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mercoledì 17 luglio 2013

Russian jazz musicians: between free and contemporary jazz

Many critics of free improvisation/free jazz insist to give an appropriate value to the sounds that can evoke images or become simulations of an event or an object: this theory is based mainly on the theme expressed in the title that accompanies the piece. In contrast to this thesis there are those who recommend instead to abandon the idea of ​​trying evocative scenes of any kind and focus only on the "sounds". Although in different forms, these two new Leo cds are corollaries of what I said and they involve jazz musicians of great value for the majority of Russian extraction.

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Molti nella free improvisation o nel free jazz insistono per dare un valore adeguato ai suoni che possa evocare immagini o simulazioni del divenire di un evento o di un oggetto; tale teoria, che fonda un suo fondamentale assunto nel tema riversato nel titolo che accompagna il brano, contrasta con coloro che invece consigliano di abbandonare l'idea di realizzare scene evocative di qualsiasi genere e di concentrarsi solo sui "suoni". Corollari di quanto detto con manifestazioni differenti possono considerarsi questi due cds appena pubblicati dalla Leo che vedono impegnati musicisti di estremo valore per la maggior parte di estrazione russa:

Vlady Bystrov/Helen Bledsoe/Alexey Lapin in -Triologue-: è un'improvvisazione libera in trio con Helen Bledsoe, eccellente flautista con meriti non solo musicali (la Bledsoe è una delle più richieste performer al mondo per il suo strumento soprattutto nella musica contemporanea) ma anche direi giornalistici (è stata la prima a raccogliere un vero e proprio catalogo delle esibizioni al flauto sparse per tutto il mondo), con Alexey Lapin, un fantastico pianista dotato di una sensibilità dolce e misteriosa, che penetra il mondo dell'improvvisazione con una propria visione che condensa in un solo stile afflati classici e moderni con un evidente caratterizzazione nello stimolo "inconscente" tipico delle evoluzioni di Scriabin e del portamento russo, con Vlady Bystrov, un sassofonista tedesco di origini russe che suona clarinetti e sax alto in maniera attuale (con tante tecniche estensive) ma con una grande forza di compenetrazione, come dice Feigin uno storyteller creativo della libera improvvisazione. "Triologue" è un'intima sessione live a San Pietroburgo in cui i tre musicisti, sfruttando le potenti conoscenze del linguaggio musicale moderno, si impegnano a riempire i disegni prorompenti della mente, formando passaggi musicali incantati e movimenti in sospensione, che ci proiettano nella migliore esperienza da camera di un compositore di estrazione contemporanea. 

Alexey Kruglov/Alexey Lapin/Jaak Sooaar/Oleg Yudanov in -Military Space-: a differenza di quanto si può pensare dal titolo, questo quartetto comprendente alcuni dei migliori musicisti jazz russi fornisce un idea "cartolare" del tema militare; date le caratteristiche tecniche dei partecipanti (la poliedricità della formazione musicale di Kruglov, la preparazione classica di Lapin non tendente all'esaltazione, quella chitarristica in stile American fusion di Sooaar, il tradizionale e "pulito" stile free del sottaciuto Oleg Yudanov) il free jazz espresso nel tentativo di ricalcare situazioni di particolare efficacia ed energia, alla fine non entra con particolare violenza nell'esplorazione dei contenuti, ma forse ne vuole scattare una fotografia dall'esterno: gli assoli e le interazioni che ne seguono, quindi, sono più dettate da cornici descrittive che evocative; episodi come "Rear services" si impongono per il fatto che, al di là del modo con cui si vogliono trattare i temi, contengono quelle combinazioni magiche di suono, che pur distraendo dall'idea di trovarsi in uno spazio militare, si agganciano più all'idea di uno stato di sindrome psichedelica che è tipica degli "effetti" di un ambiente militare.


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