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lunedì 23 luglio 2018

Una ricostruzione del piacere della ripetizione: il testo di Alessandro Carrera


Sono molti i contributi sul minimalismo musicale sparsi tra libri, riviste e saggi privati, spesso trattati con ottiche particolari. Nella consapevolezza di essere di fronte ad una dispersione di idee che non può trovare migliore sistemazione, ritengo che siano almeno tre le letture indispensabili da fare: si può partire da Minimal music: maximal impact di Kyle Gann, un testo in cui si spiega con precisione le caratteristiche tecniche del movimento, poi approfondire gli aspetti innovativi e la capillare distribuzione degli artisti nel tempo tramite Minimalism di Piero Scaruffi, nelle schede che compongono la sua Storia della Musica ed infine giungere alla comprensione del movimento artistico grazie a Minimalism: Origins, testo accademico di Edward Strickland. Quest'ultimo, tuttavia, entra anche in collisione con i precedenti per via del fatto che si snoda nei meandri di un concetto formativo del minimalismo musicale, sostanzialmente focalizzandosi sulle ragioni dell'arte minimale; così facendo deriva su un aspetto essenziale del minimalismo musicale, ossia la ripetizione. Al riguardo Kyle Gann è stato sempre molto severo nel delinearne le caratteristiche utili per evitare che l'opera dei minimalisti americani si perdesse nei rivoli delle arti concettuali. Ed è certamente una rigorosità che ha il suo buon fine. 
Filosofia del minimalismo, la musica e il piacere della ripetizione, è un bel libro di Alessandro Carrera che rientra nella collana dei saggi del Master in Editoria e produzione musicale diretto da Luca Cerchiari all'Università IULM di Milano, la cui pubblicazione è stata appena affidata a Casa Musicale Eco. Filosofia del minimalismo si muove nel riflesso di molte considerazioni del libro di Strickland, anche se completamente nuova e organizzata si presenta la sua analisi. Utilizzando la filosofia e per la storia della musica un criterio non progressivo (una visuale molto di moda che si presenta come alternativa a quella classica-cronologica), Carrera si impossessa delle specificità di compositori come Georg Philipp Telemann (la sua Tafelmusik), Brian Eno, Alvin Lucier o Laurie Anderson per presentare un'analisi aggiornata del concetto di ripetizione, che mira ad attribuire significati ulteriori a quelli ritratti dai compositori minimalisti. Le domande sono: a cosa può condurre la ripetizione? Può ambire ad un significato estetico pari almeno a quelle delle scuole musicali strutturali? C'è una valenza extramusicale da perseguire?
Le risposte di Filosofia del Minimalismo sono dunque specchi su cui interrogarsi per cercare verità: "...il minimalismo è la constatazione a voce sommessa di equilibri esistenziali precari...in una luce lattea e mattutina i suoni scorrono come le cose: rifiutano di possedere un valore ma non si oppongono a che qualcuno glielo attribuisca..." (pag. 56). Sono dunque smussature di angolature, filtri come quello usato nel processo da Lucier nel suo I am sitting in a room, dove l'ambiente svolge un'incredibile persuasione politica e ci restituisce ad ogni passaggio segnali sempre più deboli ma perfettamente in linea con quello che vogliamo ascoltare: "...il dispositivo della persuasione agisce trasferendo i giudizi dalla sfera dell'etica a quelli dell'estetica. La questione dei valori non si occupa più della loro verità e umanità....(pag. 68). Siamo di fronte ad una spaventosa omogeneizzazione dei comportamenti che impone paradossalmente i "mezzi" con cui la musica si ascolta piuttosto che la musica stessa; merce imposta dal capitalismo in grado solo di dissipare l'ascolto e l'arte in generale; Carrera invoca una pulizia metodologica, qualcosa in grado di depurare gli ambienti d'ascolto in modo simile a quanto proposto da Schafer o seguendo le prescrizioni di Pessoa, quando dichiarò che "...gli stimoli della sensibilità aumentano in progressione geometrica; la sensibilità solo in progressione aritmetica...". Per Carrera tali carenze hanno alterato il buon profilo della ripetizione, soprattutto nelle fasi temporali del suo sviluppo (il pensiero è rivolto alle ripetizioni della techno e della dance music intelligente). Nè colpe minori possono attribuirsi alla tecnologia che ha creato e garantito freddezza e che ha messo in evidenza l'arte della catalogazione a discapito delle tecniche di composizione: la Laurie Anderson degli episodi migliori è vista come un magnifico catalizzatore di riti, scoperte scientifiche e lati oscuri, ma il suo esempio guida una controversa funzione dell'arte minimalistica, perché essa non deve dare dispiaceri all'ascolto, la situazione dolorosa deve rimanere all'accenno.
L'approdo di Carrera è che se l'arte deve produrre scandalo, allora i minimalisti lo hanno provocato proprio nella progettualità della ripetizione, che "...quanto più era esposta, sfacciata, indifesa, tanto più causava reazioni emotive che l'ascoltatore di musica contemporanea non era più abituato a sperimentare: odi et amo mescolati insieme..." (pag. 106); il minimalismo recuperava incidentalmente la tonalità e la prassi degli affetti secolari in musica, restituendo un passato che sembrava impossibile recuperare dopo i movimenti contemporanei post seconda guerra mondiale. 
Filosofia del minimalismo si conclude con un paragrafo dedicato alla composizione minimalista dell'11 settembre: un ottimo vespaio di segnalazioni, in cui Carrera cerca di assegnare il giusto peso a quello che è stato fatto e a quello che non è stato reclamato; considerazioni critiche sono spese a favore di Steve Reich, John Adams (non sono comunque molto d'accordo con il trattamento riservato a On the trasmigration of souls), Scott Walker e William Basinski, in un clima nettamente più rilassato rispetto al tenore incalzante dell'impianto profuso in tutto il resto del testo. 


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