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martedì 22 maggio 2018

Qualche pensiero su Dieter Schnebel


Con gran dispiacere si deve accusare la dipartita di un altro pezzo forte della musica contemporanea. C'è molto da ricordare di Dieter Schnebel, compositore tedesco che ha navigato in alcuni, specialissimi mondi della musica. Nei sessanta sviluppò con proprie indagini ciò che Cage e Kagel compivano at the edge tra musica, teatro, happening, recitazione e ricerca vocale e non ci volle molto per capire che avesse idee ben chiare su come spendersi nel mondo dell'arte: creò dei cicli di sviluppo che impegnavano argomenti specifici della musica, tra i quali particolare importanza assunsero quelli dedicati a forme di composizione collettiva, prevalentemente basate sull'utilizzo fonetico della vocalità e della gestualità, contribuendo a quello che verrà implementato nella filosofia contemporanea come metamusik. Schnebel si accorse che anche gli scarti della composizione (i movimenti del direttore d'orchestra o dei musicisti, i rumori creati casualmente dal pubblico in sala) potevano essere in qualche modo oggetto di una nuova visione compositiva: la sua "visible music" fissa il concetto che l'apprezzamento della musica passa dall'immaginazione e che quindi la musica possa essere "letta" e memorizzata al pari di un libro. 
Oggettivamente Schnebel proponeva uno scavalcamento dell'ascolto e costituiva un osso duro per qualsiasi tipologia di ascoltatore disincantato; ma era proprio quell'investigazione subdola che suscitava interesse e poteva essere in grado anche di scatenare sentimenti variabili, qualche volta anche al limite dell'ossessività: il dt 31,6, impostato su una versatilità psichica delle voci e sulle decomposizioni del Deuteronomio, rivelò la sua fervida passione religiosa, una circostanza quasi assente in Cage, Kagel e in tanta musica contemporanea, così come i Choralvorspiele avevano il compito di riportare l'organo nella sua antica dimensione religiosa, mettendolo a disposizione dei "rumori" e dei "processi" elaborati all'esterno dei sagrati. Quanto ai processi, Maulwerke del '68 interrogava il mondo immacolato delle fonazioni, una circostanza che accompagnò anche l'interesse per le operazioni svolte sui cori. Schnebel appaltò il modello Kurzwellen di Stockhausen per la radiofonia nonchè le sue "intuizioni" sull'improvvisazione, derivando sulla ricerca vocale grazie ad un ciclo che sviluppava il rapporto tra produzione del suono ed esercizio armonico o di contrappunto. Infine, nell'ambito del ciclo dedicato alla "tradizione", Schnebel lascia un segno indelebile grazie ad una splendida sovrapposizione tra suoi arrangiamenti e quelli della sonata al piano di Schubert rivista per una forma orchestrale.
Il tedesco era convinto che potesse esserci un pubblico reattivo per il suo tipo di musica ed una volta disse "...we (the composers) have to step down from the pedestal, but without intentionally falling behind in our potential...without falling back into the trap of writing simple music...."; quest'intenzione nobile non sembra avere avuto molti effetti sull'audiance, specie se guardiamo alla dimensione teatralizzata che ne perviene, ma mi sembra di poter affermare che le sue idee e le sue esperienze non potranno fare a meno di essere considerate un patrimonio e uno stimolo indispensabile per un certo tipo di composizione tuttora in corso di sviluppo. 



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