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martedì 27 agosto 2013

Clemens Gadenstatter: Portrait



La lezione di Lachenmann circa la validità delle decontestualizzazioni musicali è una delle prospettive che più colpisce i compositori moderni: alcuni di loro, come l'allievo Clemens Gadenstatter, hanno correttamente recepito che in fine dei conti il vero protagonista dei nostri ricordi musicali è il suono e il modo con cui esso viene recepito e si stabilizza nel nostro cervello. Gadenstatter, in particolare, ha applicato questo principio all'universo campionario dei suoni, scoprendo che anche quei suoni che non hanno mai avuto una loro dignità musicale (perchè provengono da musica pop triviale, commerciale o da altri generi senza estetica) possono essere "recuperati" attraverso l'occhio contemporaneo. Come afferma Reinhard Kager, compilatore delle note di copertina di "Songbook", in Gadenstatter c'è il tentativo di ".. re-synthesize the old material by establishing a meta-context.......The object of this re-synthesization and re-coding is, therefore, to restore to a specific sound event the force it has lost over time through constant use...". Chi scrive musica o la suona, così come chi l'ascolta e la mastica, avrà sicuramente distillato nella sua memoria motivi musicali, accordi o particolari timbri che, a prescindere dalla loro validità, periodicamente percorrono i ricordi della nostra mente. Sembra innegabile pensare che il tempo ammazzi anche la primogenita fioritura emozionale del nostro ascolto, per cui sarebbe necessario una sorta di rivitalizzazione dei suoni che possa continuare ad essere interessante nel tempo senza far scattare quel meccanismo cognitivo della sua perdita di intensità. E' proprio quello in cui Gadenstatter si è adoperato, cercando con grande intuito di scovare suoni reconditi ma ben presenti nella formazione musicale dell'individuo e conferirgli nuova linfa attraverso una loro nuova organizzazione composta con gli elementi della contemporaneità; ma anche per quest'ultima, direi specifica, perchè se è vero che il modello frammentato di Lachenmann si pone come primo centro gravitazionale della sua ricerca, è anche vero che il processo di ri-sintetizzazione si avvale del suo specifico modo di sentire i collegamenti tra gli eventi musicali. Uno dei suoi capolavori, "Comic sense", registrato con la Klangforum Wien, che teoricamente dovrebbe pescare dal definito e comico mondo dei fumetti e della televisione, è strutturato in modo da offrire all'ascoltatore anche un panorama "armonico" di essi, tant'è che in alcuni momenti sorge il dubbio di essere di fronte ad un post-moderno della musica classica; nè tanto meno si può accostare il suo lavoro a quello di compositori come Gander che invero offrono un'ottica completamente diversa da Gadenstatter, ove la prima può considerarsi come trasposizione di immagini e non ricomposizione di elementi, dove per Gadenstatter è necessario uno stravolgimento del senso (da comico a serio) per produrre nuove immagini. 
"Portrait" raccoglie tre ottime composizioni del compositore austriaco in modo da formare in modo sintetico uno spaccato della sua arte musicale: il riferimento orchestrale è ad una sua recente partitura "Fluchten/Aragosonie 1" del 2009 ed una meno recente "Auf-Takt" del 1999 (con la Orf Radio Symphony Orchestra Vienna con Pascal Rophè e Arturo Tamayo conduttori), mentre la dimensione più intima viene soddisfatta con "Ballade I", un pezzo per voce e piano del 1997. In realtà l'assemblaggio vuole rispettare una sorta di trilogia di brani che fuoriescono dalla creatività dei sogni: Gabriella Jaskulla, la scrittrice tedesca compilatrice delle note interne, accosta le dinamiche di suono di Gadenstatter alla pittura di Dalì riferendosi probabilmente al dipinto della Persistenza della Memoria o alle costruzioni di De Chirico, intendendo il carico metafisico dei suoi dipinti: due esempi che si incrociano con il futurismo italiano e russo e attraversano il variopinto panorama dell'arte pittorica contemporanea, di cui però non se ne fa menzione.

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