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sabato 15 giugno 2019

Francois-Bernard Mache nella rete dei contributi interdisciplinari


Intorno al 1940 Olivier Messiaen cominciò a porsi il problema delle relazioni tra il canto degli uccelli e la metrica antica della poesia greca, dopo aver creato un linguaggio crittografico tra toni e alfabeti: come per gli umani, anche gli uccelli fornivano un linguaggio; si trattava solo di raccogliere prove della loro influenza sull'espressione degli autori greci. A ridosso di Messiaen ci fu un suo allievo che precocemente raccolse questa sfida: Francois-Bernard Mache formalizzò la sua analisi sui papiri di Alcmane (vissuto all'incirca 650 anni prima di Cristo), sulla successione irregolare delle sillabe della sua poesia e sulle fonti di ispirazione del poeta, andando oltre quanto intuito da Messiaen; non solo fu convinto dal legame tra le pernici (oggetto dell'osservazione) e la poesia di Alcmane, ma si convinse anche di quanto scritto dai poeti a proposito di un legame influente tra il canto umano e il canto delle pernici. La scoperta di Mache si estese a molta letteratura greca antica: era possibile enucleare tracce di mitizzazione della specie animale aventi la caratteristica di un proprio naturalismo sonoro. 
Mache è uno dei creatori di musica più innovativi del Novecento: potrebbe stare accanto a figure come Xenakis o Stockhausen, quanto alla forza delle sue ricerche. Ha approfondito le sue competenze in musicologia, in estetica e in linguistica, diventando ciò che il titolo di uno splendido libro di contributi appena pubblicato per Hermann, afferma: "le compositeur et le savant face à l'univers sonore".  Mache è depositario di parecchie innovazioni: quella di aver creato una zoo-musicologia, di essere stato il primo precursore dello spettralismo (con Le son d'une voix nel 1964) e di aver scritto Music, Myth and nature or The dolphins of Arions, un libro in cui si evince gran parte del suo pensiero e delle sue ricerche, che è diventato una sorta di bibbia sull'argomento al pari di libri come Traité des objets musicaux di Schaeffer e The Soundscape di Murray Schafer. Quella di Mache è una visione unica, supportata da indagini anche scientifiche, che nel corso degli anni si è arricchita dei miglioramenti delle tecnologie utili per comporre musica: Mache è stato uno degli artefici della musica concreta francese, quando nel 1959 raccoglieva i nastri di Prélude, ma poi ha compiuto un percorso attentissimo della composizione, in cui ha sfruttato le potenzialità dei campionatori e degli ensemble; bisogni compositivi strettamente collegati alla sua ricerca. 
Edito sotto la direzione di Marta Grabocz e Geneviéve Mathon, il testo Francois-Bernard Mache, le compositeur et le savant face à l'univers sonore raccoglie i contributi di compositori illustri (lo scomparso Jean-Claude Risset, Bruno Giner, Etienne Kippelen, Eric Maestri), musicologi e professori universitari (Apollinaire Anakesa, Alessandro Arbo, Georges Bériachvili, etc.), studiosi di filosofia e letteratura (Frédéric De Buzon, Jérome Cler, etc.), ricercatori di culture musicali e di tecnologie (Jean During, Hollis Taylor, Dario Martinelli, etc.). Tutti gli argomenti ruotano intorno ad un incontro con Mache organizzato a Strasburgo nel novembre del 2015 e ad una tavola rotonda di Parigi in ottobre dello stesso anno, di cui troverete ampia documentazione aggiuntiva rispetto agli scritti individuali, in un dvd allegato al libro, con 6 esecuzioni di composizioni di Mache e i dibattiti relativi agli incontri. 
La materia viene divisa in cinque parti: l'estetica compositiva (tra cui emergono gli scritti di Risset e Bériachvili), la zoomusicologia e i canti degli uccelli (in cui ravvisare tutti i collegamenti con le musiche mitiche), gli archetipi e i modelli di dialogo (che permette di conoscere in profondità le ricerche di Mache in Oriente e Africa), l'ecologia sonora e l'eco-mitologia (un paio di studi bellissimi che permettono di evidenziare le differenze del pensiero di Mache rispetto a quello di un Murray Schafer o di un Cage), le musiche miste e spettrali (che consentono di inquadrare tutta la produzione dell'autore in funzione dell'uso dell'elettronica, con analisi interpretative e spettro-morfologiche di Sopiana).
Il nuovo testo raccoglie, naturalmente, anche stralci del pensiero di Mache, espresso a fine 2017 da Mache in un nuovo libro (Le sonore et l'universal: ecrits au tournant du XXIe siécle, edito Archives Contemporaines Editions), con una miriade di intuizioni degli autori scriventi; ma la lettura attenta si pone anche come standard evolutivo: colpisce quanto si sta facendo nei laboratori di acustica di alcune università, che stanno approfondendo la raccolta dei segnali degli uccelli (profuse in siti archeologici, nelle stagioni più feconde per il recepimento dei versi, in cui studiare ciò che succede quanto a variazioni di distribuzione spaziale, di timbri e ritmi sotto scelta di determinate condizioni e manipolazioni); l'analisi si unisce alla filosofia, all'antropologia e alla capacità di decodificare i misteri della comunicazione acustica degli animali, in modo da poter raggiungere un risultato improspettabile, ossia interferire con loro nella funzione compositiva. 
Per coloro che sanno poco o nulla di Mache, consiglio vivamente di abbinare la lettura di questo libro all'ascolto della sua musica: il dvd vi dà un aiuto insufficiente nel riconoscere la piattaforma dei mezzi profusi da Mache, sebbene le esecuzioni dei brani presenti siano di alto livello (Kengir, Figures, Phénix, Trois chants sacrés, Manuel de conversation, Aliunde); ci sono in realtà dei cds monografici che Mache ha pubblicato nel passato (e che vi riporto in nota*), con composizioni che potete anche apprezzare su video amatoriali youtube o nelle piattaforme digitali. Vi accorgerete del privilegio accordato ad alcuni strumenti (clavicembalo e percussioni) e scoprirete l'impianto di uno stile che, per forza di cose, ha nelle mani dell'interprete la sua più grande risorsa (deve essere il medium che apre le porte della comprensione). 
Mache punta all'estremità della funzione di responsabilità dell'artista, funzione persa di mano a causa del post-moderno: se la musica deve avere un senso, allora il pensiero deve abolire il consumatore alieno di musica e recuperare l'ascoltatore con la sua soggettività e umanità; di quella generazione fantastica nata sotto gli inviti di Schaeffer, c'è rimasto solo lui e Ivo Malec. Proteggiamo questi tesori.

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Nota*:
(monografie in ordine alfabetico delle composizioni):
-Erato, Mfa, cd: Aliunde, Aulodie, Figures, Kemit, Muwatalli, Rasna, Maponos, Phénix (Ensemble Accroche Note);
-Ina-Grm, cd: Amorgos, Kassandra, Manuel de résurrection, Moires, Sopiana (2E2M et N.o.p., Quatuor Arditti, Artaud, Joste, Méfano, Tanada);
-Accord, Universal cd: Maraé, Aera, Khnoum, Le printemps du serpent (Percussions de Strasbourg);


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