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lunedì 1 settembre 2014

Luigi Nono

Luigi Nono era fermamente convinto che fosse necessario un nuovo teatro di avanguardia che nascesse dalle ceneri di quello russo e tedesco: la sfida del dopoguerra era quella di raccogliere l'eredità degli esperimenti di Majakowski o di Brecht ed integrarli con l'espressionismo di Schoenberg. Ma il ragionamento di Nono era molto meno che epidermico: non si trattava solo di rimescolare le "scoperte" musicali che il novecento (dopo adeguata covatura) stava offrendo nelle polarità del canto (anche corale), dell'illuminazione matematica (la produzione di nuovi suoni offerte dalla manipolazione dei nastri o dell'output sonoro) o nella percezione psicologica provocata dallo studio più approfondito del timbro*; qui si trattava di trovare una giustificazione etica e politica che trovasse un suo equivalente nella musica: l'esperienza delle atrocità delle guerre e l'indipendenza del pensiero dovevano essere trasfigurate in una forma moderna che potesse far rivivere la coscienza dell'uomo di fronte a quegli eventi. Tutta la carriera del compositore è imperniata su questo concetto, una rincorsa che è una sfida per il raggiungimento degli scopi del progetto, una materia da corroborare con il meglio delle possibilità esistenti: Nono si trovò storicamente in quella fase che attribuiva ai suoni quella capacità subdola di dire qualcosa, di fermare il tempo e riflettere, in un modo mai affermato prima.
L'influenza data alla musica contemporanea dall'italiano è qualcosa di tangibile ancora oggi, soprattutto quando prendiamo in considerazione tre elementi fondamentali: il teatro musicale (e non opera, termine tralatro odiato da Nono perchè riferito ad una concezione passata e discutibile), il live electronics e la spazialità. Senza il suo impulso non sarebbero mai arrivati dove oggi sono: il suo capolavoro, il Prometeo-Tragedia dell'ascolto, che inglobava uno stupefacente studio in termini musicali ed architettonici, è esperienza sempre nuova, impossibile da replicare in standards autoctoni, che ha le stimmate della grande opera d'arte da incastonare nei tempi.
Tre elementi, invero, che potrebbero accomunarsi per delineare la personalità: col senno del poi mi sembra quasi superfluo rimarcare la ferrea volontà di costruire un teatro musicale basato sulla concentrazione dei risvolti sonori, degli studi prolungati sulle dinamiche acustiche, sulla percezione negli ambienti fornite dagli strumenti o le tecniche per calibrare suoni, silenzi e rumori; quello che conta è aver creato dei veri e propri contenitori di arte (musica, teatro, filosofia, letteratura, etc.) in cui distillare quello che era il suo umore, quello di rappresentante consapevole della realtà umana che non vuole farsi dominare dagli eventi. In tal senso colpiva una sua frase a proposito delle ricadute sull'ascoltatore del live electronics distinguendosi dalle affermazioni di Stockhausen: mentre il tedesco era convinto che fosse necessario solo abbandonarsi all'urto delle sensazioni sonore (si pensi alle dichiarazioni su Sirius come pianeta di nascita), Nono era del parere che invece bisognava fotografarle, far tesoro di una capacità di collegamento delle forme, in funzione di relazioni (anche extramusicali) in grado di farci sentire che lo spazio suona.
Oggi quando ascoltate molti compositori (soprattutto dell'area russa o tedesca) vi sembra di ritrovarlo in quegli strani e splendidi sdoppiamenti della mente provocati da un certo tipo di trattamento dei suoni, ma vi sembra di ritrovarlo anche in molte dimensioni dei trips del Roach ambientale (prendo Roach per evitare di richiamare un'infinità di artisti tutti a lui stilisticamente riferibili); con Nono si perfezionò una volta per tutte, quel sentimento "nostalgico" ed "utopistico" che colpì il novecento: si accordarono gli avanguardisti russi, il Shostakovich più animoso e gli spazi senza regime di Webern e Schoenberg. 
Ancora adesso, l'unico "sforzo" resta solo quello di ascoltarlo: nessuna nota va buttata.

Nota:
*quella della percezione d'ascolto fu invero argomento che ebbe una sua totale e susseguente soluzione nel proseguio della carriera del compositore.

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