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domenica 6 gennaio 2019

Suoni della contemporaneità italiana: l'elettronica live di Di Scipio per il pianoforte


Tra i concetti irrinunciabili della società del nuovo secolo, quello dell'interazione assume connotati particolarmente ampi da sviluppare: per ciò che concerne la musica la novità sta nei mezzi utilizzati, che diventano sempre più sofisticati e dinamici, soprattutto quando interagire significa mettere in relazione la sorgente dei suoni, l'ambiente e i dispositivi elettroacustici. Fra i compositori più intransigenti nel porre in evidenza l'interazione c'è sicuramente Agostino Di Scipio che, nell'ambito di una sperimentazione mirata, ha cercato di creare sinergie a molti livelli, tra la parte imparentata con l'elettronica e quella strumentale. E' appena stato pubblicato per Stradivarius il cd Concrezioni Sonore, che raccoglie tutte le sue opere costruite al pianoforte con la presenza del live electronics, 5 composizioni che ci permettono di apprezzare quanto costruito dal compositore napoletano per uno strumento che già cento anni fa, grazie agli scossoni di Cowell, cominciava a differenziare le prospettive classiche; cento anni fa l'indotto era costituito solo dalle mani del pianista negli interni, oggi potrebbe essere pionieristico infiltrarsi nella parti interne del pianoforte attraverso nuovi rivelatori elettro-acustici; Di Scipio, peraltro, era intervenuto sul pianoforte lavorando su John Cage, nell'ottica di un miglioramento tecnologico dei suoi pezzi, dando il suo contributo ad una più compiuta definizione delle minute istruzioni insinuate dal compositore americano. 
Per Concrezioni sonore Di Scipio si serve anche di preparazione sullo strumento, ma la composizione è tuttavia orientata su altri scopi, vuole ottenere risultati ribadendo un'interattività piena di interdipendenze tra le azioni umane, il pianoforte e i processi creati dal live electronics; la non linearità delle posizioni "musicista-live electronics" si denuncia in 6 studi ("dalla muta distesa delle cose..."), composizione che può essere considerata temporalmente il suo primo intervento sul pianoforte: essa si basa su trasformazioni sonore indotte dai gesti concreti sulla tastiera del pianista (il tocco sui tasti e la velocità), a sua volta influenzato dal ritorno delle elaborazioni digitali rese possibili dalle unità informatiche (l'intensità e la densità dell'articolazione sonora); un circolo di note ribattute ed una sensazione di circolarità di oggetti metallici in movimento si confrontano (il live electronics frantuma, polverizza e rimanda in circolo); tramite 6 studi si carpisce immediatamente lo stile di Di Scipio, un perenne stato di instabilità dinamica, in questo caso incredibilmente costruita su pochi aggregati sonori. Circa dieci anni dopo Di Scipio diede seguito a quegli studi sottolineando una maggiore intraprendenza del live electronics: per 3 pezzi muti (dalla superficie al fondo) si coordinò con Ciro Longobardi, creando un progetto più ampio per texture e risposte elettroacustiche: il pianista deve combattere con le soluzioni del live electronics con manovre di "emergenza", in grado di gestire e bilanciare gli esiti imprevedibili del feedback, in quanto se sfiora la tastiera del pianoforte (evento comunque trasferito alla programmazione della macchina) è sopraffatto dal live electronics. Nel 2018 Di Scipio è ritornato sui 6 studi, coordinando gli effetti dei gesti e della risposta elettronica in un più ampio sviluppo armonico: Settimo studio ("dalle brume...l'evidenza...") smussa le ribattute, allunga le risonanze e dà più umanità e calore alla parte elettronica. 
Il riferimento alla geologia e alla situazione trasferita degli ammassi di sostanze minerali è la base surreale per esprimere la condizione di accumulo che si presenta nella musica dei 17 minuti di Concrezioni sonore, dove il live electronics trasforma in sonorità ferrose e liquide i timbri pianistici e la prestanza immaginativa si compie tramite l'aiuto dei terminali del sistema di connessione (microfoni e altoparlanti, lettori audio); il profilo spettrale che ne emerge è molto affascinante, perché arricchito dalla compattezza delle granulazioni e dalla forza dello sciame sonoro che si produce; verso il 14' minuto il clima si distende e c'è anche la possibilità di miscelare la coscienza uditiva con uno spezzone (ai limiti dell'udibilità) di una perfomance pianistica classica, qualcosa che magicamente si sostiene nel circolo aurale dell'ascolto. 
Individuando una zona di interessi comuni, Di Scipio ha anche collaborato nel progetto Cantierezero, il gruppo formato dal Duo Novalis (i due pianisti Stefania Amisano e Claudio Cristani) con i due compositori Giorgio Klauer e Stefano Trevisi: chpn3.2 è il pezzo che Di Scipio ha donato a questo vero e proprio laboratorio futuristico del pianoforte, dove vengono sfruttati gli attuatori elettrodinamici auto-sensibili creati da Klauer, dispositivi che il pianista avverte tramite unità robotiche indossate o attraverso il loro collocamento sulle corde interne del piano, dando vita ad un aumento del grado di interazione con il musicista. 
Quanto detto per la parte finale di Concrezioni sonore si riapre con chpn3.2, per via del fatto che nell'esecuzione si prevede un subliminale innesto di materiale pianistico di Chopin e si stabilisce un clima incredibilmente sospensivo, una risultante di suoni che è sommatoria acustica degli innesti, delle azioni e retroazioni del pianista, degli echi e ronzii dell'ambiente sonoro; ciò che colpisce è la totale differenziazione delle funzioni classiche del pianista, poiché qui egli sembra immerso in una differente realtà esecutiva.   
Di Scipio ha più volte affermato di essere concentrato sugli aspetti compositivi dei suoi pezzi e di non curarsi affatto delle problematiche estetiche, legate al gradimento della musica: tuttavia, come dimostrabile nella recente storia della musica contemporanea (comprendendo naturalmente anche la sezione dell'elettronica), il fascino provocato dalla novità dei suoni e dei procedimenti avrebbe ugualmente fatto breccia nella soddisfazione uditoria. Non c'è bisogno di un supporto estetico per conclamare l'importanza di un compositore come Di Scipio, ma piuttosto di verificare sul campo se i processi dell'interazione, le protesi o le estensioni corporali indotte dall'elettronica, siano in grado di motivare l'emozione. E in Concrezioni sonore ci sono molte buone ragioni per pensarlo in positivo. 


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