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mercoledì 14 settembre 2011

James Carter e il sassofono nell'ambito classico




Il jazzista James Carter ha di recente pubblicato il suo primo tentativo di incursione nella musica colta "Carribean Rhapsody", collaborando con il compositore Roberto Sierra al suo concerto per sassofono: Carter ha posto in essere un'operazione datata, in cui il suo eccellente status di musicista spesso deve fare i conti con una scrittura compositiva (quella classica) che non è sempre all'altezza dell'abilità tecnica ai suoni. E' un concerto comunque che affonda le sue basi nella cultura classica europea di fine ottocento ed inizio novecento e questo mi dà lo spunto per fare il punto della storia. Il sassofono, per tutto l'ottocento, pur esistendo grazie ad Adolph Sax, non fu preso pienamente in considerazione (Berlioz ne decantava le qualità utilizzando 12 sassofoni nei suoi "Chant Sacrèe", molti altri compositori ne tentarono un approccio romantico). Si trattava di scoprire a pieno quelle potenzialità che potessero inserirsi in un adeguato contesto: perciò se nel periodo romantico veniva usato in forma di concertino, suite, fantasia, variazioni (in tal senso c'è un ottima rappresentazione fatta dal sassofonista Claude Delangle in "Historic Saxophone") è solo nel nuovo secolo che se ne cominciano ad allargare le prospettive grazie ad una scrittura di tipo orchestrale che si stringeva attorno alle prime vere evoluzioni virtuosistiche allo strumento (molto più usato era il sax alto); questa combinazione con l'orchestra dominò i primi cinquanta anni del novecento dando vita alla stragrande maggioranza del repertorio in circolazione: l'attitudine stilistica di Debussy fu uno di quegli impulsi che sviluppò il sassofono in concertazione rimarcando un gusto tipicamente francese, anzi si può affermare che è grazie ai compositori francesi (impressionisti, neoclassici, etc.) che il sassofono acquista un primo vero livello di emancipazione, con qualche eccezione al di fuori di quei confini (Glazunov, Villa Lobos, Hindemith e pochi altri). Di lì a poco si sarebbe sviluppato il jazz in America e compositori come Gershwin cominceranno nelle loro opere migliori ad utilizzarlo secondo gli schemi di raccordo "jazzistico". Non è lo scopo di questo articolo sottolineare che sarà proprio il jazz a dare la migliore veste al sassofono e a ricavarne musicalmente i contorni migliori, ma certamente è necessario ricordare che di fianco alla scuola francese se ne creò un'altra parallela, quella americana, che avrà modo di consolidarsi non solo attraverso l'uso concertistico dello strumento, ma anche con la prospettiva di un maggior intimità musicale in duo o quartetto e con la presenza di uno strumento a legare (di solito il piano): in questa prospettiva si va quindi dai lavori di Gershwin a quelli di Creston, Hovhaness, Carter fino a Glass.
Ma dopo il 1950, il concerto perde di interesse e viene accantonato da una produzione musicale basata su altre forme concertanti (come detto prima), ma soprattutto si distinguerà per creazioni "solitarie": in tal senso si svilupperà anche per il sassofono quella corsa alla ricerca timbrica che vedrà autori come Berio, Scelsi, Grisey da una parte e Stockausen e Cage dall'altra puntare il dito su una nuova impostazione di suono, del tutto svincolata dai canoni tradizionali, ciascuno seguendo le proprie innovazioni; Berio per le sequenze, Scelsi per l'orientalizzazione dei suoni, Stockhausen per i suoi contrasti (in realtà "In Freundschaft" fu scritta originariamente per clarinetto) e Cage per la sua indeterminatezza (anche qui notevole è stato il lavoro recente fatto da Ulrich Krieger per presentare versioni aggiornate di composizioni scritte per altri strumenti). Quasi dimenticato il sax basso se non fosse per gli episodi di "Maknongan" di Scelsi e per le armoniche di "Anubis-nout" di Gerard Grisey. In Giappone il sassofono si misurerà tra vecchio e nuovo attraverso le composizioni avanguarde di Tore Takemitsu e quelle recenti, più occidentalizzate e multistilistiche di Takashi Yoshimatsu.
Il jazz, che aveva ormai effettuato all'epoca del free un'esplorazione tonale/atonale completa dello strumento, cominciò a seguire le orme dei compositori classici grazie all'apporto della musica "creativa" di Chicago che cominciava ad intersecarne le strade. (vedi miei post precedenti su Roscoe Mitchell, Antony Braxton, etc.)

Discografica consigliata:
-Historic Saxophone, Claude Delangle, Bis
-Saxophone Concertos, Harle, Emi Classics
-Le French Saxophone, Rakhonen, Bis
-American Saxophone Music, Alex Mitchell, Naxos
-The American Muse: a century of American Music for Saxophone quartet, Electra
-The solitary Saxophone, Claude Delangle, Bis
-A cage of Saxophone, 4 vol., Ulrich Krieger, Mode R.

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