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giovedì 2 maggio 2013

La colta spiritualità di Wolfgang Rihm


Wolfgang Rihm da molti esperti viene considerato come uno dei compositori talentuosi del novecento avanguardista di fianco a personaggi che del fregio titolo dell'illustre ne hanno fatto la norma nelle discussioni storiche intrattenute sul contributo apportato alla musica contemporanea. La particolarità di Rihm è stata giustamente attribuita ad una rinnovata visualizzazione del mondo musicale, che non si riconosceva completamente nei percorsi intricati delle partiture o nelle ricerche lussuriose dei timbri, ma che cercava, già dagli anni settanta/ottanta, di costruire intorno a quelle vicende dei contenuti. La New Simplicity* (da non confondere con il movimento filo-statunitense di qualche anno dopo e spesso chiamato New Romantic per via dei suoi caratteri evidentemente tonali), era sempre un movimento imparentato con la contemporaneità, ma su questa aveva impostato delle riflessioni che lasciavano spazio ad una rinascita di molti elementi che avevano contribuito a formare i "canoni" del passato; Rihm, capo ideologico del pensiero tedesco, non aveva creato un nuovo modello di post-modernismo o con impronta multi-stilistica, il suo scopo era quello di iniettare nello spirito della composizione contemporanea tutti i sentimenti che quest'ultima aveva necessariamente escluso: un compito immane, da effettuare tramite gli strumenti musicali, ma sapientemente percorso, e che ha aperto alcune tra le migliori frontiere di compromesso con l'agghiacciante presa di coscienza della musica moderna. Questa nuova forma di compenetrazione tra stati d'animo relazionati al mondo contemporaneo (es. mistero, senso del dubbio, confusione, materialità, cosmicità, ecc.) e stati d'animo relazionati al mondo musicale pre-atonalità (nostalgia, romanticismo, dolcezza, senso arcano della spiritualità, etc.) è suscettibile di essere ben visualizzata nelle opere sacre (invero poche) del tedesco: Rihm, pur nutrendo un'evidente ammirazione per le fluttuazioni di Bach che (a differenza dei compositori italiani di quel tempo) estraevano a dosi concrete il senso del dramma in un programma di elevazione a Dio forse mai più raggiunto storicamente, dimostra comunque il senso dell'attaccamento alla realtà poichè l'uso in pianissimo del coro (prerogativa direi costante del compositore) è un prodotto della modernità che ha la sua piena manifestazione in quei chiaroscuri corali (a tratti approfonditi per fare acquisire imperiose dinamiche di contrasto) che vi trasportano nel mondo che parallelamente fu di Ligeti o Nono, ma mentre quest'ultimi erano "estremi" nella proposta e tendenti ad esaltare sentimenti ben definiti e circoscritti, Rihm riesce, rielaborando il tessuto dei suoni, ad agire dentro il contenuto stesso della composizione, ridando vita ai quei suoni che possono in maniera "ambigua" soddisfare sentimenti comuni. A Rihm fu affidata una delle quattro "passioni" di Gesù commissionate dal International Bach Academy Stuttgart per commemorare i duecento-cinquantanni della scomparsa di Bach e la scelta probabilmente non fu casuale poichè il committente in cuor suo avrebbe gradito un generico rispetto dell'ideologia cristiana ma lontana da qualsiasi formalismo storico, garantendo l'esplicazione dei principi cristiani in una rinnovato senso della fede, partendo proprio dal tipo di predisposizione dell'uomo alla religione: quello ossequioso della Gubaidulina, quello esoterico di Tan Dun, quello gioioso di Goljov. A Rihm toccò di rappresentare l'uomo europeo, quello razionale: Rihm concordò in particolare di comporre sul vangelo di S. Luca, l'unico che secondo lui era distante da un presunto ed implicito vigore antisemita e il "Deus Passus" è un proclama sull'inefficacia di molte procedure liturgiche che ripetono un cerimoniale di dubbia interpretazione storica; in quell'opera si inerpica tutta la cultura del compositore che taglia frasi e parole risapute del testo del Vangelo per inserire alcune frasi di "Tenebre 48" del poeta Paul Celan in cui lo stesso inveiva contro Dio per l'orrore consentito nei campi di concentramento. In sostanza, quindi, Rihm si presenta come uno dei più "eruditi" fedeli del nostro tempo, pieno di una fede cosciente, non formale, che gli provoca delle lacerazioni inaudite di fronte ad alcuni momenti degli episodi narrati nei vangeli a cui egli non riesce a dare delle risposte concrete, che accentuano il disagio e soprattutto la drammaticità di attimi fondamentali della religione cristiana (la passione è uno di quelli) a cui egli cerca musicalmente di porre risalto.
Qualche mese fa la Harmonia Mundi ha pubblicato il resto dell'opera corale di Rihm, dove oltre a frammenti compositivi riferiti similmente allo stile del "Deus Passus", tali frammenti vengono poi idealmente ricomposti in una composizione di più unitaria lunghezza: "Astralis", per coro misto, dei timpani e qualche linea di violoncello usato come raccordo dei passaggi strumentali, vi darà una dimensione ancor più estemporanea della sacralità vista con gli occhi dell'uomo colto di oggi, dove si raggiunge un pieno senso di condivisione dei più intimi pensieri che furono quelli dei compositori medievali e quelli venuti dopo, con soluzioni che in modo sommesso presentano scampoli amalgamati di epoche diverse (il canto monodico presentato in alcuni attimi della composizione, le linee barocche dettate da un processo di riconoscenza formale a Bach, i forti contrasti timbrici dei cori prodotti nei momenti topici che segnano quell'adesione al modello musicale nordico, spiritualmente depresso ed inaugurato con il S. Luke Passion di Penderecki, o ricostruito nell'impianto minimale alla maniera di Part). Per "Astralis" Rihm ha ricondotto la giuntura cristiana negli scritti di Novalis, poeta e teologo del romanticismo, ed in particolare sembra del suo Enrico di Ofterdingen dove si narrano anche le vicende di suo figlio Astralis; accostabile ideologicamente al raccordo fatto da Rihm tra razionalità e sentimenti, in un mondo in cui i legami spazio-temporali acquistano una valenza indiscutibile, in concreto "Astralis" azzera la percezione della differenza della dimensione eretica creata dalla religione cattolica con quella protestante. 


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