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lunedì 4 febbraio 2019

Suoni della contemporaneità italiana: il nuovo "misto" di Maurilio Cacciatore


Nelle nuove generazioni di compositori la ricerca di un'identità musicale non è cosa affatto secondaria. Pur essendo consci delle difficoltà rinvenibili in materia, i compositori si impegnano nell'approfondimento di concetti e teorie lasciate in eredità dalla composizione contemporanea e spesso, sempre più in corso d'opera, sentono il bisogno di focalizzarsi su aspetti che ritengono non siano stati affrontati completamente nell'arco storico della composizione. Per Maurilio Cacciatore, compositore originario di Taranto nato nel 1981, ma da tempo operante anche in Francia e Germania, il cambiamento è avvenuto nel 2012, quando l'esperienza all'Ircam gli ha dato la possibilità di sviluppare nuove strategie compositive: Cacciatore incarna la figura del compositore-ricercatore, figura che lo ha caratterizzato anche prima della data di svolta prima indicata: pezzi come Tre lacrime, prematura composizione per sax soprano a caccia di relazioni tra estensioni ed amplificazione, Radio Jail, composizione da annoverare nell'acerbo repertorio dei trio sax-piano-percussioni, oppure i primi due studi solistici per pianoforte (ad oggi portati a quattro), sono tutti episodi che nel complesso già facevano intravedere la voglia del compositore di trovare nuove motivazioni antistoriche. Dopo il 2012 l'attività compositiva si è concentrata con profitto soprattutto sull'elettronica ed in particolare sull'attività programmatica dei software, sulla funzione di sostegno alla composizione e su nuove caratterizzazioni della spazializzazione sonora: quanto ai programmi, Cacciatore ha creato MMixte, una serie di moduli estratti da Max, da utilizzare come ambiente architettonico di un concerto con elettronica, creando le premesse per uno sviluppo agevolato della composizione costruita con parametri multipli; quanto alla spazializzazione, invece, ha cercato in tutti i modi di svernare il repertorio che se ne è servito nel tempo, puntando a forme personali di spazialità, in connubio tra tecnologia ed arte. 
Per rendersi conto degli splendidi progressi fatti da Cacciatore, basterà rivolgersi in prima istanza alla commissione di Tamonontamo, una composizione per 4 voci che cantano nell'interno di flauti, un coro aggiuntivo di 24 elementi, più live electronics: è l'occasione per applicare sintesi e spazializzazioni da un complesso prodotto fuoriuscito come commissione del Choir Le Cris de Paris, che mette assieme dimensioni distorte dei timbri vocali, frammenti o fonemi di vocalità che paiono ripescaggi di madrigali o di corali del novecento atonale (con una loro minima rilevanza armonica), un trattamento informatico di alcuni suoni registrati dalla vita quotidiana (in casa, sulla metro, per strada, nelle chiese, etc.) e un trattamento equilibrato dell'elettronica, che agisce su tutte le variabili. Non c'è dubbio che Cacciatore raggiunga l'obiettivo di un rinnovato campo d'azione, un "carcere d'invenzione" molto differente da quello di Ferneyhough: "...le corps de la flute modifie le timbre et estompe les aspects les plus romantiques (ou lyriques) de la voix pour dévoiler une forme d'expressivité; quant à l'écriture, elle se plie aux contraintes créées par cette prison meme..." (Cacciatore, note de programme).
La completa maturità è arrivata con Lost in feedback, un pezzo di 31 minuti per vibrafono elettrico, percussioni, stage performer e live electronics, appaltato all'Ensemble Hanatsu Miroir: l'idea è quella di costruire un particolare stadio di teatro musicale, uno che rimette il suo successo alla fase esecutiva, che ne costituisce nucleo centrale (la puoi vedere qui, preceduta da Corpo d'aria, una composizione per flauto basso e live electronics lavorata per una versione dal vivo); la circostanza di usare più mezzi e più concatenamenti tra elementi musicali, acustici e artistici, è il dettaglio non trascurabile di una composizione garantita dai particolari gesti od azioni dei musicisti e degli improvvisatori al disegno, che convivono nell'involucro di un prodotto che gode dalle provvidenze del live electronics e di una studiata rete di microfonazione per gli strumenti e per il palco. Cacciatore ha scoperto parecchie cose mettendo in relazione estensioni, oggetti a contatto con le parti fisiche degli strumenti e risposte dei trasduttori piezoelettrici, e le ha messe al servizio di una sua forma musicale, potente e includente, dove far rientrare pillole di teatro e un'inconsueta improvvisazione pittorica (viene preparata una tela su una parte del palco). Molti hanno fatto notare la vicinanza dell'elettronica usata da Cacciatore a quella della techno music, ma personalmente l'ascolto plurimo di Lost in feedback mi proietta più in una sorta di industrial music di origini europee ma spostata nel baricentro di genere, movimentazione riverberante e sotterranea che si presenta però nel dominio di un compositore di estrazione classica.
La musica di Cacciatore è naturalmente esposta sul versante del "misto", ossia di una partitura che integra la tecnica con la tecnologia, ponendosi nell'ottica di un miglioramento del rapporto esistente tra compositore e macchine del potenziamento del suono. Tutto ciò che è stato fatto sulle tecniche estensive e performative, sulle proiezioni del suono negli spazi e verso le superfici, sembra voler aggredire uno spazio apparente, un ulteriore spazio che si crea nella sommatoria di ciò che la nostra immaginazione registra come moltiplicata capacità strumentale. Suoni ascoltati come estensioni complesse della musica, soluzioni che tendono all'aumento dei volumi compositivi, in cerca di quell'agognata identità strutturale.  


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