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domenica 20 gennaio 2019

Lei Liang, l'arte cinese contemporanea e la Boston Modern Orchestra Project


Ciò che si ascolta del compositore Lei Liang nelle recenti sessioni della Boston Modern Orchestra Project (BMOP) è il risultato di un'accurata lezione di storia e di civiltà orientale: Liang provvede a perpetuare un'identità del suo paese in formati moderni e sostenibili; la triade della perfezione riscontrabile nella congiunta esposizione di poesia, disegno e calligrafia (la Xiaoxiang poetry è la diramazione praticata da Liang), viene smistata in un ambiente musicale semanticamente condensato con la cultura occidentale moderna (gran parte della musica contemporanea sviluppatasi negli ultimi sessanta anni tra gli Stati Uniti e l'Europa); continuo a ribadire che Liang ha contribuito a sterilizzare ancor di più le differenze, offrendo un prodotto che ha una straordinaria narrativa, dove estensioni, spettri e silenzi non consentono di parlare assolutamente in una sola lingua e sebbene non sia stato il solo compositore cinese a favorire l'integrazione e la sintesi, Liang è certamente tra quelli che dovunque ha messo le mani ha cercato di portare più in là i risultati dell'estetica dell'ascolto. Si può ragionevolmente affermare che Liang è intervenuto in maniera singolare su alcuni settori della musica, nell'enfasi e struttura delle percussioni, nelle problematiche di relazione tra strumenti tradizionali e classici, nei rapporti delle estensioni con l'elettronica, cercando sempre un punto d'incontro con la bellezza delle soluzioni intraprese. Liang è un esempio in arte della conciliazione delle generazioni, di una modalità di fare musica che guarda ancora al passato ma per proporsi al futuro nel migliore dei modi, con un distacco evidente rispetto all'arte cinese esplosa nel secolo in cui viviamo e che sta tenendo banco in tutto il mondo: la gran parte degli artisti cinesi contemporanei ha adottato un atteggiamento ambiguo verso l'arte e speculare sui tempi, poiché in alcuni casi ha reso grossolane le forme d'espressione (sembra inoltre mancare un riscontro di tali novità nella musica contemporanea o quanto meno l'indirizzo sembra vada cercato in altri generi musicali); c'è una notevole distanza tra i literati painters (con tutte le loro evoluzioni) e i pittori cinesi del nuovo secolo come Zhou Chunya (con le sue aggressioni di colore) o Zeng Fanzhi (con il surrealismo delle figure), così come c'è distanza con personaggi come Jia Aili (che vive in maniera drammatica la frammentazione sociale) o Liu Wei (che fornisce una prospettiva complessa che sembra annichilire qualsiasi forma vivente). Il progetto delle descrizioni naturali e la crittografia simbolica che ispirava le forme d'arte orientali sono in pericolo, perché coattivamente sostituite dalle condizioni della realtà urbana: niente più calligrafia, niente più tenerezza dei paesaggi che forniscono linfa per l'analisi interiore e finanche assenza di una prospettiva politica, elemento che ha caratterizzato l'eredità culturale cinese negli anni della Rivoluzione, specie per la Xiaoxiang poetry. Liang è dunque un fautore della literati painters e se c'è proprio un pittore tra quelli recenti a lui accostabile ed ancora resistente ad un retaggio artistico che sembra essere compromesso, questi è forse Zeng Jianyong, che in alcuni dei suoi dipinti ripropone il simbolismo dell'inchiostro, delle calligrafie nella lingua del pensiero visuale, e delle meditazioni da scovare nelle pieghe della rappresentazione di montagne, laghi ed agenti naturali.

Tornando al progetto con l'orchestra di Gil Rose, conduttore della BMOP, si è intuita la bellezza delle orchestrazioni delle composizioni di Liang, tant'è che Rose ha voluto recepire nel suo repertorio proprio 3 composizioni del cinese che forniscono materiale per riflettere sulla triade dell'unità artistica prima enunciata: contando sulla capacità di Liang di ottenere trascrizioni per orchestra di suoi pezzi originariamente non preparati a tale scopo, Rose e i suoi musicisti hanno accolto con forza e piacere le nuove versioni, dando una convincente alternativa interpretativa a pezzi che erano nati per ambienti più piccoli o coinvolgevano l'elettronica preregistrata o avanzata. Five Seasons (1), composizione nata come concerto per pipa e string orchestra, allarga i suoi orizzonti in un'orchestra completa e ridimensiona la sua durata, ma è elettrizzante da qualsiasi punto di vista la si vuol prendere; mentre Xiaoxiang, originariamente concerto per sassofono alto e nastro, nella dimensione orchestrale acquista un nuovo sapore, grazie agli interventi di Liang che nella trasposizione, utilizza efficacemente gli strumenti in modo da farne risaltare i contorni spettrali. A tale proposito, invito a leggere le minuziose e precise note interne di Robert Kirzinger (le puoi scaricare qui), ma senza dubbio le versioni della Boston Modern Orchestra Project sono vivissime, non hanno nulla di deteriore rispetto agli originali.
Ciò che dà titolo al cd e motivazione alla collaborazione di Liang con la Bmop è una trascrizione di A thousand mountains, a million streams, una composizione che deriva da uno dei punti più alti della produzione del compositore cinese, ossia dagli esperimenti scientifici che Liang ha effettuato sulle connessioni possibili tra la sua musica e i dipinti di Huang Binhong (2); quella magnifica fluttuazione che si sente nelle elaborazioni digitali ed elettroacustiche in forma estesa, si trasferisce nell'orchestra di Boston con l'introspezione tipica della sua musica: un'ampia casistica di effetti (luci ed ombre, risonanze, spazialità, bisbigli e silenzi, piogge di pizzicati elaborati splendidamente nella seconda parte della composizione) arricchisce il clima di avanscoperta, evidenziando che è possibile dare vita a funzioni musicali indotte dall'emulazione delle sensazioni estrapolate dalle vicissitudini dell'osservazione delle montagne, delle nuvole e dei panorami sonori. E' comunque un clima diverso  quello che si crea con l'orchestra e senza dubbio meno spettacolare di quello risultante della piattaforma scientifica, tuttavia ha anche i suoi pregi riflessivi. In tal senso, Liang scopre le vere intenzioni delle sue composizioni quando all'arrivo del movimento di The shredding of landscapes dichiara che "...in total darkness in 1952, the blind Huang Binhong envisioned a luminous landscape that seemed to arise out of the shredded fragments and ashes. It transcended brutal reality, offering a glimpse of a landscape to come, perhaps a place our children can call home....". Accostamento necessario, le parole di Liang sono anche una sorta di denuncia sulla presunta distruzione culturale, la cui perdita si teme possa far degenerare le azioni coerenti dell'umanità.

Ho raggiunto Liang per email e gli ho chiesto di chiarirmi la concettualità della frase enunciata per Huang Binhong; con la sua eterna disponibilità Liang ha posto la mia attenzione su un particolare dipinto di Binhong tra quelli studiati nella sua raccolta di dipinti del '52 (di fianco, per gentile concessione dell'autore): Bridge to home, così Liang l'ha chiamato, dà molte risposte sia in termini del tipo di composizione adottata (Lei riproduce in musica le tecniche pittoriche), sia in quello più profondo della disgregazione umana (il futuro delle prossime generazioni); riporto di seguito le sue parole: "....These landscapes emerged out of a physical darkness that the artist lived in. Living in darkness, I believe the artist had to rely on an inner light to illuminate his world. In these paintings, the viewer is immersed in layers upon layers of dark ink, dry ink, wet ink; yet, light seems to seep through the page, as if there is a source of illumination behind the landscapes. Huang Binhong's special watercolor techniques create the illusion of oil painting. They are thick, dense; they deconstruct the landscapes with dotting and texturing. The traditional contours of landscapes are deconstructed by his creative use of dots and textures - all of them came from traditional techniques, from the Song dynasty. Yet he used it in a most personal and creative way. It is after this process of deconstruction, he re-constructed a world that seems somewhat familiar - landscapes, objects (such as bridges, pavilions, homes), human presence re-emerge. His "deconstruction" is not for breaking down visions of the past world. Instead, his deconstruction is for the purpose of reconstructing, resurrecting, and reviving the magical heartbeat. I once said, "I like old music that is new; and I like new music that is old." 
In Huang Binhong, I find the perfect example....".
Penso che la semplicità e la tenerezza del messaggio di Liang siano atti proverbiali di un modo di unire la nostra esistenza: la musica fa altrettanto, perché deve dare anche una speranza, oltre che un benessere.


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(1) leggi qui quanto dicevo nella recensione in occasione della pubblicazione per Naxos: "...Five seasons", per pipa and string quartet, effettua un'operazione di simulazione musicale verso alcuni elementi della natura correlati alle stagioni (son cinque per via dello changxia, una fase transizionale tra l'estate e l'autunno che si lega idealmente alla "terra"): come nello stile di Lei, il punto forte del brano di circa 17 minuti sono le soluzioni e la texture: dai pizzicati in divenire dinamico che sembrano simulare gli sgorghi dell'acqua ai fantasmi giovanili delle "cicale" di Beijing, l'attacco percussivo del quartetto evoca Bartok e Cage e la parte finale è totalmente nelle mani della pipa di Wu Man, una icona nell'esecuzione dello strumento (una sorta di liuto a quattro corde quasi senza manico) che grazie all'operato di molti compositori orientali (Tan Dun, Bright Sheng, Bun Ching-Lam, etc.) e di alcuni occidentali votati al minimalismo e alla cultura orientale (Terry Riley, Philip Glass, Carl Stone, etc.) ha conquistato una sua forte autonomia nel campo della musica contemporanea degli ultimi trent'anni (link).

(2) leggi qui quanto dicevo in un mio saggio che affrontava la cimatica nella musica: (link) "....Un più elaborato esempio di sonificazione da base visiva a suoni, che riprende la diagnostica di immagine, le tecniche di elaborazione del colore e il sistema MIAP appositamente implementato per una spazialità astratta dei suoni, è quello costruito dall'équipe di lavoro del Calit2, l'Istituto californiano di ricerca per le telecomunicazioni e l'informazione tecnologica affiliato all'università di S.Diego, con un progetto attribuito con un vasto raggio d'azione al compositore Lei Liang: dando sfogo alla passione per i dipinti del cinese Huang Binhong, Liang ha organizzato un gruppo multidisciplinare in cui sono confluiti ingegneri del suono, sviluppatori software ed esploratori video allo scopo di trasformare gli enigmatici dipinti del cinese in musica. Dotandosi di tutti i mezzi a disposizione per scandagliare gli anfratti dei dipinti di Binhong, Liang ha cercato comunque di preservare la funzione del compositore, studiando i possibili collegamenti emotivi tra la pittura di Binhong e alcuni temi popolari del passato che gli fornivano analogie stilistiche, in modo da fornire una caratterizzazione del progetto fortemente depurata da una pura casualità; la spettralità dei suoni ricavati è strabiliante, uno spettacolo audio-video che assomiglia ad un landscape amplificato, la cui dignità è data dalla sequenza con cui lo scanner visuale parcellizza le porzioni del dipinto (vedi qui e qui).



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