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martedì 13 agosto 2013

Massimo Barbiero: Sisifo, la fatica della ricerca


Sisifo, la fatica della ricercaNel recente articolo dedicato ai più rappresentativi percussionisti jazz del momento indicai una segnalazione per Massimo Barbiero. Ricevetti un feedback immediato da Massimo corredato dall'invio della sua recentissima biografia "Sisifo, la fatica della ricerca", un libro estremamente curato nell'impaginazione e nelle fotografie, che snocciola non solo la sua musica sviscerandola nella sua interezza attraverso specifici saggi (dei critici Franco Bergoglio e Davide Ielmini) ma la conforta tramite l'ulteriore apporto di recensioni ottenute presso la stampa internazionale. Lo scopo ultimo è quello di cercare di mostrare il suo pensiero, che è quello di un uomo (prima che di un musicista) che è probabilmente e (giustamente) alla ricerca di nuove edificazioni, frutto del suo interessamento per la vita, vissuta all'ombra di un approfondimento filosofico (partendo dall'ampio riferimento alla filosofia greca fino ad uno dei suoi ispiratori, il danese Kierkegaard, teorico dell'esistenzialismo). 
La carriera di Barbiero va divisa sostanzialmente in tre sezioni: il gruppo Enten Eller, l'aggregazione variopinta di Odwalla e i progetti da solista. Bergoglio spiega in maniera precisa le caratteristiche musicali di Enten Eller, gruppo che ha raggiunto i suoi massimi vertici espressivi quando ha accolto l'intervento di alcuni ospiti di particolar pregio (Tim Berne, Javier Girotto, Achille Succi) ".....la natura degli ospiti può essere anche spiegata dalla formazione e dai gusti dei musicisti Barbiero e Brunod provengono dall'ascolto del progressive degli anni Settanta sia rock (Genesis) che jazz (Weather Report), con una decisa presa di posizione a favore dell'avanguardia eurocolta del percussionista e un ammicamento a generi più leggeri come il pop e il brasiliano del chitarrista. Maier e Mandarini sono invece improvvisatori di classica estrazione jazz, capaci di suonare disinvoltamente in contesti mainstream come nelle spericolate avventure dell'Italian Instabile Orchestra o in propri progetti originali..."
Odwalla è invece sbilanciato sul senso ancestrale delle percussioni, in particolare su quelle suonate con mallets. Il gruppo, nonostante qualche recente ripetizione, con il tempo ha preso le sembianze di una forma di rappresentazione teatrale integrata con la danza etnica e contemporanea, dove l'aspetto da privilegiare è la spiritualità dell'insieme, così come correttamente descritto nelle intuizioni di Ielmini "...partendo dalla curiosità che alcuni grandi compositori del XX secolo - scrivendo copiosamente per il motore del ritmo - dimostrarono nei confronti dell'ampio parco degli strumenti a percussione. Con la finalità non solo di rimarcare la loro voracità in fatto di sperimentazione e definizione di soluzioni armoniche-melodiche alternative a quelle vigenti, ma anche con il desiderio di aumentare la loro capacità di essere visionari, anticipatori, profeti.....".
Chi ha ascoltato la musica di Massimo e legge questo libro troverà un'informazione perfetta sull'artista e un'incredibile unitarietà di intenti; "Sisifo" traduce molto correttamente le idee e i sentimenti del musicista trasponendole su carta. Tuttavia, nonostante i curatori dell'opera (Guido Michelone e Gian Nissola) facciano di tutto per dare l'idea di una pressante condivisione dei percorsi musicali ed intellettuali tra musicista e scrittori di musica in senso ampio (critici, giornalisti, filosofi, musicologi, etc.), l'impressione è che il libro suoni più come un'adesione simmetrica di questi ultimi al comparto musical-ideologico del percussionista. Anche la parte scritta da Ielmini, che prediligo per le sue affermazioni di carattere storico-critico, trova pieno conforto (nella sua costruzione complessiva) nelle linee guida fornite in maniera riflessiva da Barbiero nella veloce intervista introduttiva al testo. Tuttavia sono pienamente condivisibili alcune impostazioni: così nell'era della multimedialità, Massimo ripropone la vitalità della fotografia classica (spesso a bianco e nero) invece che digitalizzazioni di files in super definizioni, oppure preferisce una "fedele" distribuzione dei suoi dischi attraverso gli stessi canali discografici (Massimo nel libro rimarca più volte l'ammirazione verso Peppo Spagnoli e Luigi Naro, titolari en-passant della Splasc(H) Records) che si allontana ideologicamente dalla standardizzazione di un prodotto che una volta digitalizzato e indirizzato al consumo indistinto di I-Tunes o Spotify, perde quel valore integrato di opera d'arte dotata di un suo contenuto musicale, poetico, pittorico, etc., qualità che devono essere rinvenute presso altre e dispersive fonti. Il carattere negativo che Massimo attribuisce alla società contemporanea, che nel passato gli ha fornito una condizione difficile di disoccupato nell'aura magica della cogestione in seno all'Olivetti, si rivela attraverso la sua musica: anzi Massimo ha voluto addirittura dedicare un approfondimento al tema degli effetti dell'industrializzazione e della società post-moderna tramite E(x)stinzione; in verità quel progetto dal punto di vista musicale è stato una reale sorpresa, che ha spinto al limite il suo impianto teorico-musicale; egli ha ulteriormente caricato la componente improvvisativa, specie quella avanguardista (ascoltare per questo le elucubrazioni canore della vocalista Laura Conti o gli assoli tipici di Mandarini o del trombone di Schiaffini) andando quasi ad acclarare quel mondo di "frammentarietà" e "precarietà" detenuto dalla musica contemporanea, che è anche la sua grande mortificazione. Che sia un segnale premonitore di una rinnovata visione intellettuale in cui cercare i punti di forza della nostra epoca o semplicemente un modo più completo per rappresentare la realtà, è situazione difficile da capire, è come giocare una partita di calcio in divenire, tuttavia almeno a livello musicale potrebbe indicare nuove strade. 
Piuttosto contenuta è la parte di scritti dedicati alla carriera solistica: se la democrazia sonora negli Enten Eller non permette di mettere a fuoco l'identità di Barbiero e la concentrazione sulla spiritualità di vibrafoni e marimbe negli Odwalla fornisce un aspetto delle caratteristiche musicali dell'artista piemontese, i tre cds registrati in perfetta solitudine forniscono la completezza del musicista e la chiave di lettura vera ed interiore del suo pensiero: un progetto ben preciso, delineato, con un suo fascino interdisciplinare, consistente nell'articolazione di un linguaggio evocativo della mitologia greca: prendendo in considerazione l'anima degli strumenti percussivi che storicamente hanno accompagnato la poesia di quei tempi (poesia e ritmo avevano gli stessi tempi allora) e cioè tamburi, crotali e cimbali, Barbiero cerca una proiezione del suono su base storica: con un set prescelto di percussioni, un uso discreto di una steel drum e la giusta eliminazione di vibrafoni e marimbe (non funzionali allo scopo), Barbiero ricrea gli "ambienti". Quello che ne deriva è un particolare lavoro di ricomposizione di ombre e luci percussive che si riconoscono in uno "stadio preparatorio" degli eventi concreti; è narrazione incubata meravigliosamente nei suoni che partendo da un contenuto mitologico da evidenziare, vi permette di assistere a tutte le operazioni oggetto di rappresentazione, ma senza poter addentrarvici dentro: in Nausicaa (allo stato attuale probabilmente uno dei suoi capolavori) vi apparirà il mondo greco della mitologia in tutta la sua patina mistica e misteriosa, in Keres si vira verso descrizioni di indurite situazioni mitiche di combattimento, in Sisifo vengono in causa i titani e c'è l'impronta della riflessione scaturita dalla leggenda, un evento ripreso anche da Camus in un suo scritto, in cui lo stesso è costretto per via di una punizione divina a dover faticosamente portare su in cima ad un monte una grossa pietra che però sistematicamente non appena arriva al traguardo viene fatta rotolare giù e costringe Sisifo a ripetere l'azione con un movimento simile che si perpetua eternamente. In verità anche alcune esperienze musicali recenti in duo o trio si muovono sulle stesse coordinate: si pensi alle magnifiche descrizioni delle "giornate" di Kandinski (prima che questi inizi a dipingere!) effettuate grazie all'anomalo ma incisivo apporto dell'arpa di Marcella Carboni e la chitarra di Maurizio Brunod, oppure al duo con la vocalist Rossella Cangini di "Denique Caelum" che ne vuole replicare le ombre seppur "deviando" su mottetti rinascimentali o su Sanguineti. E' il lato migliore di Massimo, quello più interiore e quello più impegnativo dal punto di vista della sistemazione ottimale dei suoni.

 

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