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mercoledì 23 ottobre 2013

Karlheinz Stockhausen: Lettere a Ralph

 Del compositore tedesco Stockhausen esiste un'editoria larga e inevitabilmente pregnante: si passa da biografie all'analisi degli aspetti della sua musica in cui lo stesso ha fornito immacolate intuizioni che spaziano dall'analisi dei gruppi seriali nelle strutture temporali e spaziali agli esperimenti con nastri ed oscillatori, dai pensieri quasi da sinesteta incorporati nella sua moment form alla musica intuitiva: il suo è stato un contributo enorme che ha accompagnato l'evoluzione della società fornendo nuovi stimoli che si concretizzavano in rinnovate sonorità con un urgente bisogno di spiritualità e misticismo; meno usuale e mai trattata è stata l'analisi del compositore nella sua veste "commerciale". Il suo carissimo ed inseparabile amico nonchè suo traduttore Ralph Fassey ha pensato di pubblicare molte delle lettere di corrispondenza che lui e Stockhausen si scrivevano principalmente per motivi di lavoro: essendo Fassey il suo referente per il francese ed essendoci un ottimo rapporto tra le famiglie di Fassey e Stockhausen, il libro non può fare altro che ricalcare questo rapporto che oscilla tra il lavoro e la stima. Le 70 lettere pubblicate (in verità si tratta spesso di brevissimi flash a mò di comunicazione) tendono a far emergere lo zelo con cui il compositore tedesco affrontava la sua vita artistica essendoci molti episodi in cui egli si preoccupa di dare una visione perfetta dei termini utilizzati nelle sue opere. Il carteggio inizia dal 1973 e si conclude praticamente alla fine dei giorni del compositore: con questa periodicità esso spazia praticamente nei 2/3 della carriera di Stockhausen segnalando quasi pedissaquemente l'attività compositiva progressivamente svolta nel corso della carriera; in realtà ogni lettera è corredata di adeguato e spesso esteso commento in cui vengono descritti o citati eventi, manifestazioni, concerti, etc. nonchè viene fornita la specificazione dei motivi delle opere intraprese. Inoltre nel mezzo del libro sono riportate tutta una serie di foto scattate al compositore da solo (nelle pause o nelle prove della sua attività) o assieme al suo entourage (le mogli, i figli, Suzanne Stephens, Michele Noiret, etc.). "Lettere a Ralph" dunque, dovrebbe appassionare per quelle frasi che si aspettano da un grande pensatore della musica di tutti i tempi, ma di frasi particolarmente affascinanti non c'è traccia, solo tanta passione per il suo lavoro (che viene quasi concepito come una missione divina) e tanti riferimenti ai personaggi che lo circondavano (da impresari ad organizzatori di concerto, da editori a musicisti o compositori come Boulez o Pollini); probabilmente sarebbe stato opportuno inserire ogni tanto anche le lettere inviate da Ralph a Stockhausen, perchè la sensazione è che il compositore tedesco rispondesse in maniera succinta agli argomenti di Ralph. 
Comunque aldilà della mancanza di vere e proprie elucubrazioni sulla musica, una delle particolarità da scorgere delle lettere di Ralph è collegata al fatto che quest'ultimo si trasferì in Italia dove trovò terreno fertile per le esigenze economiche di Stockhausen, che procurò delle relazioni con le nostre maestranze musicali; tra i tanti rapporti vi riporto un passo saliente riguardante Pollini che induce alla riflessione sulle opinioni del tedesco riguardo ad una delle colonne esecutive della nostra musica classica ".......Su Pollini: negli ultimi tempi ha risposto più di una volta alle mie lettere: un Novum! Mi è noto che suona qualche volta i Klavierstucke V-VII-VIII-IX e X. Non lo ho ancora sentito in concerto. Mi ha anche parlato di suo figlio. Il giovane tuttavia dovrebbe partecipare al seminario di Ellen Corver ai Kurtener Kurse (...). Lì si stupirebbe di altri pianisti, e potrebbe imparare molto!!...."  (dal carteggio n. 52 del 3 gennaio 2002).
In verità c'è uno Stockhausen critico anche nei confronti delle pubbliche relazioni del suo Paese, quando in maniera esplicita esse cancellavano le sue esibizioni a causa delle sue dichiarazioni: solo nella nota della lettera n. 52, Fassey riporta l'incidente avvenuto dopo le Torri Gemelle che costrinse gli organizzatori dei concerti di Amburgo a cancellare le esibizioni di "Hymnen": Stockhausen definì l'attacco al World Trade Center come "la più grande opera d'arte possibile nell'intero cosmo" e sebbene quell'espressione non fu felice e completa (e lo costrinse a ritrattare)* ebbe la solidarietà di molti musicisti in tutto il mondo.
"Lettere a Ralph" si rivela quindi interessante sia come aiuto per comprendere alcuni aspetti del suo carattere, sia come compendio efficace per chi volesse approfondire (opere alla mano) la sua musica utilizzando il libro a mò di riferimento cronologico.


*Stockhausen intendeva riferirsi alla grandezza dell'opera compiuta per rappresentare l'arte del "male", specificando poi la visione metafisica di Lucifero che distrugge la creazione e la moralità.

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