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giovedì 14 dicembre 2017

Michael Jarrell: immagini ed assonanze


La pubblicazione di "....mais les images restent...", nuovo cd di composizioni di Michael Jarrell (1958), recentemente pubblicato dalla Aeon, mi permette di tirare giù due righe sintetiche su un compositore di cui non ho mai avuto l'occasione di parlare. Michael Jarrell è emerso con forza nello sviluppo della musica contemporanea degli anni ottanta, come un'autonoma risposta a specifici aspetti trattati da compositori come Boulez o Berio; del primo riprendeva parte del clima serializzato, del secondo la scoperta delle possibilità degli strumenti. Nel 1983 Jarrell compose il primo pezzo di Assonance, 10 minuti per clarinetto che meravigliosamente aprirono lo scenario ad un ciclo progressivo di composizioni per strumenti diversi (sia per solo che per aggregazioni strumentali), arrivato col tempo fino al nono episodio. La bravura di Jarrell stava nel proporre un'attraente scenario di suoni e relazioni: filtrazioni di luce come risultato di tecniche acustiche, umori sistemati tra l'opaco e il traslucente, trame che si sbriciolano continuamente e si riformano dando vita ad una scrittura molto vissuta in superficie. In Jarrell si ritrova una ricchezza musicale che sembra virare all'effetto, sfruttando a proprio modo le regole contemporanee; ma non è un effetto che tende alla spettacolarità del risultato, quanto piuttosto all'emersione di un profilo: si fondono orizzonti e si preparano eventi, si costruiscono dinamiche tonanti che ad un certo punto si aprono con forza a limpidi scatti strumentali, utili per sottolineare una parabola espressiva e non solo un contrasto.
In questo cd la saga di Assonance viene rappresentata dal numero tre, per clarinetto basso, violoncello e piano: Assonance III confermava l'altissimo livello delle tecniche intraprese sugli strumenti e documentava (specie per il clarinetto basso) l'inizio di un periodo di grande interesse per l'approfondimento e la formazione di un repertorio specifico, che mettesse in "assonanza" il binomio clarinetto-violoncello. La conferma di questa relazione viene presentata in questo cd grazie all'inserimento di Nachlese III (Es bleibt eine zitternde Bebung) e, vissuta in un contesto orchestrale, mostra l'importanza di una pratica: una particolare tecnica del vibrato del clarinetto, lavorata su artifici virtuosi, può collidere felicemente e restare paritetico sul violoncello (il quale in alcuni momenti apre a congestioni sonore ad hoc, specie quando sembra simulare un orologio a pendolo). 
Gli impianti melodici perennementi accennati, incapaci di dare punti di riferimento ma perfettamente costruiti per una relazione timbrica speciale, danno spesso l'idea della perdita di senso: in verità multifonici, armonici, risonanze e trama contribuiscono a un disegno musicale preciso, il cui obiettivo è moltiplicare la bellezza e situarsi in una prospettiva visuale particolare, quella di un uomo che osserva gli eventi nascosto dietro un muretto, con i soli occhi a sporgere, in attesa di lanciare un'azione risolutiva: è ciò che nasce sul piano di "...mais les images restant...", composizione derivata dal concerto per piano di Abschied, qualcosa che è figlia e sviluppo delle sonate di Boulez e Barraquè.
Un plauso necessario va ai musicisti che hanno accompagnato il percorso di Jarrell in questi anni e soprattutto per la parte discografica, i meriti di persone come il clarinettista Ernesto Molinari, il violoncellista Thomas Demenga e il pianista Marino Formenti, che in questa raccolta, assieme alla WDR Sinfonieorchester condotta da Peter Rundel, fanno salire alle stelle percezioni e perfezione.

Discografia consigliata:
-Michael Jarrell, Grammont 1996
-Solos, Aeon 2001
-Music for a while, Aeon 2005
-...Prisme/incindences..., Aeon 2007
-Cassandre, Kairos 2009


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