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domenica 15 dicembre 2013

VocColours + Alexey Lapin: Zvuklang


In questi giorni su questo blog ricorre spesso il ricordo di Luciano Berio e delle sue concezioni musicali. Specie per quanto riguarda la vocalità, Berio rimane un faro, il vero cambiamento: è grazie a lui che nella nuova panacea avanguardista, riunita nel teatro, si è creata una svolta effettiva e si è cominciato ad analizzare i poteri della voce in tutte le parti del mondo.
E' proprio sul gioco delle relazioni della voce rispetto ai sentimenti che si pone il lavoro di questo quartetto vocale tedesco, i VocColours (Norbert Zajac, Brigitte Kupper, Gaia Hummel, Iouri Grankin) accompagnati dal pianista russo Alexey Lapin: un assortimento ambiguo per molti ma perfettamente naturale se visto in nome della musica e dell'universalità dell'uomo. Così nelle note interne... "...Germany and Russia are known to have been in a complicated relationship since time immemorial and certainly there were some cultural repercussions of that fact. But this album, if anything, is a glorious example of another line of thought....".
L'universalità di pensiero viene trovata appunto nella musica: la voce può essere messa in relazione con i nostri sentimenti, anzi è il veicolo per esprimerli, nonostante spesso si creda che ci possa essere una frattura; e l'universalità di pensiero non conosce i confini nazionali. Qui il lavoro sulla vocalità è direi geograficamente totale: partendo da Berio e dalle esperienze del teatro contemporaneo europeo, si trasborda nelle esteriorità del jazz vocalese, prendendo in considerazioni scampoli di americanità attraverso pulsioni "blindate" sulle forme vocali dei nativi americani o quelle biologiche di McFerrin, nonchè arriva un'ombra sul canto tradizionale russo ed orientale. L'impostazione complessiva è chiaramente condensata, e forse un ottimo biglietto da visita su quello che voglio dire in tal senso potrebbe essere "Hey ho" (la traccia n. 2). Lapin, dal canto suo, si limita a creare saggiamente le atmosfere con tocchi pianistici che rimbalzano dall'atonalità alle preparazioni interne al piano. 
"Zvuklang" è qualcosa che dalle mie parole può sembrare a voi caotico, ma il cui ascolto smentisce sonoramente quella confusione, mettendo in evidenza un progetto validissimo e dei musicisti preparatissimi.


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