, semplice, vivace, ma alla fine, la gente, il nostro popolo spagnolo è qualcosa che si integra in tutto questo. Io credo che le persone hanno ragione quando continuano a essere mosse da Cordoba, Mallorca, dal copla di Sevillanas, dalla Serenata e Granada. In ognuna di loro ora si nota che c'è meno scienza musicale, meno di una grande idea, ma c'è più colore, la luce del sole, il sapore delle olive. E' la musica della gioventù, con i suoi piccoli peccati e assurdità che quasi sottolineano l'ostentazione sentimentale ... mi appare come le sculture in Alhambra, quegli arabeschi peculiari che non dicono nulla con le loro curve e forme, ma che sono come l'aria, come il sole, come i merli o come gli usignoli dei suoi giardini. Sono più preziosi di tutto il resto della Spagna moresca, e sebbene può anche non piacere, è la vera Spagna ..... ".
Tra le caratteristiche del romanticismo musicale spagnolo va rimarcato il trasferimento dei temi del folklore dalla chitarra al piano: quello che dal rinascimento in poi era grezzo nascere di caratteri melodici ed armonici e che fu perfezionato nell'era classica con compositori come Sor e Tarréga, nel romanticismo di Albeniz, Granados e Turina trova il pieno completamento per creare l'idioma della Spanish guitar music; quello che era preservato sotto forma di sentimento subiva un approfondimento dell'idea creativa che passava dalle istanze popolari. Nato nell'epoca della decadenza sociale e culturale dell'Ottocento, il romanticismo spagnolo trovò un terreno fertile alla cristallizzazione dell'idioma musicale, un principio che ancora oggi gode di una sorta di orgoglio apparente, vittima di un raptus tra i più forti della storia musicale del mondo occidentale; un ricordo in qualche modo rivelatosi anche ostativo nei bui periodi che soprattutto la Spagna ha dovuto vivere politicamente, e che ideologicamente solo la composizione avanzata ha liberato, purtroppo spesso disimpegnandosi anche sul fattore etnico per ovvi principi teorici. L'influenza di Albeniz e soci ha partorito quella grande espansione che ha toccato tutta la latinità del mondo, sebbene nel Sud America, gli effetti siano stati modificati in parte dalle realtà tradizionali locali incontrate progressivamente sul territorio. 
Come sanno tutti gli amanti della chitarra classica o flamenco si è sviluppato da tempo un interesse ed un repertorio vastissimo, che è pedissequamente coltivato in recitals e concerti, con una sovraesposizione al limite della saturazione: esistono molte registrazioni al riguardo, sia per il passato che per il presente, e che probabilmente andrebbero riscoperte per l'inventiva e la costruzione in un processo di selezione attento; tuttavia in maniera ordinata la Naxos ha pubblicato molte compilazioni di splendidi chitarristi impegnati nella riproposta di classici, così come si è impegnata nella piena evidenziazione di compositori specifici rimasti nell'ombra e che hanno avuto il solo difetto di essere nati nell'età della maturità del genere. Al riguardo le compilazioni effettuate per i paesi dell'America Latina (Cuba, Cile, Argentina, Brasile e l'ultimo Guitar Music of Colombia, contenente composizioni di compositori colombiani suonate da José Antonio Escobar in prima mondiale) nonchè il Concierto en Flamenco di Federico Morena Torroba, sempre in prima mondiale ed inserito in una raccolta dei concerti per chitarra dello stesso spagnolo, mi sembrano due notevoli aggiunte al repertorio inciso. 
Queste esperienze d'ascolto regalano ancora un candore che può essere criticabile solo in relazione alla mancanza di aperture verso un possibile aggiornamento della tradizione, ma è indubbio che esse preservano quei profumi indicati da Albeniz più di cento anni fa. 

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