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giovedì 3 maggio 2018

Approcci recenti alla microtonalità


Che cosa ci riserverà la microtonalità del ventunesimo secolo? Su quali prospettive si incammina la composizione sul tema? Sono interrogativi che oggi sembrano secondari, in un'epoca di cambiamenti e di compressione della complessità, soprattutto alla luce del fatto che molto è stato fatto e detto su ciò che Ives descriveva come gli infra-toni (spazi immaginati) dei tasti di un pianoforte. E invece tali domande non sono affatto secondarie, perché rappresentano uno di quei settori della musica su cui spesso sono stati montati legami spirituali (tra numeri, note musicali e fenomeni).
Una base di partenza delle nuovi indagini può essere presa in prestito dalle analisi di Georg Friedrich Haas, che con i suoi interventi ha delineato un mix didattico ed esecutivo che può essere utile per incrociare nuovi orientamenti sull'argomento. Stando ad Haas gli approcci principali per arrivare alla materia microtonale stanno, oltre che nella modificazione naturale degli strumenti o del modo con cui vengono suonati (preparazioni, scordature, glissandi, etc.), in sistemi di composizione misti (microtonalità associata a serialità o tonalità), nella creazione di sistemi differenti di temperamento e nello sfruttamento dei battimenti (gli ondeggiamenti che subiscono i suoni che non rispettano il temperamento equabile ricavato dalla dottrina occidentale); questa distinzione empirica è stata ulteriormente allargata da coloro che giustamente hanno evidenziato che anche la composizione spettrale sia spesso uno studio microtonale. Quanto alla parte esecutiva i riferimenti sono rivolti a Limited approximations, una composizione di Haas del 2010, per 6 pianoforti microtonali ed orchestra e a i suoi 10 quartetti per archi. In Limited approximations ciascun pianoforte è lontano di 1/12 di tono dall'accordatura dell'altro, un sistema che facilita in sostanza l'espansione della tastiera dai dodici toni di un'ottava a 72 toni (12x6): sebbene Haas riprenda il pensiero di Wyschnegradsky, quello della partitura di Arc-en-ciel del russo del 1956 (al festival di Donaueschingen del 2010 ci fu una rivalutazione guidata proprio da Haas), la diversità è notevole negli scopi che si vogliono raggiungere, dove Arc-en-ciel è delicata, votata quasi ad un istinto di umana contemplazione, mentre Limited approximations è lunare, hyper-tesa ad una profonda scoperta armonica e micropolifonica, con il supporto mimetico dell'attività orchestrale. Si ripresenta quella tenera ossessione di costruire un continuum musicale, una circostanza che ha tenuto banco tantissimo nella propensione compositiva degli autori contemporanei (Ligeti, Penderecki, Stockhausen, etc.).
Sugli string quartets Haas ha prodotto varie combinazioni di intonazione sulle 16 corde, servendosi di note e accordi specifici, glissandi, live electronics, spazialità, buio della rappresentazione e soprattutto di interpreti rari e super preparati; l'austriaco si è mosso in un campo misto, quello delle relazioni armoniche complesse, delle approssimazioni delle intonazioni e dell'accettazione libera dei battimenti, accogliendo parte del pensiero dei principali compositori microtonali americani (Partch e Johnston) e parte di quello degli spettralisti francesi (Grisey e Murail soprattutto).
Un gran interesse arriva dall'applicazione del lattice (reticolo) di Euler, ripreso dai microtonalisti americani e divenuto cavallo di battaglia della composizione del compositore canadese di stanza a Berlino Marc Sabat, uomo estremamente dedito alla materia; il lattice è un piano di relazioni armoniche che richiama la just intonation e un sistema di rapporti distanziale, che si basa su frequenze ottenute per potenza dei numeri primi; se ne ricavano degli intervalli che hanno un alto o basso grado di consonanza, producendo limiti alle intonazioni. Questo matematico sistema che sta nel mezzo degli studi empirici di Partch e Johnston e che chiama in causa ulteriori stratificazioni del reticolo (la Extended Just Intonation), è stato approfondito da Sabat, che ha costruito molta parte della sua composizione su tali principi, alla ricerca di una profonda consonanza armonica (indispensabile è almeno l'ascolto di Euler lattice spiral scenery, contenuto in un cd del 2017 per Another Timbre dal titolo Harmony).
D'altro canto non si deve dimenticare come molte opere cosiddette minimaliste derivino dalla just intonation, spesso portata alle conseguenze armoniche indesiderate della microtonalità: per esempio The well-tuned piano di LaMonte Young o The harp of New Albion di Riley, accettavano di buon grado l'effetto dell'intervallo wolf, che teoricamente avrebbe decretato l'impossibilità di restare sulla scala in just intonation. Tra i post-minimalisti, l'opera per string quartet di John Luther Adams sembra potersi distaccare dal resto per bellezza ed imponenza: nei suoi quartetti (The wind in the high places, Untouched, Canticles of the sky e il recentissimo Everything that rises) Adams si aggrappa all'approccio naturalistico della microtonalità, in cui l'enfatizzazione del suono e delle sue armoniche è vista come un'organismo naturale, un drone che vive e si modifica in maniera lenta e percettibile come nel piano ben temperato di LaMonte Young, e che riesce in tal modo ad essere più convincente di molta composizione esposta per numerazione.


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