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martedì 4 dicembre 2018

Suoni della contemporaneità italiana: un grande ritratto di Giorgio Colombo Taccani

I preposti alla composizione solitamente impiegano del tempo per trovare il pieno completamento della propria anima artistica. Non è semplice trovare una personalità in cui si crede ciecamente, vivere pienamente in simbiosi con il mondo reale ed evitare le imperfezioni che la presunzione ha riservato anche agli uomini. Se per gran parte del mondo compositivo è quasi d'obbligo scorgere cambiamenti in corso d'opera per stile o approccio a nuove tematiche, è ben più raro trovare compositori che le idee le avevano chiarissime sin dal primo momento. Giorgio Colombo Taccani (1961) è certamente una di queste rarità. C'è un bellissimo profilo che potete trovare nel suo sito internet, tratto da una brochure della Ed. Suvini Zerboni, che centra i tratti salienti del suo comporre; riporto una delle sue parti essenziali: "...la ricerca di una raffinata eufonia armonica e timbrica, l'attenzione alle qualità tecniche ed espressive dei diversi strumenti - qualità che, partendo dallo stato naturale di semplici "colori", diventano elementi portanti della struttura musicale -, ed ancora, una evidente e voluta intelleggibilità formale presente in tutti i lavori...". 
L'interesse per il suo lavoro potrebbe essere ora stimolato da una monografia Stradivarius appena pubblicata che, come sempre accade, diventa lo spunto per andare a ritroso nel percorso dell'autore, per cercare di definire il suo mondo sonoro, con tutti i suoi contorni; al riguardo "Eremo" (pezzo che dà titolazione a tutto il cd) rende finalmente giustizia allo spirito di un compositore che è molto apprezzato non solo negli ambiti della musica classica ma che è entrato anche nelle virtù elogiative di molti improvvisatori italiani, a cui il compositore ha anche contraccambiato in specifici casi (vedi Blank after Blank per sax baritono, donata a Marco Colonna); tale avvicinamento non è casuale, ma frutto del tipo di composizione posta in essere, qualcosa che si poteva già estrarre sin dal lontano 1990 con pezzi come Acquamarina per piccolo ensemble, composizione in cui la particolare dinamica, fatta di frammentazioni in costante movimentazione, sembra prefigurare una libertà di espressione che tira fuori parecchie equivalenze con la libera improvvisazione. Una volta scelti i materiali, viene messa in piedi una struttura che fluttua, che si apre alla "situazione", alla spiegazione dei suoni che si impennano nella capacità immaginativa deducibile dalla musica. 
La monografia della Stradivarius (la prima specificatamente destinata al compositore dopo tanti anni) è un ottimo inizio per investigare e godere della sua musica, dal momento che la raccolta si concentra sulla composizione camerale, che è il fulcro essenziale della sua produzione totale; tuttavia, allo stesso tempo, mi pare di intercettare la scelta che pone in primo piano alcuni strumenti, in particolare un tris di strumenti composto da pianoforte, violino e flauto; questa circostanza, che si fonda stilisticamente sulle moderne evoluzioni della musica da camera, domina l'intero cd e lascia da parte altri strumenti o approcci che pure sono stati affrontati. Ci troviamo, dunque, di fronte a composizioni che lavorano sullo strumento in solitudine (Restless white per flauto, Di Mare per pianoforte, Alastor per violino), sulla coppia (Cadenze per violino e pianoforte, Luz per flauto e violino, Eremo per flauto in sol e pianoforte) o sulla formazione in trio (Oya No Uchi, flauto/violino/pianoforte + mezzosoprano, Treasure Mountain, flauto/violino/pianoforte, Il grande ritratto, flauto basso/violino/pianoforte), dove i destinatari-esecutori delle composizioni sono il flautista Stefano Parrino, il violinista Francesco Parrino e il pianista Dario Bonuccelli (Akiko Kozato è la cantante di Oya no Uchi), tutti molto bravi.
Nel libretto interno redatto dal compositore troverete la genesi e le modalità compositive; qui vi fornisco le mie veloci e obbligate impressioni, partendo da Restless white, una immediata proiezione nel mondo di Colombo Taccani, che è praticamente un volteggio virtuoso del flauto; Di Mare si dispiega tra melodie accennate e frammentate in una vena rappresentativa che sta l'oscuro e il nostalgico, con molti accordi lunghi, profondi, acusticamente debordati dall'uso del pedale, poiché ciò che vuol tirar fuori dal piano è immobilità; Alastor riprende la tensione caratteristica dell'autore e fonde melodie e una serie di figure irregolari cercate sullo strumento, è il tono vendicativo di un demone della mitologia greca. Una splendida funzione dialogica si presenta in Cadenze, mentre Luz è incrocio di dinamiche, fitte di comunicazione, tra serrate configurazioni e una parte finale che si chiude in una sorta di alterato bisbiglio, come tornare in un nascondiglio; Eremo si perde nella solitudine di un flauto al velluto e di accordi di pianoforte che indicano un cammino. Le composizioni in trio prendono origine da tre canti: quello popolare giapponese di Takeda no Komoriuta (che sta alla base formativa di Oya No Uchi), l'Aizu Bandaisan di Fukushima (che è origine di Treasure Mountain) e Ihr Bild, un lied di Schubert (base di partenza di Il grande ritratto): sono pezzi con molto fascino, che riportano a suggestioni orientali (ove previsto) o al romanzo di fantascienza di Dino Buzzati, in cui uno scienziato vuole riportare in vita la moglie per riappropriarsi delle sue utilità; in quest'ultimo caso fenomenali sono le aree di lavoro create, divise tra il mistero, un moto di insurrezione e alla fine, finanche un senso di impotenza. 
Dalle mie parole spero vi siate accorti di quanto ampio sia il messaggio di Colombo Taccani: su un asse musicale assolutamente unico, che gode del rispetto per una direzionalità del tipo Alban Berg-Gyorgy Ligeti, Colombo Taccani vi fa trasbordare nella storia antica e contemporanea, nelle sue elaborazioni fantastiche, senza limiti di territorio e con la pressione della scoperta. In Eremo c'è naturalmente una parte delle sue avventure, portate a massimo compimento da una registrazione impeccabile. L'invito, però, è di prendere la palla al balzo per approfondire l'autore: tramite il suo sito internet potreste già ricevere un'ottima gamma di elementi da applicare al resto della strumentazione e scoprire alcune perle ignorate, lasciate nell'eredità dell'elettronica (Giorgio ha prestato il suo contributo all'IRCAM e all'Agon) e della produzione radiofonica (indispensabile Il soldato Bettini su testo di Favetto). 


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