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domenica 22 giugno 2014

Compositori e composizioni delle nuove generazioni italiane (prima parte)


Alcuni degli aspetti su cui oggi si insiste a favore di un ritorno di interesse popolare verso la musica colta sono quelli che riguardano la promozione di eventi e l'educazione impartita sin dagli anni scolastici dell'infanzia. In Italia le due cose sono state fatte veramente male: per quanto concerne il primo la stragrande maggioranza delle direzioni artistiche non solo si è inviluppata in un cammino di costante ritorno al passato tramite il favore accordato alla "vecchia musica" che trova ancora un pubblico, ma soprattutto le poche entità realmente speculative (Biennale Venezia, Milano Musica, Traiettorie, Emufest e poche altre) non possono essere in grado di cambiare un processo irreversibile in cui la composizione degli italiani viene svolta all'estero e solo successivamente e per brevi periodi di tempo importata nel nostro paese.
Quanto all'educazione scolastica, nel nostro paese di scuole preparatorie importanti non mancano, ma il grosso passo da fare è quello di implementare nel ricambio generazionale dell'insegnamento delle arti, personale che sia in grado di suscitare l'interesse giusto nei bambini/ragazzi e soprattutto si impegni a far capire nei programmi che da tempo la musica sta utilizzando altre chiavi di accesso parallele al "sentimento", che segnali la ricerca di un giusto equilibrio in cui accanto alla storia debba figurare quella fitta e per certi versi ancora esplorabile giungla di relazioni che scoperchia la creatività degli individui (e della loro musica) ad un livello subliminale. Sia che si tratti di composizione strumentale, elettronica o elettroacustica la capacità della musica colta di rappresentare fatti, sensazioni od oggetti in via mediata, oggi per poter "arrivare" deve seguire il traghettamento mentale.
La classe dei giovani compositori italiani è sicuramente quella categoria tra le più preziose ed incomprese del mondo musicale odierno: la redazione di un'articolo su questo argomento scaturisce dalla mia sincera volontà di fornire maggiore trasparenza ed informazioni su personalità della musica eccellenti e che, per la maggior parte di essi e per le ragioni prima citate, hanno dovuto applicare quotidianamente le loro competenze in altri paesi. Naturalmente dovevo necessariamente coprire l'analisi tagliando un intervallo consono al termine "gioventù", ma non me ne vogliano quelli che sono all'esterno di esso, poiché altrimenti avrei dovuto scrivere un libro e non un semplice articolo; per ragioni di concretezza stilistica mi è sembrato logico rinvenire l'estremo superiore nei nati dopo il 1970 e chiudere l'inferiore con quelli nati fino alla fine del 1984. Se mi passate il termine potrei chiamarla "gioventù matura". Inoltre mi è sembrata consona una trattazione cronologica, in quanto i giovani compositori citati possiedono caratteristiche che solo a livello generale possono riconciliarsi. Nello specifico, coloro che ho preso in considerazione, penso posseggano qualità artistiche tali da renderli unici in qualsiasi contesto. Per ogni compositore, ho indicato una registrazione (quando esiste) oppure dei pezzi rappresentativi che si possono ascoltare su soundcloud o youtube grazie alla generosità dei loro autori.

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Valerio Sannicandro (Bisceglie 1971), da tempo operante in Germania, ha indirizzato le sue scelte verso la dimensione orchestrale e il campo della spazializzazione, sebbene non siano certamente le sue uniche dimensioni. Andando contro una parte della critica specializzata, non riesco a dubitare dell'eccellente qualità orchestrale delle sue composizioni, che non sempre passa attraverso uno stato di complessità delle partiture. Sannicandro è innamorato degli "strati", che sa riprodurre benissimo, e di un tipo di cultura musicale che riorganizza temi letterari o poetici.
Tra le composizioni più famose ed interessanti c'è "Ius Lucis" che è stata immortalata in un disco della Wergo, con la conduzione di Pierre-Andrè Valade, rappresenta una di quelle innovazioni che ha a che fare non solo con lo spazio fisico ma anche con la sua interattività, motivo conduttore piuttosto frequentato da molti compositori oggi per il tramite dell'approfondimento con le arti visuali. In un'ambiente musicale totalmente straniante, si condividono due ensembles in due stanze diverse collegate da un terminale che agisce da mediatore: una sorta di composizione allo specchio dove il pubblico vive le perfomances a due livelli per ottenere un personalissimo quadro di assieme finale.
-Ius lucis, per 2 ensembles in due teatri e live electronics (Wergo)
-Forces motrices, per ochestra
-Trois chants Noh,  per Noh-singer and flute su testi di Hagakure
-Sonnets X, per tuba e live electronics su testo di John Donne


Jacopo Baboni Schilingi (Milano, 1971), ha messo radici in Francia ed è uno dei più stimati compositori: dopo una veloce parentesi nella musica acustica pura, Baboni Schilingi ha sfruttato tutte le sue competenze maturate all'IRCAM che l'hanno coinvolto nell'uso del computer. Ne è partita una produzione elettroacustica variegata con magnifiche intersezioni tra strumenti e risorse dell'informatica che l'hanno reso un'istituzione nel campo dell'arte musicale contemporanea influenzata dalle tecnologie digitali. E' un compositore di cui si può apprezzare l'originalità solo scavando nelle segnalazioni video del suo sito internet, che implementa la sua attività spesso con fantastici sfruttamenti di installazioni audio-video combinati all'uso dell'interattività e di immagini in movimento (soprattutto gli esperimenti generativi con Miguel Chevalier).
-De la nature du sacre, per quartetto d'archi ed elettronica
-Spazio intermisso, per hautbois ed elettronica
-Shift II, per sassofono baritono ed elettronica
Installazioni: -Terra incognita/-Le vague de pixels/-Origine du monde

Lorenzo Pagliei (Terracina, 1972) si indirizza sull'analisi delle forme temporali e sulla creazione di nuovi suoni e strumenti "musicali" ricavabili attraverso le interfacce dell'elettronica. Particolarmente affascinato dall'improvvisazione e dalla ricognizione del gesto musicale, Pagliei è colui che sta coltivando il Geecos, ossia la Gesture Control Surfaces, un tattile approccio al suono che si concretizza nel modo con cui vengono toccate o sfiorate le superfici con le mani: Pagliei usa una tavola collegata ad un'interfaccia informatica, che ne restituisce l'approccio manuale e distribuisce le sue variabilità a seconda del "tocco": un nuovo sistema parzialmente digitalizzato che oltre a sfruttare la sensibilità del musicista, restituisce particolari risonanze e timbriche (vedi per un esempio qui)
-Uno: Courbes, per piano 
-Free floating clouds,  per orchestra da camera
-Infiniti relativi,  per orchestra
-Artefatto, per geecos

Francesco Filidei (Pisa 1973), ebbe modo di mettersi in luce con partiture al piano e all'organo di tipo percussivo in una sorta di ricerca metafisica che ha affascinato le ultime generazioni di compositori, impegnati ad estrarre voce dagli interni/esterni degli strumenti. Usando spesso un frasario che ricorda la nomenclatura di forme musicali egregie del passato (toccata, notturno, suite, ballata) Filidei ha raggiunto un livello di analisi sugli strumenti (soprattutto negli impianti dei due strumenti preferiti, organo e piano) che è diretta funzionalità dell'antistoricità prodotta nel mondo musicale degli ultimi anni. Vicino alla scheletricità dei suoni di Lachenmann e Sciarrino, in episodi come "Macchina per scoppiare i pagliacci" (per 30 strumentisti) o soprattutto come "I funerali dell'anarchico Serantini" (per 6 interpreti), Filidei ha profuso una propria creatività che lascia il segno per l'immane pensiero sulla realtà dei suoni. Se l'annientamento di "Finito ogni gesto" è un manifesto magnifico e proverbiale, sembra spesso emergere anche un'altra caratteristica vagante del compositore, quella della discorsività sofferente (vedi "Ogni gesto d'amore), quasi come quegli stessi oggetti/strumenti da lui investigati avessero il bisogno di riscattare la loro materialità attraverso uno sfogo confessionale.
-I funerali dell'anarchico Serantini, per 6 interpreti
-Ballata, per organo, ensemble e live eletronics
-Finito ogni gesto, per ensemble
-Ogni gesto d'amore, violoncello ed orchestra

Emanuele Casale (Catania, 1974), da qualcuno riconosciuto come portatore di uno stile italico della contemporaneità, è compositore che erge la sua scrittura su una frammentazione dei suoni acustici e dei suoni elettronici, ove quest'ultimi compiono un'importante azione di sostegno. I suoi sono dei veri e propri "studi" sull'arte subdola della costruzione sonora moderna: come se i violini di Ferneyhough si incrociassero con l'elettronica di Nottoli; non c'è spazio né per risonanze né tanto meno per effetti spettrali, ma c'è una sorta di dialogo inanimato (ma che si anima in itinere) che fornisce un probante elemento di originalità (tra il serio e il faceto, tra l'ineludibile e lo scherzo) che è impossibile non comprendere. 
-Chamber Music, Stradivarius

Michele Del Prete (Novara, 1974), residente in Austria, è compositore di confine tra la musica contemporanea e quella misconosciuta platea di compositori impegnati nel settore dell'elettroacustica; impegnato in un duplice e difficoltoso fronte di interessi (l'elettroacustica è molto sottovalutata in Italia se rapportata all'opera o ad altre forme colte), le composizioni acusmatiche sono da tempo un fiore all'occhiello dei paesi francofoni e anglossassoni. Insegnante di Teoria della percezione e psicologia della forma all'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, Del Prete ha costruito una particolare formazione incrociata tra le intuizioni di Di Scipio e l'astrazione orchestrale di una Klangforum Wien; il suo stile riflette nuove configurazioni sensorie della musica, che hanno il pregio di restituire immagini catartiche e addensate nello spazio che stiamo "respirando", fatto di una inesorabile attesa, alla ricerca di nuovi drivers conduttori.
-Selva di varie intonazioni, tape music 8 canali
-Ouverture, per 12 strumenti

Daniele Bravi (Roma, 1974) utilizza quel principio mai domo delle intersezioni della musica con le altri arti (letteratura, poesia, filosofia, etc.). Su Daniele ho avuto già modo di esprimere due parole sulla raccolta monografica pubblicata poco tempo fa dalla Stradivarius (vedi qui): influenzato dai Sciarrino e Dusapin più rivolti alla teatralità, il compositore romano offre una profonda risposta a coloro che pensano che i compositori siano dei semplici espositori della realtà e non offrano nessun contenuto ideologico. Non c'è in lui solo una scrittura potente e chiaramente evocativa, ma anche una originale interiorizzazione dei temi che si riflette sulla godibilità della sua musica, un aspetto che nella musica contemporanea sembra essere elemento alieno ai più.
-Del vero e del falso, Stradivarius

Oscar Bianchi (Milano, 1975), con doppia nazionalità (italiana e svizzera), è compositore in cui si ritrovano quegli elementi di densità, di sovraesposizione e di energia della musica. Bianchi parla di forza trasformatrice dei suoni, privilegiando la funzione timbrica degli strumenti: acuti o bassi che siano, i suoni devono restare i protagonisti della composizione e la loro forza deve irrimediabilmente condurre l'ascoltatore verso la riscoperta delle vere questioni esistenziali. Non a caso alcune delle sue migliori composizioni come Matra o parzialmente Anahata Concerto, si ispirano ai sette chakra induisti, che rappresentano quei punti fisici dell'uomo da dove si origina la sua energia. Naturalmente la musica è estranea ai concetti orientali, è pura musica contemporanea strumentale (talvolta anche cantata) che segue un canovaccio delle recenti generazioni che ripropongono in chiave moderna (con tutti i suoi canoni ed alterazioni) quella forza strumentale che embrionalmente veniva partorita dalle orchestre di Stravinsky.
-Grammont selection, Musique Suisse

Andrea Agostini (Bologna, 1975), particolare compositore che opera con live electronics: alla Biennale di Venezia del 2011 si presentò con Gli atomi che s'accendevano e radiavano, una composizione per sassofono ed elettronica in cui gli ammiccamenti all'improvvisazione jazzistica e a temi popolari veniva sapientemente organizzata in un involucro di musica visto con l'ottica della contemporaneità. Agostini è abilissimo nella progettualità della sua musica poiché è capace di costruire un prodotto trasversale che però con ordine e coerenza inserisce nella struttura musicale una eco di violino in modalità barocca, un drone elettronico, un gadget o un violoncello senza sincronie; sono il risultato di una continua ricerca basata non solo sulle possibilità combinatorie offerte dagli strumenti ma anche sui probabili punti d'arrivo di un linguaggio che si fonda sull'osservazione dei tempi musicali e delle forme reiterative.
-Legno sabbia vetro cenere, for string quartet and electronics
-O-zone, for electric cello
-Gli atomi che s'accendevano e radiavano, per sax baritono ed electronics

Mauro Lanza (Venezia, 1975) di stanza a Berlino e professore all'IRCAM, con molti parallelismi con Filidei (composizione per organo e piano molto importanti, celebrazione di funerali anarchici, nel caso di Lanza è Acciarito), è venuto alla ribalta in maniera decisa nel 2004 con la scrittura delle musiche del balletto di Angelin Preljocaj, Le songe de Medée, per ensemble ed elettronica. Influenzato da Grisey, lo spettralismo alieno del veneziano ha avuto modo di esplicarsi meravigliosamente in composizioni come Sol, Number Nine ed ultimamente con Ludus de Morte Regis, che si proietta in una sorta di storicismo spettrale, un'evocazione perfetta dell'avvenimento imbastita in una gemmazione di risonanze ed effetti che solo da lontano richiamano le atmosfere di Harvey. Lanza è un fervido innovatore, non solo attraverso personali algoritmi musicali o progettando strumenti (una delle sue creazioni è il gocciolatoio musicale automatico di pioggia), ma anche attraverso il ricorso alle pulsazioni degli strumenti giocattolo, una variante motivazionale che passa attraverso una sorta di cristalizzazione dell'innocenza del tempo.
-Erba nera che cresci segno nero tu vivi, for voice and electronics
-Vesperbild, for ensemble, toy instruments and electronics
-Sol, for ensemble
-Number Nine, for 18 musicians
-Predella, per organo
-Ludus de Morte Regis, for 28 singers and electronics

Silvia Colasanti (Roma, 1975) è tra le più popolari in termini di riconoscimenti e commissioni; la compositrice romana ha impostato la sua scrittura seguendo quei prismi di enigmaticità cari a Webern e a tanta musica espressionista del novecento: micro-variazioni, colorazioni, tensioni e un senso del tema particolarmente azzeccato sono le caratteristiche che già molta critica a ben vedere le ha assegnato. Sul versante orchestrale l'influenza di Berio è notevole: eterefonia, timbro orchestrale, polarità, reiterazioni, figure di ostinato, tremolo o ribattuto. Per quanto riguarda la produzione discografica il compendio di musica sinfonica e da camera (4 pezzi) pubblicato per la Dynamic può senz'altro considerarsi un punto iniziale per analizzare ed apprezzare la sua musica che resta di spessore programmatico e pragmatico.
-In-canto, Dynamic

Stefano Bulfon (Udine, 1975), vicino per scrittura a certi intrighi alla Ferneyhough e per ciò ritenuto tra i più ordinari se visto in un'ottica storica della contemporaneità, offre nelle sue composizioni invece una delle più difficili qualità del contemporaneo, ossia quella di lasciarsi trasportare dal tema in territori musicali di estrema bellezza evocativa che non appartengono certo alle pastoie di Ferneyhough. Un cardine del potere subliminale della musica moderna.
-Le temps est un fleuve sans rives, per pianoforte
-Il rovescio del sublime, per ensemble

Luca Antignani (Alatri, 1976) ha come segno di riconoscimento una personalissima scrittura a sfondo psicologico; sia nelle prove orchestrali che in quelle destinate a pochi o singoli strumenti, fa emergere il suo raffinatissimo pensiero musicale che tenta di aggiornare i concetti armonici di Schoenberg.
-Eye, video conception sul mito di Narciso
-La fontana della giovinezza, for large orchestra
-Grand Guignol , per large ensemble e electronics
-Reiten reiten reiten for guitar
-Nome non nome, per 6 voci femminili e piano

Carmine Emanuele Cella (Urbino 1976), orchestra e suoni sintetizzati. Incarna uno speciale senso del comporre, quello che evidenzia le fasi crepuscolari, le luminiscenze di un percorso; specularmente parlando la sua musica potrebbe essere l'oggetto del desiderio di un musicista ambient, soprattutto valutando gli esiti della vicinanza allo stile di un contemporaneo colto italiano; amante delle pluri-prospettive ed autore di molti scritti teorici consultabili sul suo sito internet, Cella ha dichiarato che la realtà può essere riprodotta solo in due modi: in maniera mimetica o catartica. E' tra queste due variabili che si muove il tenore della sua scrittura, descrivere realtà che appaiono in penombra o con poca luce, per simularle o addirittura prevaricarle.
-The Manhattan distance, for orchestra
-Reflets de l'ombre, for large orchestra and electronics
-Come occhi che videro deserti, for synthesized sounds

Marcello Liverani (Cagliari 1976), è compositore che si rivolge soprattutto alla scoperta di possibili sinestesie rinvenibili nei rapporti tra la natura ontologica del suono ed avvenimento, in cui prevalenza viene data alla dinamica dei movimenti che devono essere ingabbiati da una qualche forma di rappresentazione. Attivo nel gruppo di ricerca MOA, in cui si incrociano personalità compositive musicali e di altre discipline, Liverani desta stupore per la passione nei confronti delle tradizioni della sua regione, elementi che pur senza nessun riferimento specifico sembrano insinuarsi nella tessitura delle opere. La grande qualità di Liverani sta nella ricreazione di quel senso di scoperta e sorpresa che avvolgeva un certo tipo di musica del passato. Le colorazioni atonali sono il mezzo per offrire nuovi ed inattesi legami impressionistici che risultano particolarmente evoluti e pronipoti degli esperimenti sinestetici di Scriabin e Debussy.
-Fiorire nell'immenso mattino, for ensemble
-Nell'oscuro del vento, for ensemble
-Tre studi sull'ascesa e il peso, for piano
-Le figlie di Ananke

(continua)

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