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sabato 2 settembre 2017

Suoni della contemporaneità italiana: Beckett e la disappartenenza dell'Io

Nelle forme di rappresentazione dell'arte moderna il pessimismo di Samuel Beckett è destinato a rivestire ancora un gran ruolo: sulla sua figura e sui rapporti intrattenuti con la musica è stato scritto molto e con senso*, costituendo un riferimento essenziale per la drammaturgia collegata al post-modernismo musicale; d'altronde Beckett non nascose mai il suo interesse per la musica, tenendola distinta dall'afflato poetico, poiché era incapace di vedere una sintesi relazionale perfetta tra poesia e musica. Di questa opinione ne fu informato anche il compositore Morton Feldman, coraggioso richiedente di Words and music, un'opera che può considerarsi un pò la diretta conseguenza dell'aggancio ad alcune tematiche interdisciplinari nella musica contemporanea, specie se viste nell'ottica della spinta propulsiva data alla ricerca. Da quel momento in poi l'interesse alla trasmissione poetica beckettiana ha cominciato ad essere una costante per l'idea creativa, aprendo le porte a nuove sperimentazioni, accolte dai compositori in base alla loro sensibilità e alla loro prospettiva compositiva. Il costrutto di Feldman era inteso al rispetto della forza e della musicalità intrinseca della poesia di Beckett e come tale ha acquisito una sua iconicità con arricchimenti ed approfondimenti liberamente distribuiti negli universi compositivi; tuttavia con solerzia ci si accorse che la composizione era in grado di elevare a rango il potere subliminale della poetica beckettiana abbinando le scoperte contemporanee ad una virtuosa vocalità divisa tra canto e voce (il ricordo più immediato e impresso nella memoria è alle composizioni di Holliger e Earl Kim). Molti altri, invero, hanno evitato del tutto la parte vocale, assumendo la poesia di Beckett come fonte d'ispirazione del loro lavoro strumentale: un principio esteticamente non contrastabile ma incapace di produrre un rimando a Beckett (senza mediazioni specifiche) attraverso la musica, a causa dell'ampiezza del fattore immaginazione. A livello compositivo e tra gli italiani, impossibile poi non ricordare gli innesti eccitanti di Luciano Berio nella sua Sinfonia, in ossequio all'Innominabile di Beckett, in ciò che si pone come un sasso lanciato in mare parecchi anni fa per studiare il futuro dei rapporti musica-letteratura, una composizione tuttora inviolata nei complessi aspetti interdisciplinari e nella felice organizzazione della partitura. 
In merito alle raccomandate conciliazioni tra poesia e musica è recente la pubblicazione di un progetto curato dal filosofo e ricercatore Rosario Diana in una collana scientifica, in cui ci si propone di rinnovare la sistematica attività del pensiero di Beckett con la composizione contemporanea. Da una parte c'è un libro minuziosamente corredato di aspetti tendenti a ricercare la migliore comprensione del poeta irlandese, alla luce di quello che la storia e il pensiero filosofico ha insegnato; dall'altra il coinvolgimento della fascia preminente della composizione campana, che oltre ad adoperarsi per la buona riuscita e l'integrazione del progetto, apre una finestra su una zona compositiva di eccellenza. Il libro di Diana, dal titolo 'Disappartenenza dell'Io, Filosofia e musica verso Samuel Beckett, è corredato di un cd con 6 recenti composizioni quasi totalmente in mano a giovani compositori del posto: se si esclude Giancarlo Turaccio, che per età e riconoscimenti ha già una storia, gli altri compositori temporalmente scendono dal 1976 in giù: si tratta di Rosalba Quindici, Bernardo Maria Sannino, Salvatore Carannante, Lorenzo Pone e Chiara Mallozzi. L'esecuzione è poi riservata al Phonurgia Ensemble, una formazione da camera contemporanea nata attorno ai progetti di Agostino Di Scipio e Giancarlo Turaccio e che ha la particolarità di integrare spesso la funzione compositore/interprete.

Il fondamento comune all'opera di tutti i partecipanti al progetto su Beckett è il raggiungimento di un livello comunicativo che sia in grado di proiettare in maniera chiara l'estetica abissale del poeta irlandese: con un'ampia ed interessante disamina Diana stabilisce una lettura storica collegata tra Cartesio (depotenziamento del cogito), Giambattista Vico (con la lezione del De antiquissima), Geulincx (dall'Etica) e Berkeley (sulla percezione), per dimostrare il concetto interpretativo della disappartenenza dell'Io, che rivela come l'uomo abbia cognizione di una coscienza sulla quale deve riconoscere contemporaneamente proprietà ed estraneità, poiché costretto ad esercitarla in un mondo in cui si ritrova, fatto da altri. E' un paradigma teoretico che rivela una profonda convinzione religiosa, che trova sviscerata in diverse modalità i suoi equivalenti musicali: tra gli esempi forniti abbiamo Turaccio, che propone Archea (anno di composizione 2007) basandosi su un frammento del romanzo Malone muore: scritto benissimo, c'è un gran lavoro di immedesimazione, dai soprani che spaziano in un range enorme di elucubrazioni (dal recitato alla sincope contemporanea del canto), all'elettronica espansiva e psico-somatica che ricorda la fonologia italiana. L'elettronica, d'altro canto, si inserisce nello stato confusionale che serpeggia nella composizione della Mallozzi: "E_siti" (2013), per voce femminile e piccolo ensemble, corre su molti stati emotivi che si vogliono attribuire a Beckett: senso di attesa, improvvisi arrampicamenti, identità nascoste e presentate come ombre psicologiche vaganti. In tal senso il soprano di Preludio e ombra (2013) di Sannino è emblematico e cerca proprio di portare l'ascoltatore in un angolo riflessivo; la Quindici, invece, con Percipi (2013), tenta di aggrapparsi ad una duplice fonte di informazioni: una colonna sonora ideale per le azioni enigmatiche di Film, il cortometraggio in cui Beckett fornì la sua sceneggiatura al servizio della regia di Schneider con Keaton attore, e l'applicazione del principio esse est percipi di Berkeley: viola e violoncello che sembrano provenire da una cabina di pilotaggio introducono una composizione dove si rinuncia ad un testo recitato per scoprire le valenze di un bisbiglio che segue magnificamente le stesse regole della musica. 
Coloro che si pongono nella sfida di sviluppare un sentimento nascente dalla musica saranno allietati dall'ascolto di questo cd monografico, tuttavia (se si esclude il pezzo di Turaccio) il rammarico è quello di non vedere applicata l'innovazione fornita da Diana in merito alla forma-reading, un tema perfettamente delineato in un saggio relativo**, in cui vengono presentate alcune manovre essenziali per catturare l'ascoltatore nell'ambito di una serie di tecniche di lettura e contrasto musicale che puntano a sovrapposizioni vocali, disallineamenti dell'intensità di lettura, raggiungimento di ritmi ed imitazioni ad hoc. La difficoltà che Beckett incontrava nel trasferimento emotivo di una poesia in musica si duplica nella scelta dei compositori di approfondire mondi rischiosi da unire: il percorso, quindi, viene fatto nella consapevolezza di dirigersi verso un consolidato ed immutabile principio estetico della musica, ossia quello dei suoi contenuti emotivi soggettivi. Si investiga sulle capacità immaginative indotte dalla musica seguendo il consiglio della ricercatrice Manuela Sanna, quando ammette che "...attraverso un buon esercizio dell'immaginazione diventiamo in grado di passare dall'impulso, che costituisce la base di partenza, all'emozione, che segnala la risonanza emotiva che gli eventi producono in noi, accompagnandoci poi al riconoscimento di un sentimento..."***. 
Deirdre Bay, il biografo di Beckett, rimarcò le straordinarie condizioni fisiche in cui lo scrittore si trovò alla fine della stesura di Malone muore: invece di soccombere al pessimismo del racconto, Beckett sviluppò una fase di euforia e espansività senza precedenti, che riprodusse anche nelle opere successive: dovrebbe far riflettere che non è un caso, che in molta produzione da ascrivere al campo musicale, la bellezza e i successi delle opere si sono creati dopo sconvolgimenti interiori e personali. E' esattamente con questa visuale che va affrontata la tematica della Disappartenenza dell'Io


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Note:
*contributi ufficiali sui rapporti di Beckett con la musica sono da rinvenirsi nei saggi di Mary Bryden, nel suo libro Samuel Beckett and music, Oxford University, 1998 e in quelli di Catherine Laws in Headaches among the overtones: Music in Beckett/Beckett in music, Rodopi 2013.

**vedi La Forma-reading, un possibile veicolo per la disseminazione dei saperi filosofici, Mimesis 2015.

***tratto da Filosofia ed educazione delle emozioni, in Percorsi possibili per una riflessione filosofica contemporanea, Mimesis Ed., 2017.


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