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lunedì 20 febbraio 2012

Robert Glasper Experiment: Black Radio



Gli incroci tra jazz e soul si perdono nella memoria storica della musica: se consideriamo il soul come canto dell'anima dovremmo riferirci a personaggi storici del blues arcaico o del jazz come Billie Holyday; dal punto di vista più propriamente musicale il primo artista che per primo seppe coniugare le istanze delle orchestrine jazz swinganti con l'arrichimento del blues attraverso la sua elettrificazione (che doveva fare i conti anche con la nascita del rock'n'roll) fu Ray Charles, ma i connotati dominanti del soul odierno sembrano passare più da quelli espressi negli settanta da una frangia di artisti che grazie alle nuove tecnologie sugli strumenti a tastiera e ad un nuovo modo di concepire le tematiche del canto soul, posero le basi definitive di un nuovo corso della musica di colore. Esplicazioni di questo concetto furono lo Stevie Wonder di "Innervisions", Gil Scott Heron di "Winter in America" e "From South Africa to South Carolina", e il Marvin Gaye di "What's going on"; nei primi due riveste notevole importanza il nuovo uso delle tastiere "liquide" (inaugurato nel jazz da Zawinul e Hancock) che producono suoni riverberati (con effetto quasi da vibrafono) ed ovattati, compiendo il primo passo verso una insonorizzazione low-fi, circostanza che sarà un mezzo perfetto per esprimere istanze tematiche più serie rispetto ad una semplice canzone d'amore: Wonder lo faceva in maniera autonoma, Gil Scott Heron era coadiuvato da Brian Jackson. Gaye invece puntava su una dolorosa e straniante orchestra di violini tramutata in soul jazz per manifestare le sue difficoltà: fu anche con questi dischi affamati di sociale che vennero scremate quelle banalità di molte tenere songs dei soulmen della generazione precedente, d'altro canto i movimenti rap e hip hop avevano precedenti "musicali" che scaturivano anche da quelle esperienze: pensate alle voci popolari che attraversano "Living for the city" (che anticipano la cultura di di interazione di strada degli hoppers) o le poesie in stile rap di Gil Scott Heron. Questi tre/quattro albums sono pietre miliari del genere poichè codificano un nuovo linguaggio, quel linguaggio che il pianista jazz Robert Glasper con "Black Radio" tende a riesumare attraverso un ideale incontro tra il suo modo di vedere il jazz e tutto quello che la storia musicale recente gli ha messo a disposizione. Glasper ha puntato più che sull'innovazione di pianismo (sebbene la sua carriera sia partita in trio in gran spolvero con "Mood"), sull'innovazione di prodotto, cioè creare qualcosa che sia agevolmente riconducibile ad una summa personale di quello che la musica nera ha attraversato negli ultimi 40 anni di vita. Con la collaborazione quasi obbligata dei più famosi artisti del settore rap/hip hop/nu-soul (Erykah Badu, Bilal, Lupe Fiasco, Lalah Hathaway, Shafiq Husayn, Mos Def, Musiq Soulchid, etc.) Glasper rielabora la storia di un certo soul americano per immedesimarsi con la storia del soul recente e di cui sente il bisogno di considerarsi parte integrante: la bravura di Glasper sta nel saper risaltare note ed accordi di piano in uno stile lounge efficace, note "melodiche" senza tempo che si pongono come base descrittiva della musicalità "contrastata" raggiunta dalla black music di oggi; ne viene fuori un prodotto che è somma delle parti, poco banalizzato, che è anche frutto della sua visuale artistica tendente a dare maggiore dignità ai nuovi movimenti "black", attraverso l'occhio "colto" del jazz.


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