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lunedì 23 settembre 2013

Ivan Fedele: pianeti e folklore


L'attuale direttore musicale della Biennale di Venezia, Ivan Fedele, si appresta al suo secondo mandato organizzativo. Intanto, Fedele è menzionato anche sul fronte discografico, poichè la Stradivarius (che si è occupata di gran parte delle sue registrazioni ufficiali su cd) pubblica un'altra raccolta dell'autore che viene strutturata sulle sue composizioni al pianoforte; ma non c'è solo la Stradivarius a celebrarlo: uno degli aspetti meno conosciuti del compositore, quello di raccordo con i temi folklorici, è l'oggetto parziale di "Le Voci della Terra", edito da Dodicilune, dove vengono presentate le sue Artèteka e Txalapàrta assieme alla composizione omonima di Piero Milesi. 
La critica gli ha da sempre assegnato delle qualità da perfetto pedagogo che in verità sono sminuitive del suo modo di comporre: lo si è inserito nel solco di compositori come Franco Donatoni (suo maestro) attribuendogli grandi doti di rielaboratore; in verità Ivan Fedele ha invece seguito un suo percorso, originale e molto lontano dalla retorica, in cui, pur toccando i campi esplorativi della musica contemporanea, costitutivi delle novità principali in cui essa si sviluppava, ha portato avanti un'idea: concepire una strategia che mettesse assieme gli aspetti "narrativi" tipici dei modelli romantici e l'abnorme sensualità della scrittura contemporanea; nell'interesse accordato a quest'ultima e traendo anche beneficio dalla ricerca nella "spazializzazione" sonora e nei mezzi dell'elettronica, Fedele ha cercato di proporre forme musicali realmente evocative, piuttosto identificabili con il suo stile: calare quel respiro romantico o classico della musica in una composizione costruita con i mezzi di scrittura contemporanei. Se il raffronto con i grandi rivoluzionari della contemporanea può certamente far discutere sullo spessore innovativo del compositore, sul piano della ricchezza della scrittura musicale, e per come è fatta, essa costituisce quanto di meglio le nostra orecchie possono ascoltare in una landa piena di deformazioni come è quella della musica contemporanea; inoltre essa si presta naturalmente all'apporto fondamentale anche dell'esecutore: questa considerazione sull'importanza del performer è in realtà da tempo oggetto di discussione, poichè quest'ultimo interviene spesso in maniera decisiva sull'interpretazione dei brani migliorando le idee originarie del compositore (nel caso di Fedele, si pensi alle prestazioni di Mario Caroli al flauto, di Francesco D'Orazio al violino, o di Bruno Canino al piano) .
In "Two moons" questo lavoro interpretativo è affidato alla pianista Maria Grazia Bellocchio, che esegue la "Suite francese" di Fedele, i suoi sempre aperti "Etudes Boreales", che ripropongono una bellissima ed agghiacciante visuale dei fenomeni atmosferici, e poi le "Two moons", pianeti lunari in orbite capziose splendidamente sottolineate da esposizioni con il piano doppio temporalmente sfalsate e i due "Notturni con figura": due movimenti composti da una composizione romantica modernamente sviluppata sulla parte bassa della tonalità del piano ed un'altra al contrario suonata prevalentemente sulla parte alta della tonalità e mantenuta in sospensione "cosmica" dove in entrambi i movimenti giocano un ruolo fondamentale le splendide inserzioni di elettronica. Una gradevolissima compilazione che contiene naturalmente il suo approccio stilistico di base e dove i risultati sonori sono efficacissimi. 
Dedicato alla celebrazione della pizzica salentina, "Artéteka", tutta imbastita sul ritmo tipico del tamburello pugliese, propone un'accostamento vivace irrobustito dai fiati che sembrano seguire uno sviluppo che sta tra le orchestre tonali del novecento e quelle jazz vicine alle scintille di Gil Evans, mentre Txalapàrta, che prende il nome da uno strumento popolare a percussione di provenienza spagnola con un suono vicino alle marimbe, presenta un carattere più riflessivo così come è nelle intenzioni spirituali di questo tipo di percussioni. Fedele tratta la materia etnica con molto rispetto delle appartenenze, facendo attenzione a non stravolgere significati ed umori, andando però allo stesso tempo a denutrimento di quella trasformazione "contemporanea" che è il suo marchio e mostrando un "combattimento" con le tradizioni popolari molto controllato.


Altri approfondimenti discografici:
-Duo en résonance, Primo quartetto (Per Accordar), Richiamo, Imaginary Skylines, Chord, Ensemble Intercontemporain, Aedes 1998 
-Concerto pour piano et orchestre, Epos, Chiari, Bruno Canino, Orchestre Philarmonique de Radio France, Pfaff, Stradivarius 1994
-Scena per orchestra, Ruah, Concerto per violoncello e orchestra, Pretto, Queyras, Orchestra sinfonica della Rai, Rophé, Stradivarius 2003
-Mixtim, Giardino di Giada II, Notturno, Arcipelago Mobius, Mario Caroli, Roberto Gottardi, Ensemble Algoritmo, Angius, Stradivarius 2006 
-Mosaique, Concerto per violino e orchestra, En Archè, L'orizzonte di Elettra, D'Orazio, Mologni, Orchestra sinfonica della Rai, Angius, Stradivarius 2010

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