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lunedì 1 maggio 2017

Suoni della contemporaneità italiana: il suono sotto osservazione

La ridefinizione dell'ampiezza sonora di violino e viola, nell'ambito della sostanza contemporanea, non può prescindere dal contributo donato dai compositori italiani. Tra essi Salvatore Sciarrino occupa un posto speciale, per via di una ficcante ricerca sull'utilizzo di alcune tecniche non convenzionali e sulle possibilità offerte esercitando pressioni delle dita o dell'archetto in rapporto alla fuoriuscita di suoni di nuova generazione e di armonici. La Stradivarius ha appena pubblicato una raccolta completa di tutte le composizioni per solo violino o solo viola (non quelle in abbinamento) eseguite da Marco Fusi, un musicista specializzato e sostenitore della materia contemporanea, che in questi anni sta raccogliendo un particolare consenso, che lo ripaga di quanto di buono ha seminato nel tempo; si è rivolto agli "impossibili" Freeman Etudes di Cage (con un suo ciclo dedicato, tra i più interessanti) ed è stato esecutore prescelto per alcune composizioni di Ferneyhough, Cendo e Billone. "Complete works for violin and for viola" significa calarsi nel pensiero di Sciarrino per cercare di dare delle versioni definitive delle sue composizioni, in una materia che proietta un confronto con violisti di assoluto valore come Aldo Bennici, Garth Knox o Anna Spina e con violinisti integerrimi ed importanti come Salvatore Accardo, Carolin Widmann o Marco Rogliano. 
Per quanto riguarda la viola in solitudine, Sciarrino se ne occupò nel 1974 con i Tre Notturni brillanti, creando poi un seguito nella Ai limiti della notte del 1979; quanto al violino, dopo la breve Per Mattia nel '75, compose i famosi Sei Capricci l'anno dopo, tornando a quel tipo di scrittura proprio grazie a Fusi nel 2009, per il quale compose Capriccio di una corda e Fra sé, brani che qui ricevono la loro prima registrazione mondiale. Dell'importanza di queste composizioni se ne è parlato abbastanza (anch'io ho fatto qualche considerazione in miei precedenti scritti dedicati alla storia moderna di quegli strumenti*), ma ciò che risalta ancora oggi è la perfezione del collegamento tra pensiero e partitura: le eccellenti intuizioni specifiche di Sciarrino hanno reso possibile un ulteriore allontanamento dei criteri perseguiti nella composizione di quei strumenti, rivalutando allo stesso tempo il rispetto per la classicità con un percorso (super-riuscito) adeguato ai tempi; inoltre è sempre all'orizzonte l'indagine sull'analisi dei silenzi e la loro relazione con i suoni udibili, provocata da continui saliscendi dal/al nulla della partitura.
In Complete works for violin and for viola, Fusi raccoglie una materia preziosa della musica e per la prima volta ne forma un corpo unico; se è vero che Sciarrino, comunque, proseguirà nelle sue indagini con ulteriori prese di posizione (specie al violino) è anche vero che in queste composizioni citate si realizza quell'epocale rivolgimento delle idee: soprattutto i Tre Notturni brillanti e i Sei Capricci sono l'espressione di un genio incredibilmente rigirato verso il futuro e verso la sublimazione percettiva dei suoni, che esplora il carattere virtuoso della musica (la velocità) in un rinnovato contesto, sfruttando per il suo scopo mezzi apparentemente semplici (lo studio particolareggiato degli eventi sonori di una o più corde, circostanziati da una tecnica e da un'amplificazione adeguata). Fusi ha assimilato benissimo questi infusi di saggezza e difficoltà, per cui è in grado di trasmettere questa immacolata concezione dei suoni di viola e violino e sorprendere per la sua interpretazione impavida, che esalta i dettagli delle partiture mostrando il contrasto fortissimo nelle dinamiche timbriche, come mai sentito prima. Anche le sortite sulla corda grave di Capriccio di una corda (il capriccio n. 7) e di Fra sé (il capriccio n. 8) ottengono i risultati postulati da Sciarrino, laddove il lavoro opportuno sulla quarta corda fa apparire più voci contemporaneamente, esaudendo l'obiettivo di avvalorarsi della "....contrapposizione di registro sulla stessa corda, che in modo irregolare e variabile imbriglia e scatena inerzia e disarmonicità del corpo vibrante, che a sua volta esaspera tensioni....".

Non posso fare a meno di notare di come le composizioni di Sciarrino siano anche perfetti viatici didattici: in questi giorni si stanno svolgendo a Milano le sessioni di Action Lab, laboratori di produzione musicale e ricerca informatica, organizzati dall'Agon Ars Magnetica, uno dei poli della ricerca elettronica in Italia, che, nell'ambito del seminario La materia del suono, ha inserito proprio il capriccio numero 6 del compositore italiano, tra gli storici pezzi di Feldman e Xenakis. Ve ne parlo anche per via dell'inserimento in quella sede di una bellissima composizione di Jacopo Mascheroni  per pianoforte e live electronics, dal titolo Le bleu du ciel fragile (vedi qui). 


Di particolare pregio è anche il progetto in trio di In Nomine (thinking of Giacinto Scelsi). Si tratta del pianista Ciro Longobardi (che si avvale per l'occasione anche di sintetizzatori e campionatori), del percussionista Michele Rabbia (anche string bells, waterphone e live electronics) e del contrabbassista Daniele Roccato.
Pur essendo formalmente più vicino alla materia improvvisativa che compositiva, In nomine in realtà nasconde delle regole di massima che ne caratterizzano comunque la direzione. Tre musicisti innamorati dei risvolti del suono in cerca di una rilettura dello spirito del grande compositore italiano, che per primo scoprì i poteri del suono. In Nomine sorvola su una speciale disciplina dell'improvvisazione, così come delineata da Scelsi, il quale aveva avuto modo di spiegare come fosse opportuno concentrarsi, in totale autonomia dei partecipanti, sulla propria espressione e ricerca spirituale, ricavabile dall'esperienza improvvisativa, senza il cosiddetto interplay tra i musicisti. Una sorta di rituale in divenire rigorosamente a carattere meditativo, che puntava ad una latente comprensione del Creato attraverso i suoni: si cominciava a suonare, percepire casualmente le risonanze, per poi entrare in una sorta di fenomenologia della musica, dove l'improvvisazione era un mezzo fondamentale e naturale per permettere l'esplorazione, prima che essa potesse materializzarsi in una partitura compiuta.
L'idea che scaturisce dall'ascolto di In Nomine non fa pensare ad un percorso casuale dettato dalla singolarità delle improvvisazioni, ma piuttosto è un atto d'amore per l'affascinante scoperta della realtà sonora promossa da Scelsi, con una creazione che ne mostra i contenuti e la loro applicabilità alla musica di tutti i generi e livelli.
Con tre musicisti di questo calibro non è difficile individuare dei veri e propri oggetti del benessere: l'iniziale, splendida title-track, può ingenerare l'errore di trovarsi ad un brano dei Tangerine Dream o di kosmic music, così come campanelli ed un uso percussivo del basso impreziosiscono e fanno respirare d'Oriente la successiva Aath. Roccato, a seconda dei casi, è una musa parlante in Octobre o un cattivo avventore in Eufonia, mentre Longobardi elargisce una competenza non prevedibile ai sintetizzatori mischiata a nuvole sporadiche di accordi, talvolta modalità, talvolta successioni incorporee sulla tastiera del piano (se In Nomine o Incantesimi sono capitalizzazioni sui synths, Kroor è un equivalente sul pianoforte). Rabbia, dal canto suo, è un maestro nel saper cogliere l'attimo di intervento nella perfomance ed in Michiko ingabbia splendidamente con percussioni e set elettronico, la voce registrata di Michiko Hirayama, la famosa cantante tensiva dei Canti del Capricorno, a Scelsi molto vicina spiritualmente. C'è modo anche di fornire degli agganci al mondo del jazz, così come succede in Cyann o Spirale, ma personalmente li vedo più come legati, funzionali alla presa complessiva del lavoro. 

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*Nota: vedi Il violino contemporaneo
                    Garth Knox e la sua viola a prova dei tempi
                    Sciarrino string quartets



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