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martedì 10 aprile 2012

Cenni sulla modalità nella musica




La modalità nella musica è faccenda che si perde indietro nel tempo: si parla di antica Grecia per poi passare al maquam tipico segnalatore modale del mondo arabo per poi arrivare alla riemersione nel mondo occidentale grazie ai modi dei canti gregoriani: mettendo da parte in questa sede una trattazione storica e "tecnica" che è impensabile in sintesi, l'aspetto che vorrei sottolineare è che i modi sono stati utilizzati dagli uomini per esprimere i loro sentimenti, con una pari dignità rispetto alla tradizionale veste che le note musicali hanno sperimentato da sempre. Come dire, una via alternativa. Tutte le circostanze storiche ci riportano spesso ad un risultato univoco e cioè che il compositore attraverso l'uso dei modi, riusce ad avere una sorta di oracolo teso a scardinare l'ignoto del vissuto. Non solo, ma molti hanno cercato un'identità culturale ripercorrendo le radici storico-musicali imperniate sulla modalità. E' singolare come sulla base di una diversa suddivisione (combinazione) delle scale musicali si sia potuto arrivare alla conclusione che esistano punti tradizionalmente di contatto tra i popoli e scovare affinità reciproche.
Dahlhaus, il musicologo tedesco compì una delle prime ricostruzione storiche dell'argomento, sottolineando l'opera del teorico francese Aurelian of Roeme che pare abbia per primo organizzato la materia richiamando i principali modi, ma Dahlhaus fu attento anche alle suggestioni avvertite dai teorici nel tempo come Guido D'Arezzo, Adam of Fulda e Juan de Espinoza Medrano*: non era solo una questione di aspetti etici, ma anche di "sensazioni" da esprimere con un giudizio critico (vedi gli aggettivi usati dai teorici); in questi autori si avvertiva l'esigenza di collegare un sentimento, un trasporto a dei fattori musicali. E si badi bene, basandosi solo di quello che l'uomo aveva a disposizione...i suoni della voce. Tutto il medioevo esprimerà un impressionante arricchimento delle melodie e delle armonie ricollegate a fattori che da religiosi diventarono aspetti di vita quotidiana, ma la valenza popolare fu anche l'elemento fondamentale per la costruzione del "modo": si pensi alle tradizioni di provenienza non strettamente orientale come ad esempio il folklore irlandese o celtico che si baseranno su una loro incontrastabile e personale modalità. Si può affermare che la modalità fu un espediente fondamentale per la sopravvivenza morale e materiale degli individui prima ancora delle palesi prese di coscienza e responsabilità individuali dell'uomo alla fine del seiecento e che portarono alla nascita della tonalità e di un sistema quindi alternativo per raggiungere gli stessi bisogni. Sono molti gli episodi nella letteratura classica dell'Ottocento di un rinnovato interesse per i modi sebbene la tonalità offuscasse i tentativi di inserimento nella partitura: specie nell'epopea del nazionalismo romantico alcuni compositori avevano già implicitamente accettato di aderire alle teorie modali solo per il fatto che le loro tradizioni locali (si pensi alle composizioni dei cinque russi o alle aderenze arabe storicamente presenti nella Spagna del romanticismo) si fondevano nella scrittura classica occidentale creando di fatto un nuovo e direi indispensabile ritorno alla modalità  (seppur parzialmente celata nell'incrocio delle strutture musicali). Grazie ad artisti sinesteti come Scriabin o particolarmente sbilanciati nella ricerca oltre le regole della convenzionalità come Debussy che la modalità viene approfondita dal punto di vista musicale, con un rinnovato senso di estasi sonora che si nutre delle nuove scoperte che vengono attuate ancora su strumenti musicali che per scelta dei costruttori non possono esplorare la microtonalità. Nella prima fase del Novecento si crea una situazione strana dove le idee sono quasi prevaricanti rispetto ai mezzi e quelle più avanzate anche ritenute non necessarie, poichè da una parte compositori come Debussy erano affascinati da scale che venivano comunque ricavate dall'usuale mondo delle 12 note, e che cominciavano ad influenzare in maniera trasversale il nascente mondo del jazz americano grazie alle prime timide acquisizioni di Gershwin e Stravinsky, dall'altra, altri compositori propugnavano un'allargamento dei confini dello strumento attraverso l'uso dei toni nascosti (vedi le considerazioni di Busoni e di tanti pionieri dell'americanismo colto di inizio novecento), che comunque si rendevano conto anche delle infinite combinazioni e dell'inevitabile perdita di controllo della scrittura. Il più grande teorico della modalità, il francese Messiaen, ne stabilì nuove coordinate: impegnato come era dalla ricerca di una piena spiritualità da ritrovare nella musica e da una vera e propria simbiosi mistica rivolta non solo a Dio ma anche ai suoi portavoce, si dedicò a raccogliere i suoi studi sugli uccelli (il francese dichiarava la sua sottomissione alla rapidità di esecuzione dei suoni emessi, che è cosa impossibile agli umani...diceva) I suoi componimenti si percepiscono come emissari religiosi in grado di portare un benefico messaggio universale. Messiaen enucleò 7 modi e scoprì che ve ne erano alcuni che era impossibile trasporre (detto in termini molto semplicistici era impossibile esportare la scala del modo in un'altra tonalità producendo suoni diversi dalla scala modale di partenza) se non in un numero definito di volte; questi dovevano avere quel trasporto emozionale, caratteristica che doveva stabilire l'impegno di qualsiasi compositore per ricercare il perfetto suono di avvicinamento a Dio.  Nel jazz le maggiori evoluzioni sulla materia si ebbero grazie al trattato scritto dal compositore jazz George Russell , che con il suo "The Lydian Chromatic Concept of Tonal Organization" del 1953, impostava il proprio sistema partendo dai modelli greci, creando un sistema riproducibile e perfettamente calibrato sulle distanze dei suoni, trasponendo in maniera pressochè totale l'intera ottava allo scopo di ottenere risultati "emotivi" particolari: tutto il periodo "modale" del jazz composto dalle massime autorità jazzistica degli anni cinquanta/sessanta (Miles Davis, Bill Evans, McCoy Tyner, Hancock e soprattutto Coltrane, di cui sono famose le sue Coltrane Changes, variazioni singolari apportate sulla scala modale) porterà avanti per molti anni questo movimento come una delle più eclatanti e sensitive conquiste della musica: le improvvisazioni non avvenivano più sulle scale tradizionali, ma sulle scale ricreate dai modi: anche qui, grazie alla scelta del modo che spesso si concretizzava in un re dorico, si creò quell'effetto "sospeso", molto vicino all'ipnotismo della musicalità arabo-asiatica ed una seconda naturale incursione del jazz nella modalità dopo quella del blues, sebbene vissuta all'insegna dell'estasi mistica o non dell'esorcizzazione della sofferenza; tutta la ricerca melodica ed armonica sul tema fu uno degli sviluppi tecnici più importanti che il jazz offrì alla musica in generale e che oggi viene dimenticata in maniera troppo sbrigativa, poichè si pensa di averne esaurito il potenziale armonico che in realtà è molto più ampio di quanto si pensi**.


Note:
*Various interpretations of the "character" imparted by the different modes have been suggested. Three such interpretations, from Guido of Arezzo (995–1050), Adam of Fulda (1445–1505), and Juan de Espinoza Medrano (1632–1688), follow:
NameModeD'ArezzoFuldaEspinozaExample chant
DorianIseriousany feelinghappy, taming the passionsVeni sancte spiritus (listen)
HypodorianIIsadsadserious and tearfulIesu dulcis amor meus (listen)
PhrygianIIImysticvehementinciting angerKyrie, fons bonitatis (listen)
HypophrygianIVharmonioustenderinciting delights, tempering fiercenessConditor alme siderum (listen)
LydianVhappyhappyhappySalve Regina (listen)
HypolydianVIdevoutpioustearful and piousUbi caritas (listen)
MixolydianVIIangelicalof youthuniting pleasure and sadnessIntroibo (listen)
HypomixolydianVIIIperfectof knowledgevery happyAd cenam agni providi (listen)


**Al riguardo, vorrei segnalarvi l'opera del pianista ed insegnante Giuseppe Perna, (che ho scoperto come mio lettore), che ha approfondito la materia con un suo "Trattato di armonia modale": tensione e distensione tonale" e con alcuni lavori musicali perfettamente in tema a cui vi rimando tramite il suo sito http://www.armoniamodale.blogspot.it/.

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