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mercoledì 5 dicembre 2018

Poche note sull'improvvisazione italiana: dimenticatevi l'armonica di Thielemans!!


Quello che spesso non viene sottolineato nell'improvvisazione libera è che essa è attuabile su qualsiasi oggetto, oltre quelli appositamente fabbricati dall'uomo per suonare: la relazione con il mondo dell'inanimato può giocarsi su qualsiasi livello e dare vita ad eventi sonori che andranno poi giudicati per il loro valore. Una conseguenza pratica del mettere in pratica questi principi è stata quella di introdurre le preparazioni sugli strumenti, baricentro del cambiamento che ha portato la valutazione della musica e degli atti ad essa relativi (composizione ed esecuzione tipicamente) verso una revisione contestata della realtà. Ad un certo punto, uno sviluppo possibile della musica passava per un linguaggio apparentemente incomprensibile: questo annoso problema (da vedere come parte dell'universo campionario musicale) non risparmia nessuno, nemmeno il più incallito conoscitore di musica a cui bisogna dargli una spiegazione se gli togli la melodia o l'armonia. 
La proposta di Davide Rinella, musicista specialista dell'armonica cromatica, è un unicum reale che sfida le leggi perseveranti della convenzionalità: indispensabile per artisti blues o folksingers, l'armonica a bocca è diventata nel jazz meno marginale di quanto si possa pensare grazie all'azione di Tootsie Thielemans e Howard Levy; Thielemans ha riprodotto nello strumento una cantabilità che in cinquanta anni di storia ha subìto solo delle placide variazioni instaurate sul lato espressivo (per quante soluzioni fossero possibili nell'ambito della tonalità). Conscio che non esiste una letteratura improvvisativa sullo strumento in regime free, Rinella ha intuito che fosse possibile applicare all'armonica alcune regole (più o meno conosciute) derivanti dalla pratica dell'estensione, al pari di quanto succede per gli altri strumenti. Quando ero un bambino farò l'astronauta è un piccolo trattato moderno dell'armonica, con 8 pezzi che vogliono sfatare il ruolo che lo strumento ottiene ancora oggi: no al giocattolo, no alla concezione melodica, no al condizionamento esplorativo a tutti costi. La suddivisione in 8 parti del titolo (le otto parole, compreso l'accento, di Quando ero un bambino farò l'astronauta) diventano i titoli dei singoli brani (con un'inversione di ordine, dall'ultimo al primo). 
L'impresa di Rinella (di cui avevo già riconosciuto qualche anno fa le capacità di armonicista jazz nel D Quartet) è di quelle che non hanno precedenti e lavora su tecniche ed estetica. 
Per la tecnica Rinella ha creato i presupposti di un'assimilazione di competenze che provengono dallo slap, il cluster, l'emissione d'aria, la respirazione circolare, qualche preparazione di oggetti; riporto quanto Davide mi ha riferito nel nostro costruttivo scambio di corrispondenza "...le tecniche che uso le ho praticamente concepite, "inventate" e perfezionate. Non avendole mai ascoltate eseguite da altri armonicisti, ho preso come base di studio alcune di quelle utilizzate da sassofonisti e trombettisti, come per esempio lo slap tongue, che però, non essendo eseguibile allo stesso modo sul mio strumento (perché l'armonica e gli altri fiati lavorano con ance di matrice diversa), lo eseguo modulando il suono emesso dall'ancia attraverso i muscoli della bocca, attraverso il movimento della lingua e utilizzando la cavità orale con ampiezze diverse (come si fa, più o meno, con il marranzano - altro strumento che suono). Insomma, un utilizzo estremo dell'ancia, certamente di difficile controllo, ma ci ho lavorato tanto. Chiaramente, viene fuori un suono che ricorda lo slap, più esile ma molto diverso ed unico. Ho anche preso in prestito dal pianoforte una tecnica come quella dei cluster, potendo lavorare contemporanemente su più note, in particolare con l'aiuto del registro, tasto laterale che permette di suonare anche i semitoni e che io uso molto, sia con un suono puro, sia per esprimere meglio il valore di ogni nota. Ogni ancia, infatti, ha una risposta fisica differente, quindi una personalità a sé stante, spesso molto diversa dalle altre, persino su armoniche identiche. Sfrutto molto poi, per altre tecniche, la respirazione sia in emissione che in immissione, visto che l'armonica è l'unico strumento, oltre alla voce, a potersi permettere questo "gioco di fiato". Aggiungo inoltre che, raramente, uso anche un'armonica preparata, sistemando una serie di piccolissimi oggetti e materiali a contatto con le ance e non solo.....".
Riguardo all'estetica bisogna entrare innanzitutto nelle evidenze del materiale sonoro: una prima situazione da superare nella libera improvvisazione è quella controversa accondiscendenza verso movimenti sonori liberi del musicista senza porsi il problema dell'emotività del suono; causa spesso la povertà degli ambienti acustici in cui si suona, la performance dell'artista si risolve in una serie di suoni indigeribili o aridi. Rinella supera queste impossibilità perché non cerca il cervello ma soprattutto il suono: ne ottiene alcuni particolarissimi, dalla forte capacità simulatoria, come succede in ' , dove emerge una insospettata relazione percussiva dello strumento e le riprese di tonalità sono condite con lo sperimentalismo armonico; la scala melodica di l è qualcosa che non si è mai visto in giro, serialità mista a ricerca di armonici e alle strozzature nei canali d'aria dei sassofoni di un Evan Parker. Rinella è uno sperimentatore dal carattere infantile, che nei suoni cerca persino un riparo, ma la sua lodevole libertà può diventare il frutto di un'accurata integrità: l'inversione della titolazione attribuita a ciascuna improvvisazione non solo contiene lo stimolo per il ribaltamento della prospettiva musicale ma anche una fanciullesca pretesa di ritorno all'innocenza del far musica; quei gemiti dell'armonica che bambino riconduce all'espressione simulatoria dell'infante si incontrano con un'incredibile volontà di scoprire estremi, e può bastare una parola, uno spunto, per camminare su quel sentiero, solo a patto che tutti gli artisti fossero in grado di farlo. Un è straordinaria, passa con disinvoltura tra lampi di luna park, fibre di canapa, registri ultrasottili e lamentazioni spontanee, come in un mosaico in cui mettere assieme pezzi differenti di umanità che si trovano su strati lontani. 
Quando ero un bambino farò l'astronauta vi piacerà per quanto sarete in grado di scovare/ricevere in generale dalla libera improvvisazione: per quelli (come me) che non riescono a far meno di guardare in avanti questo lavoro è un must
Rinella mi ha fatto ascoltare il suo lavoro in anteprima, poiché al momento non c'è nessun canale per ascoltare il suo progetto: sta cercando un'etichetta discografica per pubblicarlo e se fossi un produttore non esiterei ad accoglierlo (un'idea parziale della sua musica si può avere in questi video caricati dall'artista su youtube, vedi qui e qui).


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