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sabato 23 dicembre 2017

Poche note sull'improvvisazione italiana: spazi variabili di sospensione per il canto

In questa puntata dell'improvvisazione ho raggruppato vari aspetti del canto: la particolarità che lega queste mie segnalazioni è la capacità di attivare quel processo logico-emotivo di "sospensione" sonora, che si deve contrappore all'ascoltatore. Intendiamoci, nessun canto sospeso alla Nono, o argomenti in qualche modo a lui riferibili, ma solo una serie di interessanti lavori che navigano negli spazi improvvisati di una coralità, di un lugubre percorso o di un canone interpretativo.

Narra fantasmi
La bonaccia d'agosto
Balena bianca

Fragile luce
Di luna di scirocco
Dorme la notte

                                      Haiku di Marco Buttafuoco

L'haiku di Buttafuoco è la scintilla del progetto del Quartetto 19, composto dai chitarristi Nicola Cattaneo e Franco Cortelessa assieme alla cellista Alessandra Marchese e al contrabbassista Giorgio Muresu. Si tratta di un incontro tra vocalità che incorpora una sommaria disciplina poetica e una musica a cui si vuole tentare di attribuire una matrice mista, tra improvvisazione e sostanza classico-contemporanea. Mi soffermo sull'aspetto poetico-vocale: due i brani che contengono l'apporto della vocalità, ossia la title-track Narra fantasmi e Canto dal buio. Nel primo appare un coro a 4 voci che affianca la cantante solista, Alessandra Lorusso, che lavora sull'intonazione, inglobando elementi plurimi: ci sono vie di fuga che richiamano la frammentazione poetica (in una sua immediata condensazione, da Ungaretti a Sanguineti), andando sicuramente oltre il legame orientale insinuato da Buttafuoco; vi sono accenni di antico madrigalismo e qualcosa che ci scaraventa in una cerebrale tessitura di sequenze e di impasti vocali. Nel secondo brano, Canto dal buio (che si costruisce sulla breve poesia di Franco Cortelessa) si vive un clima più pastorale, mettendo assieme l'attitudine e la freschezza di una canzone popolare con un tessuto strumentale meno convenzionale: il riferimento è ai canti tradizionali di Premana. Consci di un lavoro specifico fatto da Cedric Costantino (direttore di cori antichi), dal punto di vista delle costruzioni sonore i due pezzi citati propongono la volontà di creare ciò che Cattaneo descrive come "...musica popolare di luoghi non esistenti...": l'aspetto accattivante sta proprio nell'evocazione di posti così discutibili per quantità e qualità di elementi, che paiono non potersi configurare in nessun giaciglio della Terra. Sono parte della complessità che investe antico e moderno della musica e del canto e sui quali non siamo in grado di fare una valutazione esatta circa la loro oggettiva presenza temporale. 

Dai fantasmi di Buttafuoco, passiamo ai fantasmi della cantante Pat Moonchy. Una registrazione fatta in Germania introduce Erebia Christi, progetto della cantante milanese con il chitarrista Lucio Liguori in sodalizio artistico come Sothiac. Cinque movimenti che fanno pensare ad una sorta di suite progressiva e sepolcrale, in cui chitarra elettrica e voce sono avvelenati da effetti di synth. La titolazione non è causale, si invoca il ricordo di una farfalla rara, come la musica che compone il lavoro. La chitarra di Liguori è doom e scandisce la tendenza, arrivando anche a trasmettere paesaggi psichedelici, mentre la voce della Moonchy lambisce quegli epici territori che sono appartenuti a cantanti come Diamanda Galas o Meredith Monk, in cui la voce deve fare faville come in un inferno dantesco. Pat è un'incarnazione particolare ed italiana della Galas, e le sue difficoltose escursioni vocali sono sempre state sottovalute, tant'è che Pat (che è ben conosciuta per il suo lavoro in certi ambienti milanesi) ha sempre bisogno di un particolare consenso, un pubblico preparato per la sua espressione. Con le toppe efficienti di Liguori, il canto esasperato della Moonchy può esplicare massima efficacia, come succede in pezzi come On o Peret, in cui la stessa equilibra il parrossismo delle sue evoluzioni vocali.

Di tutt'altra natura sono le avventure musicali di Fabiana Dota, cantante napoletana, e del suo partners Alberto La Neve, giovane sassofonista calabrese. Il soggetto ispiratore del progetto dei due è Lidenbrock (che dà il titolo al cd per Manitu), che è il protagonista minerologo del Viaggio al centro della Terra, il fantascientifico racconto di Jules Verne. Si fa notare la validità dell'idea, che viene intrapresa seguendo un percorso di sovvraposizioni di trama musicale, grazie all'utilizzo real time di elettronica leggera (una loop station); viene fissato il concetto del viaggio tramite la costruzione di basi registrate incrociate sia per il sax che per il canto, in modo da creare polifonie congiunte e far acquisire alla musica un carattere multidimensionale tale da poter essere percepito come un'aggregazione di strumentazione o, come viene sottolineato dai due, "concerto per sax e voce". Il clima è qualcosa di più di un'avventura ricomposta musicalmente, di quelle che si trovano spesso in giro, poiché palesa ottima propensione per gli arrangiamenti e, quando consentito dallo svolgimento, riesce a delineare spunti pulitissimi di sassofonia jazzistica, degni di stare accanto alle raffinatezze acustiche di  un Trovesi, mentre il canto della Dota oscilla obbliquamente tra refrains elettroacustici e sostegni alla parte melodica. Con un video a supporto ben congegnato, quello di Lidenbrock è un progetto che si pone già in un'ottica positiva, pronto per un balzo di approfondimento sulle forme e sulla tecnologia, e potrà procurare miglioramenti e sviluppi solo se non strizzerà l'occhio al manierismo.

Un'occhio all'american vocal music.
Nel vivaio delle cantanti pugliesi alcune di esse si sono fatte carico di sottolineare con più forza la poetica degli standards americani, fornendone una dimensione filologica. Un paio di loro, oltre a cantare, ha organizzato conferenze e salotti dell'esecuzione dedicata a personaggi importanti della canzone popolare americana, in modo da evidenziare una nuova "una letteratura cantabile" (il riferimento è a Strayhorn). Si tratta delle cantanti Antonella Chionna e Mina Carlucci.
Antonella Chionna ha pubblicato per Dodicilune Rylesonable, incontrando una line up americana costituita da Patt Battstone al piano, Kit Demos al contrabbasso e Richard Poole al vibrafono. Si tratta di una matura presa di posizione del canto, quasi interamente collegata alla produzione di nuovi pezzi (new standards perciò); i musicisti spaziano con libertà sui loro strumenti, senza rispettare rigidi canoni, insinuando un umore di fondo che sta tra veri e propri vuoti di solitudine e passaggi impressionistici, remoti parenti del trasognato drammatismo di Bill Evans, territori in cui la Chionna ha l'opportunità di mostrare la sua preparazione vocale, lavorata in punta di piedi e con caratterizzazioni moderne: essa è a volte inghiottita in vortici anomali di espressività come in Sophisticated lady, a volte emerge come in un talking solitario o di quelli che trovano similitudini in molte protagoniste del pop-soul moderno (Rather life), a volte è quasi il corrispondente di una preghiera (Fida). Senza dubbio un lavoro maturo e tra quelli che può competere in qualche modo con lo strapotere delle produzioni americane, che da tempo hanno intrapreso un percorso di approfondimento di questo settore della vocalità e che sentono come proprietà inviolabile.

Mina Carlucci pubblica per la neonata Angap R. il cd All Reet, un disco di standards di matrice boppistica, in trio con Gianni Lenoci e Vittorio Gallo. Repertorio sulla linea Monk-Lacy, la Carlucci ha una propensione al vellutismo vocale, timbro che si costruisce tra le cantanti post-Joni Mitchell e Lisa Germano, senza dimenticare le perfette aderenze agli impianti jazzistici che hanno costruito la fortuna di cantanti super accessoriate come Annie Ross o Janis Siegel dei Manhattan Transfer nell'ambito del vocalese. In All Reet, c'è qualche asperità in più, sindromi canore con qualche rischio aggiuntivo in più, utili per fornire momenti di drammaturgia, anche se alla fine l'impressione è che tutto si ricomponga in intimità. Un lavoro positivo, con parti strumentali interessanti (Lenoci che suona negli interni del piano dando occasioni simulatorie alla vocalità della Carlucci), dove unico difetto è una registrazione leggermente sovrabbondante, che copre uno dei punti di forza della cantante di Mesagne, ossia l'esilità espressiva della sua voce.



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