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sabato 18 maggio 2019

Greyfade Records: la nuova label di Joseph Branciforte


Nei lavori musicali dediti soprattutto al jazz o all'improvvisazione libera diamo spesso poca visibilità al lavoro di produzione o a quello di progettazione del suono (quanto riguarda i compiti di un ingegnere del suono o di un fonico). Nel 99% dei casi, le stesse recensioni critiche si concentrano sui musicisti senza mai esprimere un giudizio di sorta su queste indispensabili e preziose attività di coordinamento; la mail che Joseph Branciforte mi ha inviato da New York per sottopormi il primo numero della sua neonata etichetta greyfade, stimola il pensiero che una preparazione adeguata e un'esperienza fattiva sulle modalità di organizzare/omogeneizzare un prodotto musicale, è circostanza assolutamente necessaria per una migliore percezione delle prestazioni dei musicisti. Nel più assoluto silenzio informativo, Branciforte ha polarizzato il sound di moltissime registrazioni di jazzisti o improvvisatori di vaglia, come Mark Dresser (Nourishments), Tim Berne (Shadow man), Nels Cline (The veil), Peter Evans & Travis Laplante (Secret meeting), Jen Shyu (Sinastry), Matt Mitchell (Fiction), solo per nominare alcuni; ha dato il suo contributo al missaggio e all'editing di artisti jazz o di classica (il Sélébeyone di Steve Lehman, il Sanctuary Road di Paul Moravec, etc.); è stato produttore dei The Cellar and point, un ottimo gruppo con ampie predilezioni artistiche, che recensii anche su queste pagine (vedi qui), ma soprattutto ha anche maturato un'esperienza di produzione indiscutibilmente importante, grazie all'apporto profuso in Hydra, un cd di Ben Monder (per vedere la lista completa dei credits, clicca qui). Il bravissimo chitarrista americano si è spesso esibito in duetto con il cantante Theo Bleckmann, dando origine ad una serie di splendidi e non convenzionali lavori, e tale coppia vincente fu anche riportata in Hydra.  
Il primo capitolo della greyfade (che adotta la rigorosa forma dell'LP + versione digitale) NON è però un lavoro di jazz, bensì di elettronica; è soprattutto un modo per segnalare definitivamente la presenza di Branciforte anche come musicista: LP1 è un duo proprio con Theo Bleckmann, che in qualche modo prende vita dall'apprezzamento immenso che Branciforte ha avuto nel duo Monder-Bleckmann; nelle note accompagnatrici del lavoro l'ammirazione è per cds come Origami di Bleckmann o Excavation di Monder (e chi potrebbe dire il contrario?), e una sorta di gancio è la produzione che Branciforte ha attuato proprio per Hydra, il cd di Monder e Bleckmann pubblicato nel 2014. In Hydra, quando consentito, la mano produttiva era composta da effetti dilatatori di Fender Rhodes e sintetizzatori: si intuisce che il progetto produttivo in LP1 si amplia, diventa manovra costante su un'idea, e sfrutta oltremisura l'interazione elettronica profusa dalle manipolazioni vocali di Bleckmann. 
La vocalità di Bleckmann è molto più eterea del solito e la consueta angelica supposizione che ne deriva tramite i loops vocali, viene qui trasformata in qualcosa che fa pensare ad una fluttuazione liquida; d'altro canto si arguisce lo stile produttivo di Branciforte, un sound sculpture inesorabilmente impostato nell'umore, con puntellature granulari, tocchi per inquartare la mente in simulazione di percussioni mallets, scarne allegorie al data sounds, ed alcune sfumature di routine procacciate dall'ambient music (mi viene in mente Taylor Deupree). 
Quello di LP1 mi sembra un progetto già validissimo, che regge sul contrasto tra realtà ed astrazione, sessioni di improvvisazioni libere, poi lavorate alla ricerca di una solidità di contenuto; sono visuali speciali di ambient music, che nel loro quoziente intellettivo presentano comunque ancora enormi spazi di miglioramento. 


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