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sabato 11 giugno 2011

Il contrabbasso duttile ed eterogeneo di Dave Holland


Charlie Mingus diede una nuova dimensione al “gigante” (riferendoci alle dimensioni del contrabbasso): da strumento di mero accompagnamento lo fece diventare strumento solista; sviluppando le tecniche di esecuzione riuscì per primo a capire le potenzialità di uno strumento che apparentemente non si prestava a particolari progetti di approfondimento; e si trattava di una dimensione che poteva emergere anche e soprattutto in formazioni allargate. Ritmicità e libertà espressiva (leggasi improvvisazione free) furono le prime credenziali che il contrabbasso ottenne grazie a Mingus. Si aprì un “varco” nelle possibilità espressive, poiché lo strumento poteva essere usato sia in maniera percussiva per sostenere una base ritmica, sia in modalità “riflessiva” per diventare protagonista di un pensiero. I principali contrabbassisti da Mingus in poi, svilupparono una concreta capacità di comporre, che accompagnava le evoluzioni che il basso attraverserà intorno agli anni sessanta, anni in cui tutti i musicisti dovettero fare i conti con la novità dei bassi elettrici: prima che questa svolta avvenisse, era ormai norma ascoltare anche nel jazz il basso “free”, il basso “pizzicato”, quello”riflessivo”, ecc. Senza dubbio la novità nel jazz era anche il frutto dell’avvicinamento degli insegnamenti classici che sullo strumento avevano già realizzato una notevole letteratura al riguardo. L’introduzione degli strumenti elettrici portata alla ribalta da Miles Davis alla fine dei sessanta comprenderà anche le diversità dovute dal passaggio da basso acustico a basso elettrico: “Filles of Kilimanjaro” rappresenta il primo vagito di Dave Holland nel mondo del jazz che conta: inglese di nascita, americano di adozione, Holland agli inizi della sua carriera affronta con molta duttilità queste evoluzioni: oltre ad essere il bassista elettrico di Davis fino a “Live Evil” (coprendo quindi il periodo storico centrale del jazz elettrico), Holland cerca anche di esplorare le possibilità non convenzionali del contrabbasso (con collaborazioni sperimentali con personaggi come Derek Bailey) e di misurarsi con una formula musicale che tenda ad evidenziare il basso come struttura portante di una composizione, che possa in modo originale caratterizzare lo sviluppo del brano, sfruttando in tal senso regole semplici che inevitabilmente risentono dei progressi ritmici mutuati dalla musica rock. Holland nel jazz estremizza l’attacco (cioè l’incrocio di note di basso e batteria che introduce un brano) e poi allo stesso tempo inventa il “mainstream”, facendo confluire nel suo bebop moderno, elementi di swing e free jazz. Con semplici idee di concezione, riesce a coniare una formula efficacissima che permette non solo di donare una diversa dinamica al contrabbasso, ma è in grado di servire a meraviglia l’attività degli altri strumentisti (sassofoni, trombe, vibrafoni, etc.) Holland ha avuto una carriera trionfale nell’Ecm R. in cui ha passato quasi trent’anni a registrare con dischi di assoluto valore, costruiti su una consolidata struttura ritmica dove spicca il suo valore ma anche le splendide scorribande solistiche dei suoi comprimari, (tra cui il famoso quartetto degli ottanta). Questo cammino è stato quello prescelto per gli anni a venire, senza quasi mai virare stile di un centimetro, se non parzialmente negli episodi del gruppo Gateway (con Abercrombie e DeJohnette) o nell’esperienza “colta” al violoncello di “Life Cycle”.

Nell’ultimo decennio Holland sta tentando di espandere la sua filosofia musicale in ensemble con più elementi, andando verso organici che possano riprodurre l’idea di trovarsi davanti a delle big bands: questa ricerca, certamente valida sulla carta, sta avendo esiti alterni, poiché la necessità di coordinare più elementi toglie essenzialità emotiva alla sua proposta, rendendola un tantino più complessa, in una sorta di vizio di forma.

Discografia consigliata:

Tutta la discografia a suo nome comprese le collaborazioni, gli albums con Miles Davis e quelli con i Gateaway.

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