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giovedì 5 ottobre 2017

Klaus Huber

I più attenti osservatori della musica contemporanea avranno da sempre notato la persistente sottovalutazione di Klaus Huber (1924-2017) nell'ambito della comunicazione mediatica. Sembra esserci un calo di attenzione al cospetto di un Nono o di un Boulez e la figura del compositore svizzero incomincia ad emergere solo negli anni settanta, tuttavia nemmeno con sufficiente forza. Huber era un compositore di quella gloriosa generazione che partorì novità e incubi elettivi subito nel dopo guerra ed è a questa generazione che bisognerebbe rapportarlo; così facendo si scopre una personalità alternativa, che in modo eterogeneo pone al centro del suo mondo creativo alcuni elementi ben trasferiti nella composizione. 
Con una convinta passione per il canto medievale ed una severa riallocazione in riduzione della serialità, Huber ha sempre caratterizzato la sua musica per la spinta umanistica che gli ha impresso. Sebbene fosse conscio che la musica non fosse in grado di veicolare un pensiero definito o un'ideologia, era convinto che solo con l'aggiunta di un'espressione verbale o comportamentale si potessero creare le condizioni per una comprensione dei propri ideali, tentando di influire su un miglioramento delle coscienze: la musica e l'arte in generale doveva essere al servizio di un umanesimo riabilitato, un utopico sogno che potesse scacciare via la paura di una resa incondizionata all'impegno della vita, specie nel suo finale. La sua musica seguì un percorso progressivo: oggi, di quella produzione musicale iniziale e post-guerra, se ne è persa traccia e nonostante qualche critica illustre (Deliége contestava il suo stile oratorio avvicinandolo ai souvenirs del genere), la stessa ha avuto modo di affinarsi nel tempo, pescando in tanti autori-leader di correnti teologicamente impegnate (Simone Weill, Osip Mandelstam, Ernesto Cardenal, Ernst Bloch, Heinrich Boll, fino ad arrivare al sufismo e Mahmoud Darvish nel periodo di approfondimento della musica orientale). Per qualcuno Huber rimarrà un visionario credente inserito in un ambiente accademico, per altri sarà ricordato come un insegnante di composizione particolarmente prestigioso (i suoi allievi erano Ferneyhough, Rihm, Saariaho, etc.). In verità Huber non dimenticava mai l'utilità e i fini della composizione, proponendo soluzioni concrete, rivolte alla bellezza dell'ascolto. E' così, quindi, che oggi va riscoperta in toto molta sua produzione in solo (con particolare riguardo a pianoforte, violoncello e flauto), alcune splendide calate nella ricerca del senso preciso di alcuni sentimenti, grazie al lavoro svolto su orchestra o ensemble ricercati (Tenebrae, Alveare Vernat, Protuberanzen) e la sua predilezione per le terze di tono nell'ambito della microtonalità; in più è necessaria un'elaborazione di giudizio sulla coralità, che sia calzante e che riporti una serena riflessione sulle prospettive aperte dalle commistioni con il sentire contemporaneo.
Qui sotto vi riporto dei brevi consigli discografici, inserendo, quando è stato possibile, dei links con i quali potete immediatamente confrontarvi. Klaus viveva nel borgo di Panicale (in provincia di Perugia) da molti anni; diceva di essere particolarmente ispirato da quel posto ed aveva ricevuto la cittadinanza onoraria. Huber citava spesso Eckart indicando come l'anima vicina a Dio gode di una gioventù di cui non dispone il non credente: il mio augurio è che Klaus sia già vicino a Lui.


Discografia consigliata:

-L'œuvre pour violoncelle : Ein Hauch von Unzeit Vlll (version pour quatre violoncelles) ; Transposition ad infinitum ; Lazarus ; Rauhe Pinselspitze ; …ruhe sanft… in memoriam John Cage ; Partita, Descharmes, Aeon
-Oeuvres pour flutes, Jean Luc Menet, Stradivarius
-Schattenblatter, Ensemble Recherce, Accord (qui la versione per piano).
-Alveare vernat, Menet, Tamayo, su Chamber Music, Guilys 
-Metanoia, per organo, Schulz, Neos 
-Tenebrae ; Intarsi ; Protuberanzen ; James Joyce Chamber Music, Tamayo, Orchestre Philarmonique du Luxembourg, Reitano, Nagy, Timpani
-Die Seele muß vom Reittier steigen, Kai Wessel : contreténor, Gerhard Oetiker : violoncelle, Max Engel : baryton, Ensemble "Atelier Neue Musik" Bremen 
-Lamentationes Sacrae et Profanae ad Resonsoria Iesualdi, Les Jeunes Solistes, direction Rachid Safir, avec Drei Responsorien (1611) de Gesualdo, Harmonia Mundi
-Lamentationes de fine vicesimi saeculi, SWR-Sinfonieorchester, direction : Michael Gielen, 1 Cd  BSF 95/1, Produktion SWF Baden-Baden, Col Legno
-Ñudo que ainsi juntáis..., Schola cantorum Stuttgart, direction : Clythus Gottwald, avec des œuvres de Reimann, Brass, Trojahn, Stuppner, Casiglioni,  Cadenza.




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