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domenica 29 giugno 2014

Leonardi/Pastor/Blumer/Geisser: Conversations about Thomas Chapin




Stefano Leonardi, an Italian young flutist, is a spokesman for the Chapin's artistic rediscovery. He organized a quartet of Italian and Swiss musicians (Fridolin Blumer on bass, Heinz Geisser on drums and Stefano Pastor on violin) for an emblematic and programmatic set of improvisations dedicated to American saxophonist.
The improvisations of "Conversations about Thomas Chapin" lead us to some oasis of well-being that have nothing of extrasensory (at least in the scientific sense), but rather they are fervent demonstrations of music to listen to, which reveal the mirage of Chapin, which is to combine melodies and pragmatism, freedom of expression and aesthetics of sound.

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Gli anni novanta nel jazz hanno subito nel genere, per la prima volta nella storia, il problema dell'originalità. Tutti i musicisti, anche quelli impegnati nello sviluppo di forme altamente professionali di jazz del futuro, a livello strumentale riproponevano dal punto di vista dello stile, formule edulcorate degli stilisti del jazz. Quello che invece rimaneva divergente era l'espressione, un concetto difficile per tutti da scoprire, ma che faceva parte inesorabilmente del carattere di un musicista (a patto che egli lo sapesse trasferire nella musica) e soprattutto di un nuovo tipo di originalità, quella concettuale, della progettualità: Thomas Chapin faceva parte di questo gruppo. Dimenticato dalla stragrande maggioranza dei cultori della materia, un pò per la morte prematura, un pò per la mancata profondità commerciale da lui avuta in carriera, Chapin era uno splendido musicista ai fiati (in cui privilegiava il sax alto e il flauto basso) con una enorme carica di comunicatività. Se Coltrane e Lovano potevano considerarsi i suoi ispiratori al sax, mentre Dolphy e l'Oriente lo erano per il flauto, questo jazzista è soprattutto negli addetti ai lavori che ha lasciato il segno. Discograficamente parlando, Chapin registrò con varie formazioni, anche di avanguardia, ma gli appassionati lo hanno forse focalizzato nel trio con Pavone e Sarin perdurato per tutti i novanta, che diede luogo a parecchie registrazioni di valore (Sky piece può essere considerato un validissimo compendio). 
Stefano Leonardi, un giovane flautista italiano, si è fatto portavoce della riscoperta artistica di Chapin. Organizzando un quartetto di matrice italo svizzera, con Fridolin Blumer al contrabbasso e Heinz Geisser alla batteria, ha richiesto la partecipazione del violinista Stefano Pastor per un emblematico e programmatico cd di improvvisazioni dedicate al sassofonista americano (Conversations about Thomas Chapin). Prendendo spunto da melodie o sketches ritmici impressi nelle improvvisazioni di Chapin, Leonardi omaggia e ricuce addosso alla comunità musicale la personalità del sassofonista, evidenziando le specificità e i probabili punto di sviluppo, un'eredità a disposizione di tutti i musicisti; esempio? Ascoltate i primi minuti di Let the Creative force take over che intona echi di Alphaville (un pezzo in cui l'arguzia consisteva nel ricordo dell'Ornithology di Parker rivista in versione evoluta) con il quartetto che prevarica gli idiomi dando vita ad una suite che privilegia una propria battuta e proprie modulazioni sonore.
Le improvvisazioni di Conversations about Thomas Chapin vi conducono in quelle oasi di benessere che non hanno nulla di extrasensoriale (almeno in senso scientifico), ma sono piuttosto fervide manifestazioni di musica che vogliono essere solo ascoltate, che rivelano il miraggio di Chapin, ossia quello di far convivere melodie e pragmatismo, libertà di espressione ed estetica del suono. A tutti gli effetti un approfondimento del free jazz partendo dalla storia.


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