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venerdì 24 maggio 2013

Henri Dutilleux


Qualche giorno fa è scomparso il famoso compositore francese Henri Dutilleux all'età di 97 anni e mi sembra d'obbligo fare due considerazioni su un autore che la stampa ha sempre cercato di collocare in quelle mediazioni stilisticamente discutibili tra l'ossatura del serialismo e lo spaesamento impressionista. In verità molti si domandano dove il compositore francese abbia lasciato il segno, alla luce del fatto che certamente non si poneva come un pieno innovatore stilistico (Debussy e Schoenberg erano arrivati molti anni prima): bene, la risposta la troverete tutta nell'ascolto della sua musica: in questa troverete un'uomo che non solo coltivava idee sul mondo e sugli strumenti così come si conviene ai compositori di alto profilo, ma anche la capacità di trasmettere dei concetti (alcuni profondamente mistici) che rendessero più leggibile quell'ondata di cambiamento dettata dalla serialità che rischiava di mettere da parte le emozioni privilegiando la ricerca e l'intellettualismo. In economia una suddivisione a carattere generale che viene spesso effettuata è quella tra innovazione di prodotto e innovazione di processo: bene, nella musica si potrebbe seguìre lo stesso principio collocando Dutilleux nella seconda categoria enunciata; al di là di quello che si può pensare, in realtà il compositore francese restò impressionista in taluni settori (vedi marcatamente la produzione al piano) aumentando invece con il tempo il carico "contemporaneo" della sua musica (specie quella concertante): probabilmente però il meglio di sè Dutilleux lo diede nello slancio orchestrale che conquistò la critica con le prime due sinfonie composte tra il 1951 e il 1959, sinfonie in cui lo stato di semi-incoscienza del tardo impressionismo, barlumi di Stravinsky ed un'embrionale "sospensione" tipica del mistero seriale non facevano immaginare che negli anni successivi il compositore potesse acquisire connotazioni in linea con le pastoie orchestrali contemporanee (1), anni in cui verrà sviluppata in maniera più approfondita la sua "epilessia" musicale, quel carattere osmotico insito nelle sue principali opere (il concerto per cello, Arbre des songes e lo string quartet) in cui è veramente arduo scovare elementi impressionisti, tant'è la compenetrazione di questi ultimi con tutte le estensioni tecniche previste dalla contemporaneità (glissando, pizzicati, armonici, dilatazioni dinamiche, etc.). Come affermato da Barbara Dobretsberger nei commenti critici di uno dei suoi capolavori "Métaboles", Henri era alla ricerca di  una metamorfosi del suono che potesse riprodurre pause ed enfasi della materia (un ragionamento che si estendeva anche al comportamento umano), ossia sviluppare una rappresentazione "artistica" in cui la musica ha il doveroso compito di impossessarsi degli spazi e del tempo necessari per costruire un nuovo medium di interrelazione: ecco che l'uso combinato della serialità e del linguaggio astratto degli strumenti diventava necessario per ottenere simulazioni sonore che potevano in qualche modo essere testimoni, agenti descrittivi di quel movimento organico di corpi e sensazioni che si sviluppa attraverso gesti plurimi. La raffinatissima scrittura del francese in cui "...ogni nota è stata pesata con scaglie dorate.." (Salonen) va quindi inquadrata nella linfa progressiva delle situazioni, in quel senso di sospeso, misterioso e a tratti eclatante che essa offriva; fu uno dei pochi ad impegnarsi per cercare di dare forma definitiva alla cosiddetta "variante inversa" dei temi, che cambiava la prevalente regola compositiva secondo la quale un tema andava esposto all'inizio e poi ripreso durante il brano in maniera simmetrica: per Dutilleux le cose importanti erano le forme asimmetriche e cangianti, quelle che si rivelano un pò alla volta dinanzi all'ascolto. E tenendo presente, che è operazione ben difficile quella di sollevare il tempo (Dutilleux lo scandì in varie forme usando persino le percussioni per simulare il ticchettio di un orologio), far emergere le ombre o dominare l'imprevisto tramite i suoni, il lavoro del compositore francese non può e non dovrà essere dimenticato.

(1) Dutilleux tornò ad una scrittura più mediata con la tonalità in "Timbres, espace, mouvement ou la Nuit Etoilèe, riferito al dipinto della notte stellata di Vincent Van Gogh, che lo impegnò nella ricerca di "..quell'effetto vorticoso quasi cosmico che il dipinto produce...."

Discografia consigliata:
-Symphonies 1& 2 "Le Double", Barenboim, Orchestre de Paris, Erato
-Mètaboles/The shadows of time, Hans Graf, Orchestre National Bordeaux Aquitaine, Arte Nova
-L'arbre des songes/La Geole, Deux Sonnets de Jean Cassou/Mystere de l'istant, Hans Graf, Orch.Nat.Bord.Aquitaine, Arte Nova
-Ainsi la nuit, Dusapin, Arditti String quartet, Auvidis Montaigne
-Cello Concerto, Orchestre de Paris, Rostropovich, Emi
-Timbre, espace, mouvement ou la Nuit Etoilée, Orchestra National de France, Rostropovich, Erato 

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