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venerdì 3 febbraio 2012

Umori Nordici e operazioni di Ricomposizione: Tord Gustavsen e Jon Balke





Affermatosi con il suo primo cd “Changing places” , Tord Gustavsen e il suo trio è diventato una delle realtà più apprezzate dell’Ecm record: sentirlo è un’esperienza “normale” e “spiazzante” allo stesso tempo, normale perché al primo impatto sembra di essere di fronte ad un pianista che suona molto semplicemente, senza pretese di virtuosismo, spiazzante perché Tord usa invece le singole note appositamente in maniera rallentata o con accordi "romantici" con uno stile personalissimo: di fondo somiglia al Jarrett più lento, quello degli standards tanto per interderci, ma con un tocco ancora più nostalgico, usa il trio in maniera interattiva, è attentissimo alle dinamiche degli strumenti, e i suoi due partners abituali fondono a meraviglia le lezioni del compianto Motian alla batteria (Jarle Vespestad) e della scuola LaFaro e successori al contrabasso  (Mats Eilertsen, vedi mio post precedente): il potere di Tord sta proprio nel dosare il tocco al piano sotto un fondo ritmico “acceso” che gli consente di poter spaziare la sua melodia tra rintanamenti da camera, pseudo valzer fatti di ombre sudamericane o addirittura afflati jazz-rock (mi fa venire in mente quell'ibrido blues seminale che  Mike Bloomfield e Al Kooper usavano nello shuffle di Harvey Brooks). Come scrive Luca Vitali su AllaboutJazz Italia: ....Ogni nota nella sua musica è essenziale e indispensabile al tempo stesso, una continua ricerca del "minimo" come forma solida dell'arte musicale. Una ricerca melodica che fonde elementi del folk scandinavo a musiche etniche di derivazione africana e caraibica......"
Con “Being there” del 2007 Tord ha fatto un passo avanti, smorzando parzialmente la melodia a favore di un incantevole alone di mistero misto a nostalgia, misurato sulle note del piano (splendida a tal proposito è “Vicar Street”, potrebbe considerarsi la sua “signature” song); tuttavia questo leggero spostamento non fu ben capito dalla critica che era alla ricerca di un nuovo modello Jarrettiano, così come ancora più incomprensibile fu il successivo “Restored Returned” che inseriva il sax di Tore Brumborg in funzione rafforzativa della melodia più che in funzione improvvisativa e in alcuni brani la vocalist Kristin Asbjornsen, che gli conferiva una connotazione jazz-pop. Gustavsen era semplicemente alla ricerca di un patchwork più completo, che comunque rispettasse le sue prerogative di espressione. “The Well” continua in quest’ultimo senso, fornendo ancora una prestazione che si divide in episodi che rientrano nello standard del pianista (spesso dando l’impressione di un leggero autocompiacimento) ed altri più “sperimentali” (che versano nelle sonorità più oscure e misteriose prodotte dagli strumenti, come nelle due versioni di “Communion”).

Il progetto Batagraf del pianista Jon Balke è invece basato su una completa decostruzione e ricomposizione dei suoni della world music attraverso la visuale del jazzista: l’operazione cerca di avvicinare le sonorità della world music di stampo elettronico (quella tipicamente basata sulle caratteristiche impostazioni di ritmo di Jon Hassell) a quelle realmente “etniche”  (ottenute attraverso l’inserimento di canto e di strumenti forgiati per l'occasione): in “Say and play” le trame di incastro sembrano però lasciare troppo tempo alla tecnica di composizione, dimenticano di dare un’anima al progetto, quello spessore e quel  fascino che rivestiva il suo predecessore “Statements”. 

Dal punto di vista della disciplina etnica, certamente Balke ha realizzato il suo capolavoro in “Siwan”, raccolta di poesie e musiche unite dalla collaborazione dell’artista marocchina Amina Alaoui, che aveva un più ampio raggio di azione: con l’ausilio di una formazione da camera (Barokksolistene) e l’apporto in carne ed ossa di Hassell che si introduce ogni tanto nell’ambientazione della Alaoui, con il suo connubio tromba/elettronica che eccheggia primitivismo, ”Siwan” raccoglie le tradizioni più vere in un viaggio che attraversa mezzo mondo andando dal medio Oriente alla Andalusia (viaggio reso possibile grazie alle radici musicali della Alaoui, vedi mio post preced.), con alcune memorabili intersezioni tra contrappunto bachiano e melodie folkloristiche che sembrano rimandare a certi adattamenti di stampo celtico (“A la dina dana”); qui Balke è il conduttore che unisce l’ambientazione “cameratistica” a favore di un suono moderno ma immedesimato profondamente nelle tradizioni: uno dei dischi etnici più belli di sempre. "....Il mio intento non e' quello di sfruttare la musica di altre culture: ho vissuto esperienze fantastiche nelle strade, nelle piazze dell'Asia e dell'Africa, ma tornando a casa ho sempre provato a dimenticarle, cercando di capire invece su quali criteri quelle culture fossero state costruite. Per capirle occorre spostare il centro dell'attenzione: nelle musiche non occidentali si da' risalto alla presenza, alla concentrazione e allo stato d'animo degli esecutori, non si cerca di focalizzare la tonalita', le scale, i pattern ritmici e quant'altro noi pensiamo...."
Un bel risultato per un musicista che proveniva dal jazz, quello che si inseriva nella corrente dei nuovi giovani nordici amanti delle orchestre e dell’elettronica: Balke già si evidenziava per l’aggiornamento che forniva con la Magnetic Orchestra agli slanci compositivi memori di Gil Evans, unendo quello stampo musicale con aggiunta di elementi vicini agli esperimenti di Zawinul, di connotazioni di umore nordico e “freschi” effetti di manipolazione elettronica. Ma anche lì evidenziava il suo pianismo “essenziale” (per certi versi simile a quello di Gustavsen) e la passione per le inflessioni “classiche”. Il suo unico album in solo “Book of velocities” realizza sapientemente tutte queste spinte fornendo uno dei pochi ritratti ben calibrati sul suo strumento principale.

Discografia consigliata:

Tord Gustavsen
-Changing places, Ecm 2003
-Being there, Ecm 2007
-Restored Returned Ecm 2009

Jon Balke
-J. Balke & Magnetic Orchestra, Kyanos, Ecm 2002
-Diverted travels, Ecm 2004
-Statement, Batagraf, Ecm 2005
-Book of velocities, Ecm 2007
-Siwan, Ecm 2009 

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