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giovedì 11 maggio 2017

Il sogno 101 di Giacinto Scelsi


La recente ristampa nei quaderni Quodlibet del Il sogno 101, autobiografia del compositore Giacinto Scelsi (1905-1988), è certamente la migliore base di partenza per la conoscenza dell'artista: tra saggi di letteratura, filosofia di ogni genere e territorio, di politica e critica economica e sociale, il libro di Scelsi fa un figurone. Scelsi registrò su nastro il contenuto dei suoi ricordi nel marzo del 1973, ordinando che gli stessi si sarebbero potuti pubblicare solo dopo almeno 10/15 anni dalla sua morte (peraltro con rettifiche apportate dallo stesso Scelsi prima della sua scomparsa, grazie ad un testo dattiloscritto); poi nel dicembre del 1980 scrisse una seconda parte, che si differenzia per il fatto che perde le caratteristiche del racconto per assumere quella della forma poetica, un affascinante turbinio di sensazioni che impegnano l'autore stesso dalla morte alla reincarnazione successiva. 
Scelsi ebbe una vita singolare: scosso in maniera permanente da problemi di affaticamento e stress psico-fisico dovuti anche ad un errore anestetico durante un'operazione, conobbe costantemente il supplizio di dover lottare contro il mostro dell'inquietudine e dell'impotenza fisica: la prima parte dell'autobiografia è una reale immersione nella situazione di un uomo che sperimentava qualsiasi tipo di medicina e terapia, pur di trovare la causa e il rimedio dei suoi mali. Sono descrizioni decisamente interessanti, che fanno comprendere l'apertura e il lato compassionevole di un uomo, che in alcuni momenti era addirittura costretto a sdraiarsi a terra per la sua debolezza. 
Passano in rassegna, come in una crudele sequela di eventi biblici, tutte le visite che il compositore effettuava presso dottori, chiropratici o luminari chiaroveggenti, sebbene sembra che solo la meditazione, vissuta con una piena conoscenza delle prescrizioni orientali, riuscisse ad essere l'unico sollievo a lui offerto. Ne risultò influenzata anche la composizione, a cui non riusciva ad indirizzare con continuità la necessaria quantità di forze (anche se questa evenienza è molte volte un bene!).
Curioso è l'episodio della cena offertagli dal musicologo russo Suvcinskij assieme a Boulez e Stockhausen in occasione dell'esecuzione del Quartetto n. 1 a Parigi "...durante quella cena con Suvcinskij, naturalmente si parlò di musica...e di altre cose. Però, come mi accadeva spesso, ad un certo momento io mi sentiì molto stanco; dovetti stendermi e lo feci vicino a loro in pieno ristorante, in un angolo, e là procedetti alla mia solita operazione mentale di distruzione delle tossine - non senza una certa sorpresa, una certa meraviglia non soltanto degli altri avventori, ma anche di Stockhausen e di Boulez, i quali furono abbastanza impressionati da questa mia libertà e indifferenza nei confronti dell'ambiente e dell'opinione altrui...tanto che Stockhausen ancora pochi anni or sono a Venezia ricordò questo fattarello e ne parlò!....."
Una cospicua intenzione di Scelsi è di creare attorno alla realtà raccontata delle belle storie da leggere, in modo da rendere scorrevole ed interessante la lettura: è così che si passa in rassegna quadretti di vita del castello di Valva, dello zio Giuseppe e più in là delle due compagne (con un perfetto inquadramento del loro temperamento e delle loro virtù), del trambusto della seconda guerra mondiale, della vicinanza a Michaux e a tanti esponenti della cultura di quel periodo, e dell'accoglienza riservata agli interpreti della sua musica. 
Ad ogni modo il libro non è avaro del ricordo di fatti musicali, anzi alcuni eventi ed affermazioni ci inducono a trarre conclusioni più precise sul carattere e sul pensiero del compositore. In specie:
1) ci permette di capire come il suo interesse per l'Oriente fosse stato sempre presente nei suoi intendimenti: dalle visite mediche alle sedute di yoga, dalla differente considerazione ascetica data alla religiosità (con soliloqui bellissimi sul potere accompagnatorio dei Deva) ai parallelismi colti tra religioni diverse, sembra poco utile creare delle separazioni temporali nell'arco della sua vita artistica. La sua prima, grande, composizione dal titolo Rotativa, è un esempio lampante di come Scelsi andasse decisamente oltre quella simulazione imposta dalle macchine durante il futurismo; ancora oggi se ne ricava un'ansia spirituale che è palpabile sotto diversi aspetti, dalla fisicità con cui si definisce l'approccio virtuoso al piano sino all'onnipotenza della situazione sonora insita nella risonanza dell'impianto sinfonico (che lo stesso compositore definì comunque come "....troppo importante per un pezzo che dura sei minuti...") trovando dunque sfogo nel parossismo dei colpi "ingrossati" di tasti e pedali del piano; eravamo solo nel 1929 e Scelsi mostrava una maturità eccezionale a 24 anni. E' significativa l'affermazione di amore ed odio per i recital di pianoforte: da un lato l'insofferenza per l'uniformità di suono, dall'altra la riconoscenza per l'emersione di una relazione.
2) ci offre elementi certi per concordare su quelle che l'autore stesso percepì come "rivoluzioni musicali"; il riferimento nel libro indica succintamente alcune vicissitudini relative a quei pezzi (scritti in tempi diversi), che accolgono l'importanza di composizioni seminali come Rotativa ('29), la Nascita del verbo ('48), composizione che dà nuovi lumi sull'uso dei cori (in risposta al Coro dei prigionieri di Dallapiccola), i Quattro pezzi su una nota sola, composizione sconvolgente per quei tempi e per la quale anche Scelsi dichiarò la sua novità non essendoci in essa nè melodia né ritmo "....restava qualcosa di diverso: restava la sintesi dell'elemento statico e dinamico..."; così come anche il Uaxuctum ('59) intriso del simbolismo della leggenda della città Maya, una composizione che realizza la difficoltà di un'arte vibratoria e trascendentale di cui l'autore ne è il solo custode. E ce ne sarebbero altre di composizioni importanti, che però non vengono trattate sul libro (in esso c'è un lavoro di note di rimando ai saggi musicologici di Scelsi fatto in maniera certosina dai curatori dell'opera, Luciano Martinis e Alessandra Carlotta Pellegrini, che in tutto il volume si occupano di specificare opere e personaggi con note a piè pagina, anche colmando le imperfezioni di Scelsi).
La seconda parte, poi, si proietta direttamente nella descrizione accurata di un passaggio nell'aldilà, la cui lettura (non passiva) fa venir brividi a vista d'occhio: plurime visioni di forme, sentore di corpi umani, pseudo-immagini di precedenti incarnazioni che vengono scolpite in versi che progressivamente ricompongono il "cerchio" e la visione di Dio. E dopo un dialogo ammonitore, che non gli permette di poter restare nell'orbita delle figure sante o martorizzate, sono i suoni che aiutano Scelsi ad ottenere comunque la forma sferica e visualizzare la realtà cosmica, sebbene essa sia un visione temporanea, perché egli è destinato a ritornare sulla Terra, poiché non ancora degno. 

E subito appare un suono
che diventa enorme
fortissimo 
fragoroso
Mi viene istintivamente
di turarmi gli orecchi
Ma non ho orecchi
il suono 
è terribile
come di cento suoni insieme
Ed i colori sono pure
allucinanti
e indescrivibili
...mi sembra però di riconoscere
dei corali di Bach
o simili
E canti del Palestrina
e musiche di chiesa
e canti gregoriani
e brani di opere
melodie conosciute e sconosciute
al tempo che fu il mio
E altre antiche
indiane
che riconosco
E' musica percussiva
africana,
orientale,
Forse del Tibet
e molte altre
di strumenti isolati
o di voce
in molte lingue
delle quali afferro
qualche sillaba
......................


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