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giovedì 12 luglio 2018

Suoni della contemporaneità italiana: Tempo Reale, Flux e il suono diligente


Tra i molti progetti imbastiti da Tempo Reale, il centro di produzione e ricerca musicale nato a Firenze per opera di Luciano Berio, ci sono anche quelli di stimolare idee e capacità compositiva tramite residenze artistiche effettuate con l'ausilio del Centro; così come erano stati gli interessi in vita di Berio, anche il tipo di progettualità ne risente e l'approfondimento elettro-acustico è principe della programmazione. Nel dicembre del 2017 Tempo Reale ha commissionato a 2 compositori sotto i 35 anni dei pezzi in tema con FLUX, termine che richiama una ben determinata zona d'avanguardia che non si è affatto assopita e che nel caso specifico del centro fiorentino, va a segnalare novità nel campo degli incroci tra composizione ed improvvisazione, senza tralasciare collegamenti interdisciplinari (il live electronics, i mezzi digitali, le arti visive e quelle letterarie). 
I due giovani compositori beneficiari della residenza hanno presentato le loro composizioni, che sono state oggetto di regolare esecuzione presso Santa Maria Novella a Firenze, luogo che ha posto le basi per una registrazione che io pongo alla vostra attenzione: si tratta di Luca Perciballi e Daniela Fantechi. 
Il primo, di cui su queste pagine ho già posto in luce la sua bravura come chitarrista e improvvisatore, qui si traduce in Outside was crowded with people and full of noise, una revisione di Il Verdetto, racconto di Kafka del 1912 che tratta del difficile rapporto padre-figlio; la rilettura avviene affiancando alla trama musicale stralci essenziali del testo dello scrittore, udibili e visibili tramite televisori posti tra i musicisti. La drammaturgia viene realizzata attraverso soggetti mascherati che intrecciano frasi in inglese, italiano e tedesco, in una sorta di teatro spettrale, dove il bianco della maschera abbraccia il nichilismo del racconto di Kafka, intercettando una movimentazione senza espressione, immutabile, dando forza al potere delle parole. L'adeguamento al clima frammentato e fortemente allegorico determinato dall'ambientazione filosofica dei racconti di Kafka si ritrova anche nella musica, dal momento che Perciballi misura perfettamente i suoni su quel probabile clima erosivo della lettura, facendo attenzione al fatto che la ricostruzione musicale sia comunque aggiornata ai nostri tempi. La chiave di volta è proprio l'attenzione al "suono": formalmente scritta per contrabbasso solista ed ensemble, Outside was crowded with people and full of noise è anche percorso d'insieme; se è vero che ad Alessio Bruno viene dato il compito di creare figure (soprattutto droni parzialmente trasformati dall'elettronica o tocchi ritmici nella parte in basso dello strumento), è anche vero che non secondaria è l'attività del resto dei partecipanti. Armato di pedaliere ed effetti sintetici Perciballi si inoltra in uno dei suoi pellegrinaggi chitarristici (prolungamenti di note, effetti di ritardo, tic-tac di orologio e nel finale persino un suono sordo ricavato soffiando in un bicchiere posto sul corpo della chitarra), ma lo stesso chiede gesti contemporanei anche al resto della compagnia: Francesco Canavese gli dà supporto con una chitarra elettrica che suona come un oggetto metallico poichè privata di qualunque vibrazione delle corde, Stefano Rapicavoli usa il drumming di un batterista free jazz, mentre Damiano Meacci e Francesco Giomi si impegnano con precisione nell'arricchimento tecnologico delle atmosfere. 
Outside was crowded with people and full of noise trascina l'ascoltatore nel vortice di quelle soluzioni che furono care al movimento downtown newyorchese, alienazione rivoltata nell'atonalità della musica, che gode di un'astrattismo ambiguo (perché a volte sembra coagularsi in forme jazz); in più possiede una trama disfattista, uno stop and go reiterato, che è percebile sia nei rovesciamenti di fronte delle sue parti che nella partitura, la quale si presenta mista, eclettica, con box, dipinti, foto, grafici circolari e soprattutto contrassegnata talvolta da muretti geometrici, improvvise e dense aree grafiche di nero assoluto o di nero sbiancato dai pentagrammi (vedi qui l'intera esibizione alla palazzina di S.Maria Novella).

Attenzione marcata al suono viene mostrata anche in Instantanea_17, la composizione per flauto traverso ed ensemble di Daniela Fantechi (1984). L'organico si incentra su Elisa Azzarà al flauto, Marco Baldini alla tromba, Guido Zorn al contrabbasso, Monica Benvenuti alla voce e Francesco Pellegrino al live electronics. Qui si va in esplorazione degli strumenti utilizzati: si ricercano zone timide, solitarie, quelle che nelle parole della compositrice sono "...immagine di un unico suono che lentamente cerca di delineare lo spazio di un possibile ascolto. Un suono mobile, talvolta fragile, certamente estremo..."
Va da sé che questi spazi d'ascolto possono essere coperti solo tramite tecniche estensive e che in Instantanea_17 ci si adopera per cercare di trovare parallelismi nei commenti del flauto, della tromba o della voce. Il flauto si concentra su una nota e su alcuni armonici "segreti", un soffio flebile auralmente riconducibile ad una candelina accesa; su tale canovaccio si adoperano nelle stesse tonalità corrispondenti la voce della Benvenuti (che assume sembianza di lamento) e il contrabbasso; al 10' minuto la dimensione diventa onirica riservando al contrabbasso una parte dronistica di contrasto alle evoluzioni del flauto; il live electronics ha una sincope naturalistica (un fruscio che trasporta tra le frasche di un bosco) e nella seconda parte del pezzo, effetti arrivano anche dalla preparazione della tromba (vedi qui l'esecuzione, tenendo presente che l'audio del cd è una lente d'ingrandimento dei suoni rispetto a quella caricata su youtube).
Dalle poche notizie che ho ottenuto dalla rete a riguardo della Fantechi intuisco che la compositrice ha avuto un punto di riferimento in Austria (Furrer, Gadenstatter, etc.); il suo interesse, però, sembra distribuirsi anche per le virate della musica contemporanea nel campo dell'esplorazione elettro-acustica, soprattutto unisoni e droni. In relazione a questa considerazione Instantanea_17 è eloquente nel fornire una giustificazione all'indagine suddetta, ma più in generale, se avete la pazienza di andare ad ascoltare le sue composizioni sulla sua pagina soundcloud (qui) si può determinare nelle riflessioni della Fantechi uno stile refurtivo, che entra nell'immaginario dell'ascolto dalla porta di servizio (sentire Corale, Impressioni su Rothko o Joc). 



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