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venerdì 30 marzo 2012

Chitarre alla prova del tempo


Terzo capitolo per questa "anomala" collaborazione tra tre protagonisti dell'avanguardia musicale; si parla di tre chitarristi conosciuti per la loro stranezza artistica: il giapponese Keiji Haino, un veterano della scena avantgarde internazionale, la mente creativa rotolante di Jim O'Rourke e l'australiano di origini ebraiche Oren Ambarchi. Pur non essendo un grande appassionato di certi generi musicali (il metal lo trovo un'irriverente esercizio di violenza strumentale), questo incontro mi permette di poter spendere due parole sugli artisti in questione e sul ruolo della chitarra elettrica modificata. I tre musicisti avevano esordito con "Tima Formosa" nel 2010, bissando l'episodio l'anno successivo con "In a flash everything..........." (titolo abbreviato perchè lunghissimo) con annessi shows dal vivo (qualcosa la trovate anche su youtube): ci si avventura nei territori dell'avant-metal, punto comune delle carriere che singolarmente hanno avuto anche altre evoluzioni. "Imikuzushi" è soprattutto un lavoro che risente dello stile di Haino, con O'Rourke al basso e Ambarchi alla batteria!!
Musicista sconosciuto anche nel suo paese d'origine, Keiji Haino è stato da sempre un fautore del "nervosismo" chitarristico: distorsione di fondo in jams psichedeliche che accompagnano la sua voce fantasma, che passa dal lamento (in lingua) alle urla da funerale. Riprendendo la completa scheda biografica fatta da Scaruffi ....."Purtroppo Haino ha il difetto di registrare qualunque cosa gli passi per la mente, e senza rifletterci su. Il risultato e` una valanga di musica in gran parte inascoltabile o semplicemente mal registrata. Avesse condensato le sue intuizioni in un disco doppio, ne sarebbe venuto fuori uno dei capolavori della musica del Novecento. Cosi` com'e`, invece, la sua discografia e` quasi tutta da buttare......" . Sta di fatto che Haino è comunque un precursore dell'avanguardia abbinata al rock e memore dell'esperienza fatta dalla psichedelia americana dei sessanta (Doors, Blue Cheer, etc.) ha rinforzato il fattore catartico della sua musica, con le sue iniezioni "malate" di distorsione chitarristica. E comunque è uno di quelli  fedele alla chitarra elettrica, senza le manipolazioni di cui invece sia O'Rourke che Ambarchi si sono nutriti, specie agli inizi carriera. Spesso mi sono chiesto sulla validità dei risultati raggiunti, dato che per esperienza comune è impossibile riconoscere che i suoni ascoltati provengono da una chitarra: molta avanguardia ha sperimentato con tecniche estese ma senza togliere la personalità del suono dello strumento. Il problema è fino a che punto ci si può spingere nell'affermazione che, manipolando i suoni tramite processori o altri aggeggi, siamo di fronte ad una nuova ed ancora più articolata tecnica di estensione della chitarra? Se il timbro della nostra voce fosse modificato, potremmo dire di avere ancora quella caratteristica? Sembrerebbe più opportuno prendere in considerazione un "nuovo" strumento, che parte da quello tradizionale ed accettare l'ipotesi di un nuovo repertorio. (a questo proposito, mi piacerebbe un parere dei lettori).
Jim O'Rourke è uno di quelli che ha da sempre sperimentato per cercare un punto d'incontro tra generi diversi: nato nella scena rock di Chicago alla fine degli ottanta (era il chitarrista degli Illusions of Sanity e gli Elvis Messiahs) Jim incrocia da subito collaborazioni jazz (valide quelle con Henry Kaiser) e tentativi di trasferire nella sua musica il bagaglio "modernista" dei compositori classici in àmbiti diversi: se per il jazz la sua chitarra risente della lezione di Derek Bailey, per la classica lo stesso si rifà ai concetti di Stockhausen per quanto riguarda l'uso dell'elettronica, a Russolo e Henry per l'inserimento dei rumori e dei suoni concreti, a Cage per l'indeterminatezza delle battute e la "preparazione" della chitarra. Ne deriva una mente in continua evoluzione con molta produzione assolutamente sperimentale che fa della costruzione sonora un'elemento fondamentale da sovrappesare rispetto ad una naturale enfasi sullo strumento. Fin dal suo primo album ufficiale (solo in vinile) "Remove the need" del 1989, O'Rourke dimostra una chiara passione per la cacofonia e per la ricerca di un "new sound" di raccordo. In tutta la prima parte dei novanta si proietta come una delle più sapide ricette musicali di interplay tra generi: se "The ground below above our heads" è più affascinante nelle parti "concrete", "Tamper" ha un'incredibile fascino (quasi ascetico) nella creazione del drone sounds che permea gran parte delle tre suites e che si avvale della manipolazione fatta su alcuni strumenti acustici (violini e celli). "Disengage" sviluppa ancor di più l'effetto ipnotico sulla base temporale, rifacendosi a modelli raga-minimalisti: se per molta critica questo lavoro costituisce uno dei punti d'arrivo dell'avanguardia partita dal rock, allo stesso tempo altra eccepisce la dovuta mediazione stilistica che passa anche per una perdita di originalità ben evidente negli episodi rivolti a Cage, nei quindici minuti di assoluto silenzio della seconda parte di "Mère", ma qui il discorso teoricamente si complica, poichè è evidente che trattasi di elementi del passato da ricostruire, il difficile è creare una formula personale innovativa: probabilmente i critici saranno tutti soddisfatti con "When in vanitas" con i Brise-Glace, in cui le influenze sono totalmente diluite nell'improvvisazione che passa anche attraverso un'utilizzo della chitarra senza manipolazione dei suoni. Con "Terminal Pharmacy" del 1995 termina la fase "colta" del chitarrista di Chicago che intraprenderà percorsi diversi: 
1) con "Happy days" e il successivo "Bad timing", O'Rourke svolta a favore di un sound arpeggiato alla maniera di John Fahey; 
2) l'esperienza comunque durà poco perchè con "Eureka" e i successivi lavori per la Drag City, Jim, facendosi prendere dal ritorno di interesse per il pop orchestrale, sembra diventare un nuovo Van Dyke Parks dei tempi moderni. 
Le collaborazioni frattanto continueranno circondato sempre da musicisti importanti (fra le tante le più interessanti sono quelle con Mats Gustaffson in "Xhiloponen Virtuosen"), ma una nuova svolta arriva con "The visitor", una lunga suite di 38 minuti interamente autosuonata, in cui O'Rourke attingendo da fonti apparentemente meno nobili (il folk evocativo alla Fahey, le reminiscenze pop sperimentate qualche anno prima, un piano in impostazione rock-new age, ventate country) assieme ad alcuni passaggi che tendono al jazz, tira fuori un gradevolissimo "cofanetto" musicale.
Mettendo da parte le collaborazioni più sbilanciate sul drone metal effettuate con i Sunn OO)) e le tante profuse con altri musicisti di avanguardia (tra i quali i chitarristi Keith Rowe e Christian Fennesz), l'idioma fondamentale di Oren Ambarchi si sviluppa negli episodi discografici della Touch Records: se "Insulation" era un campionario non ancora maturo di suoni cacofonici, sarà "Suspension" che fisserà il suo standard originale: ci troviamo di fronte ad un musicista "ambient" che costruisce il suo sound con una chitarra notevolmente modificata da apparati elettronici. se è vero che alcuni passaggi si rivelano statici, è anche vero che il pregio di Ambarchi è il modo con cui usa le cadenze delle note; quando il compito è quello di essere più espressivi, lo stesso manda giù combinazioni continue di suoni che si susseguono senza nessun rispetto dei tempi. Negli albums successivi "Grapes from the estate" e "In the pendulum's embrace", gli esperimenti saranno arricchiti da organo, archi, piano, percussioni, sapientemente dosati con leggere tecniche "glitch". Oltre a delle outtakes risistemate organicamente e un'altra collaborazione insapore proprio con O'Rourke "Indeed", Ambarchi ha pubblicato il suo nuovo lavoro "Audience of one" un paio di mesi fa: si incominciano a notare dei cambiamenti nella struttura musicale che sembra aprirsi a nuove raffinatezze armoniche, ma con il dubbio di aver perso qualcosa in termini di originalità.
Discografie consigliate:

-Keiji Haino:
-Live I, con i Fushitsusha, 1989

-Jim O'Rourke:
Remove the Need, Complacency 1989
The Ground Below Above Our Heads (Entenpfuhl 1991)
Tamper (Extreme Records 1991)
Disengage (Staalplaat 1992)
When in Vanitas... (Skin Graft 1994)
Bad Timing (Drag City 1997)
Eureka (Drag City 1999)
The Visitor (Drag City 2009)

-Oren Ambarchi:
Suspension, Touch, 2002
Grapes from the Estate, Touch, 2004
In the Pendulum's Embrace, Touch, 2007

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