Translate

sabato 3 marzo 2018

Poche note sull'improvvisazione italiana: chitarre in cerca di un paesaggio

I contenuti emotivi della musica possono essere paragonati ad una lavagna scolastica, in cui sono rappresentati come punti raggruppabili in aree o talvolta raggiungibili tramite ponti. Ogni punto esprime una sensazione, un'immagine creata dalla mente per riflettere il senso musicale ed ogni artista può collocare la sua musica in un'area diversa di quella lavagna. 
In questa puntata sull'improvvisazione ho raggruppato punti omogenei per aree differenti allo scopo di presentare 4 novità discografiche, incentrate sull'attività di chitarristi italiani.


Nel nuovo lavoro di Valerio Daniele si innesta un profondo amore e rispetto per la cultura salentina di provenienza. Con Primo canto alla macchia si cerca una completa adesione tra il sogno e la realtà, vista in più dimensioni artistiche, alla ricerca di un punto comune di autenticità. 
Daniele si cimenta con il suo primo solo, per chitarre (acustica, elettrica, baritona) e live electronics, ed unisce 4 pezzi ricorrenti di pregiato arpeggio a 4 pezzi che si distinguono per stratificazioni ed idee bucoliche: le chitarre creano caratterizzazioni musicali forti, luoghi del sentire dove le risonanze dell'amplificazione nascondono un piccolo drone o una trama appositamente composta; Daniele non è un bellicoso della chitarra, quanto un pastellista in cerca di suoni che testimonino il suo pensiero: dietro ai suoni oramai super sfruttati c'è bisogno di una modifica e di una diversa impronta; prendete l'attacco e lo sviluppo dell'elettrica in Il sole brucia, un escursione controllata che manda un segnale rigenerato dell'intro di Mama del Collins dei Genesis e dell'ambient sound di The Edge: Daniele acquisisce pochi elementi per espandere musicalmente il suo pensiero; inoltre mai come in questo lavoro si rivela azzeccata in ogni momento la scelta delle componenti del live electronics a supporto.
Valerio ci tiene a sottolineare come Primo canto alla macchia sia in realtà un quaderno di pittura che dialoga con la musica, un confronto con il pittore Egidio Marullo, ma in verità mi sento di poter affermare che questo è un primo stadio della volontà del chitarrista, poichè l'approfondimento fa emergere personalità locali, quelle della letteratura e dei narratori dei cunti salentini (Antonio Verri e gli spiriti dei racconti sui Tao). C'è un video che Daniele ha costruito assieme a Marullo (vedi qui), otto minuti di piena comprensione, che ritraggono un mondo quasi immateriale, dove uomini e donne possono dissolversi e ricomparire nell'infinita dimensione dell'immaginario artistico. Ma se guardate i magnifici acquerelli di Marullo vi accorgerete di un fattore comune dei suoi disegni, una condensazione in lontananza del passaggio che sembra svolgersi intorno ad una linea centrale, da cui si irradia tutto, colori ed ombre. Bene, la musica di Daniele vuol dare proprio un lieve struggimento, quello di un paesaggio che vive tra realtà e mito, tra umiltà e nostalgia, tra fantasia istruttiva ed innamoramento. E' distante dalle pizziche salentine e dai clamori di un certo tipo di affermazione popolare, va alla radice della sua gente per cogliere aspetti di immortalità. 

A proposito di proiezioni e video, un altro chitarrista che si dedica (attraverso l'improvvisazione) a progettualità di intersezione musicale, è il toscano Nicola Perfetti, di cui non avevo ascolti di nessun tipo. Colmando la lacuna ho scoperto che Perfetti ha composto un pezzo per chitarra ed elettronica per commemorare il regista Peter Hutton, considerato come uno dei migliori ritrattisti di città e paesaggi (vedi qui il trailer relativo) e partecipato alle attività della Fonterossa Open Orchestra, gruppo di improvvisazione libera che si riconduce alla contrabbassista Silvia Bolognesi; in questa sede, però, vi segnalo il nuovo cd, pubblicato autonomamente come trio Oof3, con il pianista Federico Gerini e il percussionista Massimiliano Furia. "North" si può considerare una versione ampliata a strumentazione del Perfetti chitarrista in solo, ma sarebbe un errore pensare che l'ampliamento sia solo un mero rivestimento. Nei suoi 10 episodi che lo compongono, North è molto in sintonia con gli andamenti musicali moderni, ma non ne ricalca nessuno in particolare; solo impronte defalcificate dalla storia della chitarra, del piano e della batteria. Sebbene a qualcuno potrebbe far storcere il naso, le improvvisazioni di North raccolgono eredità variabili, dalle formazioni musicali a goccia di Satie e del neo classicismo (2134) al Jarrett dei settanta, dalle prove di modularità (Mohr) alle tracce di minimalismo (Square time) fino ad un celato umore post-rock; North è un disco serio e gradevole al tempo stesso, misurato sui pensieri tradotti real time dai musicisti sui rispettivi strumenti, che si dimostrano già pronti per grandi prove di maturità.



Quando pensiamo ai non frequentissimi duetti chitarra elettrica-contrabbasso nel jazz (Towner-Peacock, Hall-Carter, Bickert-Thompson, Metheny-Haden), ci chiediamo anche quali possibilità di sviluppo essi abbiano per il futuro. Recentemente il duo Frisell-Morgan ha rinverdito i fasti del duetto, lavorando comunque su una direttiva bella ma ampiamente sperimentata e piuttosta lontana dagli stilemi dell'improvvisazione libera europea; in merito a quest'ultima si è trattato di sporadicità artistiche, spesso senza registrazioni, che hanno spinto su visuali completamente allentate dell'impianto armonico. Dai tempi dei duetti estemporanei di Bailey e Kowald ad oggi, la situazione si è silenziosamente arricchita, sebbene in presenza di una spiccata preferenza degli artisti per i raddoppi dei propri strumenti a fini timbrici. La Leandre, poi, ha fissato un àncora nel 2012, uno standard al largo, nella collaborazione teatralizzata fatta con il chitarrista rock Serge Teyssot-Gay.
Hecate's sounds è il nuovo lavoro di Nico Soffiato assieme al contrabbassista Zach Swanson (Duo Dogwood). Imperniato nella ricerca di scenari evocativi, Hecate's sounds propina due musicisti che cercano di inserire i propri umori e degli avanzamenti nel tipo di improvvisazione: Mistake, per esempio, viene condotta secondo un principio seriale, agendo sui patterns ritmici e sugli intervalli; in Crevasse piccole preparazioni ed estensioni agli strumenti conducono ad uno scollamento armonico; in Aokigahara, Swanson lavora sull'arco e sposta il baricentro sulle libere e glabre associazioni di pensiero, così come succede in Bassifondi, ancora semplice serialità di note scomposte per dar vita a specifiche evocazioni metropolitane. Lo sguardo estetico è probabilmente rivolto alla segnalazione delle presenze inquiete della vita, una visuale che Soffiato e Swanson affrontano cercando nuove relazioni, riuscendo a dare alla fine un contributo particolarissimo in un àmbito dell'improvvisazione che ha probabilmente molte soluzioni da offrire.

Un'altra relazione da aggiornare è quella postulata tra chitarra e violoncello, che qui si presenta nei duetti del chitarrista Andrea Massaria con la violoncellista svizzera Clementine Gasser: le trasformazioni timbriche della chitarra di Andrea Massaria (spesso al limite timbrico di uno steelpan) si incontrano con il classicismo contemporaneo della cellista, che non è nuova a questo tipo di esperienze, avendo già lavorato con il chitarrista Peter Lossl. 
In The spring of my life l'idea progettuale è stata quella di trasformare in una partitura mista (grafica e convenzionale) 6 componimenti haiku. Il risultato è brillante e molto diverso da un cinetico pensiero orientale, perchè ha volontà di raccogliere le velleità di atomi di suoni difformi e di non corto respiro. Ne deriva un sound spiazzante, depurato dai normali fattori armonici, a momenti apocalittico o muscolare (In my new clothes), in altri completamente atomizzato (le preparazioni sono l'essenza di Snow melting); c'è persino una matrice contemporanea in entrambi che rasenta l'artigianato del Battistelli di Experimentum Mundi, in The day Burst.
Continua, perciò, con profitto il lavoro di Massaria sull'universo dei suoni spuri, delle dimensioni emotive impensabili, che lo pone nei posti di vertice del chitarrismo improvvisativo italiano ed europeo per idee e risultati raggiunti. 



Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.