Translate

sabato 27 gennaio 2018

Una ristampa sempreverde: La musica pianistica francese di Alfred Cortot

Ci sono libri che reggono il loro valore nel tempo. Uno di questi è sicuramente quello che ha racchiuso i saggi sulla musica pianistica francese di uno dei più celebri pianisti della musica classica: nell'epoca in cui la critica musicale aveva ancora un peso, Alfred Cortot si cimentò in una serie di riflessioni pratico-estetiche su una materia che stava monopolizzando l'attenzione degli operatori.
Assemblato nel '32, la Curci Edizioni ha avuto il pregio di portare in Italia un'edizione tradotta molto bene di argomenti che sembrano antichi, ma che nella sostanza costituiscono un periodo assai poco dimenticato della musica: La musica pianistica francese è un magnifico ingresso in ciò che in Francia cominciò a colpire nelle arti musicali a partire dalla seconda metà dell'Ottocento; nelle considerazioni di Cortot c'è la consapevolezza che, attraverso il pianoforte, sia possibile enucleare una gigantesca novità che è sindrome specifica del paese francese. Cortot passa al setaccio tutta la produzione pianistica di Debussy, Franck, Fauré, Chabrier, Ravel, Saint-Saens e Stravinsky, decretando con le sue annotazioni il successo o il demerito emotivo delle loro opere pianistiche; ciò significa che (come lo stesso Cortot sottolinea) il libro vada accompagnato dall'ascolto diretto delle composizioni, come garanzia non solo di una fondata e definitiva critica di tipo logico e procedurale, ma anche per scovare quei segreti estetici che una volta erano importanti quasi più dei rigori formali. A distanza di quasi un secolo, questi interventi sono ancora azzeccatissimi e vi permettono di conoscere i pezzi forti di uno dei periodi più affascinanti della musica, quello che approssimativamente va dal 1875 al 1930, anni in cui il pianismo francese sviluppò quei caratteri speciali della tonalità, dando vigore a sentimenti impressionistici e a neoclassicismi particolarmente riusciti. Sebbene non siano compresi tutti gli attori di quel periodo storico, gli accenni e i confronti non mancano (vedi a proposito di Satie o Dukas, per esempio).
In questa sede mi limito solo a riportare per ogni compositore qualche magnifica intuizione di Cortot, sulle quali mi sento di poter condividere ampiamente: 
a) l'ammirazione per Debussy è sconfinata e le lodi, nonchè i segreti delle modalità dell'esecuzione, sono continue, ma il vanto più grande che Cortot elargisce si trova in fondo al suo intervento, quando si trova a dover discutere dei 12 Etudés, "...veri studi di virtuosità, di cui ciascuno tratta esclusivamente d'una difficoltà particolare....per le cinque dita, per le terze, per le quarte, per le seste, per le ottave, per le otto dita.....per i gradi cromatici, per gli abbellimenti, per le note ripetute, per le sonorità opposte, per gli arpeggi composti e per gli accordi...." (Cortot, pag. 33); inutile aggiungere che Debussy è una cerniera fondamentale del pianismo francese del primo novecento, perché raccoglie il passato e stimola il futuro, tanto più in questi studi del 1915 sul pianoforte, che ancora oggi accolgono l'interesse dei compositori ed esecutori, perché costituiscono il più grande antecedente della modernità non ancora frantumata, al pari di una casa sul faro, posta come inevitabile ritorno;
b) su Cesar Franck, Cortot compie una divisione temporale delle composizioni per piano, rendendosi conto dell'esiguità della scrittura per quello strumento; tuttavia non si può essere per nulla in disaccordo quando Cortot evidenzia tra le primizie di Franck il Preludio, Aria e finale e il Preludio, corale e fuga, opere con cui si "...annuncia la tecnica con la quale tenterà in seguito di nobilitare il suono del pianoforte, di rendere il colpo fremente del martelletto simile alla prolungata risonanza delle voci magnifiche che sa suscitare dall'organo....(Cortot, pag. 51); 
c) per Gabriel Fauré è l'intimità che si fa strada e soprattutto il fecondo periodo che parte dal 1894 con il sesto notturno, la quinta barcarola e due anni più tardi con Tema e variazioni: "...l'autentica originalità pianistica di Fauré si rivela, a nostro parere, nelle opere in cui vive un sentimento pensoso o appassionato o sognante, dove l'intimità della commozione si esprime in un modo così intenso e insieme così misurato, con un linguaggio strumentale che sembra diffondere un segreto calore...(Cortot, pag. 95);
d) la lunga disquisizione sulla produzione pianistica di Emanuel Chabrier sodomizza come massima espressione del compositore i suoi Piéces pittoresques, esposizioni vivaci, briose e serie al tempo stesso, in cui i temi rimbalzano e le trame si combinano ingegnosamente come mai fatto in passato per argomenti musicali simili: "...i tratti rapidi che vi si incontrano, l'accento incisivo di un trillo occasionale, il vivace passaggio di una sequenza, non sono che equivalenti di effetti sinfonici...lo strumento è riconquistato allo spirito, alla vivacità, all'atticismo..." (Cortot, pag. 127);
e) per Ravel l'analisi va in profondità, non solo per evidenziare la bellezza del patrimonio pianistico complessivo del francese, ma anche cercando di sottoporre a giudizio comparativo le differenze stilistiche con Debussy; Cortot chiarisce molte cose, soprattutto i presunti primati temporali tra i due compositori (le cascate di note simulatorie di Jeux d'eau del 1901 sono prodromiche dell'uso che ne farà Debussy in Jardins sous la pluie nel 1903), mettendo a fuoco la fantasia di Ravel e il carattere extramusicale della sua musica, una sorta di metafisica tutta da scoprire nelle sonorità: "...l'ingegnosità pianistica si afferma in Ravel più varia e caratteristica che in Debussy. Essa tende ad avvivare i ritmi, a mettere in chiaro i rilievi di un discorso musicale essenzialmente mobile e vivo; si ispira maggiormente all'orchestra, contrapponendo sonorità, valori e volumi..." (Cortot, pag. 150);
f) su Camille Saint-Saens Cortot non può fare a meno di esprimere un giudizio ridotto su buona parte della composizione pianistica, lasciando intendere che lo stesso fosse rovesciato nell'ambito camerale; nonostante il continuo sottolineare punti positivi e negativi nell'ambito della stessa composizione, Cortot consegna un valore molto forte a pezzi come il Quarto Concerto op. 44, opera in cui "...l'autore è qui nel pieno possesso di quelle sue doti di maestria, di conoscenza di sè, di certezza tecnica...." (Cortot, pag. 196); è proprio sui binari di una coerenza tecnica che lavora gran parte della musica di Saint-Saens e l'innamoramento scatta accettando la meccanicità del pianoforte, che restituisce suoni senza risonanze, senza sfumature, attivandosi sulla leggerezza e l'eleganza delle scale e degli arpeggi;
g) l'ultima analisi viene dedicata a Stravinsky, che a prima vista sembrerebbe non avere molto a che fare con il piano francese. Il Sacre era imbevuto di caratteri popolari russi e la permanenza in Francia perse gradatamente di peso con il cambiamento che Stravinsky affrontò nella sua ricerca dopo i successi delle opere orchestrali e dei suoi balletti; soprattutto quando cominciò a scrivere per pianoforte, Stravinsky infittì oggettivamente la sua espressione, inserendosi in una speciale calibratura degli stili pianistici allora presenti; si parlava di neo-classico, ma quello del russo era veramente eclettico e speciale: una prospettiva europea che veniva dal jazz ed argomentazioni che pescano in temi che sembrano ampiamente sfruttati dalla storia (serenata, sonata, ecc.) si pongono in simbiosi con il suo temperamento compositivo, così come conosciuto già nelle famose opere orchestrali. Cortot apre una critica profonda sulle considerazioni fatte dal compositore sull'utilità delle esecuzioni, ma allo stesso tempo sa riconoscere la genialità dei suoi propositi: "....non posso fare a meno d'immaginarlo ... mentre siede al piano, al tempo stesso giudice e parte, inventore e critico ingegnoso, intento a calcolare i parossismi, a dosare i volumi e i contrasti, signoreggiando gli eccessi come le costrizioni, e a combinar le chimiche di un nuovo ordigno musicale con la fredda lucidità di un anarchico che prepara il suo esplosivo...." (Cortot, pag. 227).


Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.