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mercoledì 3 aprile 2013

Giovanni Verrando: Dulle Griet


Alla Biennale di Venezia del 2011 il compositore (nonchè direttore artistico della manifestazione) Luca Francesconi coniò il termine "mutanti" per dare una caratterizzazione al suo festival: sebbene parlasse genericamente delle mutazioni intervenute nella musica classica, l'obiettivo di Francesconi era quello di presentare una nuova generazione di mutanti, con caratteristiche avanzate, realmente in grado di spezzare definitivamente i legami che da più parti vengono riconosciuti allo sviluppo storico-temporale della musica colta. Tra queste una delle modificazioni "genetiche" più interessanti fu quella proposta dal compositore sanremese Giovanni Verrando (1965): completo nella moderna formazione del compositore verso i nuovi campi di applicazione aperti dai computers, Verrando propose un'accostamento elettroacustico di assoluto valore, dove si incrociano tutti gli attuali settori di ricerca del suono ed alcuni dei futuri percorsi della musica: spettralità da una parte ma anche esplorazione della parte inarmonica del suono, scrittura tipicamente "contemporanea" e studi rinvenibili della psicoacustica: con l'ausilio di un generatore di suoni tarato sugli scarti erratici, Verrando metteva insieme il filtering (il rumore di fondo di un apparecchiatura elettronica amplificata) e la partitura orchestrale (in verità fatta anche per piccoli ensembles), il rumore "bianco" e tracce di "saturazione" strumentale, riconducendosi perfettamente entro quel canale di ricerca che oggi è ambiguamente diviso tra centri di ricerca e pratiche quotidiane, dove l'IRCAM dà e prende lezioni dai Pan Sonic (Verrando afferma di aver utilizzato alcuni porzioni di suono di questi ultimi), cercando di definire a livello semantico qualcosa che ancora oggi suscita divisioni. Non a caso, Verrando ha cercato di ridefinire il ruolo dell'inarmonico nell'esperienza di nuovi strumenti che possono aiutare nella comprensione degli argomenti musicali trattati: assieme ad altri autori, ha anche scritto un libro "La nuova liuteria: orchestrazione, grammatica, estetica", in cui proietta le sue competenze ed il suo pensiero nella raccolta delle moderne tecniche di esecuzione inserite in un nuovo approccio con gli strumenti (specie quelli a corda), ma in generale la sua visione è interessantissima e meritevole di essere ascoltata con molta attenzione; a tal scopo vorrei segnalarvi i lunghi e significativi articoli che Giovanni ha scritto e reso disponibili sul suo sito*.
File:Mad meg.jpgDopo "Orchestral Works", magnifico lavoro registrato con l'orchestra sinfonica nazionale della Rai, Verrando pubblica per la Aeon un secondo volume delle sue composizioni, ispirandosi, in maniera diametralmente equivalente nel campo pittorico, al dipinto "Dulle Griet" (Margherita la pazza) di Bruegel: quello splendido e inquietante disegno contiene tutte una serie di figure minuziose che dovrebbero teoricamente rappresentare quella estrapolazione di abbinamenti di significato derivante dai suoni che deve andare oltre il semplice rifugio dell'ascolto "normalizzato", alla stregua di un'analisi dei caratteri e degli scopi di un quadro, in cui la timbrica è un fattore di esplicazione che dev'essere recepita senza remore e che può stabilirsi in modalità violente o allucinate. Ne deriva una sorta di nuova rappresentazione musicale dei suoni, in cui flauti amplificati e un pianoforte ansioso (le tre versioni di "Born Unicorn, remind me what we're fighting for"), violini incredibilmente speziati di fondi acustici con dinamiche ora vivide ora insonorizzate ("Quartet n. 3"), nonchè la loro combinazione (il contrasto stridente fatto dal Mdi Ensemble in "The rough detail celebrated by Andy Warburg") è la condizione necessaria per introdurvi ad una nuova versione di "Tryptich" per ensemble elettrico suonata con il Repertorio Zero, in cui ritornano in maniera preponderante i concetti di colorazione del rumore, eterofonia, ampliamento delle dinamiche degli spettri.


Note:
*http://www.giovanniverrando.net/writings.html

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