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sabato 7 settembre 2013

La Collage Music tra visibilità ed offuscamenti


Il collage è stata un'arte che ha permesso, nell'assemblaggio di forme diverse, di costruire un nuovo modo di rappresentazione della realtà spesso imparentata con l'ironia. Nella musica la tecnica di costruire una composizione o un brano segmentandolo in modo da ottenere risultati d'assieme insperati, è entrata con piena coscienza in concomitanza con le prime forme pittoriche (in specie il cubismo) e con i movimenti "alternativi" del primo novecento (futurismo, dadaismo, musica concreta); come sempre succede nel campo musicale i prodromi di questo tipo di attività musicale vennero dalla musica colta per poi estendersi agli altri rami musicali: il processo di ricomposizione di parti di suono venne accelerato dopo l'Etude aux chemins de fer di Pierre Schaeffer, che grazie all'uso dei primi strumenti elettronici (nastri registrabili) non appartenenti alla famiglia degli strumenti musicali tradizionali, permettevano di poter comporre un "montaggio" di suoni (acustici, elettroacustici o concreti) in maniera autonoma; l'espansione del collage fu portata avanti in molti settori della vita musicale contemporanea (si pensi al teatro vocale contemporaneo, ad alcuni compositori come Berio che al terzo movimento di Sinfonia ricomponeva parti musicali e vocali di famosi composizioni del passato, oppure alle sperimentazione degli artisti del movimento Fluxus) interessando in maniera graduale anche gli altri segmenti di genere: indubbiamente la musica pop dei Beatles del Sergent Peppers è innegabile avesse almeno un aggancio visuale dato dalla copertina del famoso album, ma probabilmente l'idea produttiva era anche di costruire una sorta di raggiera di canzoni formalmente indipendenti tali da suscitare però l'idea di una loro ricomposizione ottenuta tramite l'assemblaggio in cut. Lo stesso dicasi per alcune operazioni musicali fatte dal primo Zappa o dai Soft Machine del secondo album in cui molti brani danno l'idea di essere stati appositamente riassemblati in sede di registrazione. Tuttavia lo spirito di un quadro o disegno di collage art difficilmente veniva emulato nel suo complesso; la difficoltà di elaborazione musicale, perciò rimase (almeno nell'arte rock e pop) incompiuta anche quando l'avvento dell'elettronica leggera divenne un perno fondamentale dello scrivere musica. Nei novanta se si eccettua l'operazione più azzeccata di sempre (attenta a ricreare le spezzettature e le cuciture di suoni con un effettivo contenuto) fatta da John Oswald nel progetto Plunderphonics, la confusione generata da uno sconfinamento dell'attività del taglia ed incolla nei generi ballabili, divenne ancora più visibile quando rapportata alla direzione intrapresa da coloro che se ne occupavano; mischiandosi, poi, in dosi equilibrate, nei meandri della nascente intelligence dance music, il collage esprimeva risultati alterni se non negativi nella rappresentazione di una coscienza artistico-musicale in cui si faceva persino fatica a riconoscere i risultati dell'arte stessa (vedi quanto raggiunto da gruppi come i Negativland). A cavallo con il nuovo secolo alcuni personaggi entrarono nel mondo della ricomposizione musicale cercando di portare nuova linfa al concetto: si va da alcuni disk jockeys (Dj Shadow, Dj Spooky), al brasiliano Amon Tobin fino ad arrivare all'interessante esperimento dell'olandese Elisabeth Esselink in arte Solex, una venditrice di dischi usati a caccia di suoni, che forse più di tutti incarna la vera essenza del patchwork sonoro che rispetta certi criteri di suddivisione per poterli fare corrispondere ad una subliminale aderenza pittorica o extramusicale. Con Solex si resta nell'ambito del rock senza creare quei flussi compositi di elettronica manipolata che rendono difficile l'aderenza poc'anzi accennata. Con questi musicisti, si delinea, comunque, una situazione in cui il trattare dell'argomento implica necessariamente il ricorso a tecniche di produzione con la differenza che queste competenze vennero acquisite in maniera empirica senza nessuno studio; e se all'orizzonte sembra che la strada possibile ed auspicabile per questi musicisti sia lo studio di registrazione, è anche vero che forse questa idea nella musica non sia ancora affatto sfruttata.

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