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domenica 12 giugno 2011

Giel Vleggaar: Orchestral Works



I compositori delle ultimissime generazioni pagano un alto tributo alla musica non strettamente appartenente al raggio "colto": la circostanza di essere nati nell'era di maggior peso della musica pop o rock, in quella di approfondimento del jazz, senza dimenticare la prospettiva aperta dall'ambientale, è una evenienza di non poco conto: la composizione post-moderna di cui si parla tanto, si basa proprio sulla commistione della scrittura classica con elementi (più o meno evidenziati) di quelle culture. Il compositore Giel Vleggaar (1974) mi sembra uno di quelli più interessanti: l'etichetta olandese della Etcetera ha pubblicato il suo primo disco di lavori orchestrali, dove vengono evidenziate le caratteristiche di cui si diceva: Vleeggar usa l'orchestrazione classica miscelando (a seconda del tema) istanze che, stando alla cronaca dell'ascolto, sembrano rinvenire tanto dalla robustezza di Stravinski che da quella insinuante di Gil Evans, con una predilezione per artisti rock come Prince (sembra che "Parade" sia l'album che abbia scioccato il giovane compositore) o il danzabile Barry White. In "Orchestral Works" c'è proprio una composizione, "Dead as disco", dove Vleggaar cerca di ricostruire musicalmente il declino subito dalla dance music degli anni ottanta, con un opportuno collage di elementi: sebbene personalmente sarebbe opportuno approfondire criticamente questo concetto, il fattore musicale è alquanto ben costruito e convalida l'idea che gli incroci tra generi (in realtà già da tempo in vigore) quando sono ben supportati dalla creatività dei compositori possono funzionare. Per il momento Vleggaar ha trovato riscontro nel settore della musica orchestrale, ma forse sarebbe anche opportuno considerare i lavori fatti agli strumenti in ensemble che spesso mostrano il lato più vicino alla composizione jazzistica (per questo vi rimando al suo sito ove è possibile ascoltare in streaming tutta la sua produzione).
Il lavoro di raccordo tra i generi non è esperimento semplice, anzi, per poter aspirare a qualcosa che possa essere realmente ricordato e non diventare un semplice crogiuolo di stili poco originali, è sottinteso che la preparazione multifunzionale dei compositori odierni può essere non sufficiente: è ancora richiesto quel "genio" che li possa far diventare elementi distintivi nella marea delle proposte musicali di quel genere. "Orchestral Works" è quindi un lavoro che tenta di riaffermare l'umiltà delle fonti sonore cercando negli ingredienti della composizione aspetti emotivi (che al momento non sembrano ancora maturi e prevalenti), ma costituisce sicuramente un valido inizio per le velleità artistiche dell'autore olandese verso la compenetrazione stilistica che costituisce la sfida futura delle nuove generazioni "classiche".

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