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domenica 26 marzo 2017

Lutero e la musica della riforma

Non sono in pochi a chiedersi come sia possibile che un uomo addentrato nella musica possa esser da molti considerato come la porta di ingresso di una paio di fenomeni eclatanti in negativo della nostra storia: a Martin Lutero viene addebitata un'ancestrale esplorazione di una religiosità più consapevole, passo iniziale verso le teorie illuministe e marxiste poi; senza dimenticare che ancora oggi si cerca di dare una giustificazione agli editti di anti-semitismo che attraversarono incredibilmente la trasformazione della seconda parte della sua vita. Come qualche buon critico della storia sottolinea, sarebbe opportuno approfondire quale fosse la condizione della società e di vita all'epoca in cui Lutero si adoperò: seguendo questa via la storia potrebbe essere anche riscritta. Ma non è materia della mia analisi.
Dal punto di vista musicale Martin Lutero fonda una singolare espressione del Rinascimento: la Chiesa Cattolica era in quegli anni in un profondo stato di corruzione e imponeva il latino nelle funzioni religiose di tutti i paesi europei; profondamente addolorato di questa situazione fu lo stesso Lutero che denunciò lo scambio di indulgenze con il denaro. La sua proposta musicale fu quella di ristabilire nelle Chiese e negli ambienti familiari un clima più favorevole alle intime istanze della religione e promuovere un atteggiamento meno distaccato nelle funzioni, che erano in mano a professionisti della musica: la polifonia franco-fiamminga imperversava nel canto come un gigante, forte dei livelli di perfezione raggiunti (l'Ars perfecta di Desprez) e non era un caso che l'offerta musicale religiosa (cantanti, coro, maestri di cappella e suonatori d'organo) discriminasse l'intelligibilità della comunicazione, posta la complessità rivestita dalla coralità, non più in grado di scendere dal regno delle esibizioni ed entrare in quello della spiritualità della platea dei fedeli. Sulla falsariga del pensiero teologico applicato alla chiesa, Lutero profuse una musica mista, in cui alcune funzioni religiose si riappropriavano della semplicità delle orme gregoriane, a cui però venne tolto il beneficio del latino; inoltre creò le premesse per una mistificazione dei testi, che nascondevano come sorgenti musicali la canzone secolare. La polifonia rimase comunque (lo stesso Luther era un forte estimatore di Desprez), ma venne uguagliata in quantità ed importanza dalla produzione dei cosiddetti inni, che ben si prestavano alla memorizzazione e all'orgoglio espositivo del protestantesimo. Inoltre si favorì l'uso dell'organo a mò di accompagnamento dei cori oppure come unico strumento capace di produrre un commento delle istanze religiose: in questo caso agli organisti si dava spazio per un'abbellimento di tipo improvvisativo.
Sulla musica luterana è appena stato pubblicato un doppio cd dalla benemerita etichetta specializzata Ricercar: si tratta di Ein feste Burg ist unser Gott, un'ampia raccolta della musica della riforma dai suoi inizi fino al 1660 all'incirca: la scelta e l'esecuzione dei brani è appannaggio del Vox Luminis di Lionel Meunier, uno splendido coro specializzato, ormai maturo per esposizioni importanti nel campo della musica rinascimentale, a cui si aggiunge l'organista Bart Jacobs. Discograficamente parlando, non sono moltissime le registrazioni di quel periodo: una che si ricorda abbastanza è Music of Reformation dell'Himlische Cantorey, un cd Cpo del 2007 che compiva una disamina concentrata sui primi vagiti delle operazioni musicali del protestantesimo (oltre a Lutero, Johann Walter e Caspar Othmayr), mettendo in evidenza l'innovazione degli inni (cantati in più versioni, dall'unisono alla polifonia piena) e il carattere speciale e prodromico della coralità tedesca così creata, che fisserà i suoi sviluppi nei decenni a venire, quando molti compositori barocchi, nonché J.S. Bach, trarranno linfa vitale per le loro composizioni. L'operazione di Meunier, invece, vuole presentare uno spaccato della realtà, senza pretesa di ordinamento storico, prestando attenzione alla suddivisione delle funzioni: corali per l'anno liturgico, per l'avvento, per il Natale, per la Passione e Resurrezione, Pentecoste, etc.; nel secondo cd, poi, vengono risaltate le fondamenta della liturgia luterana: la rivalutazione del Magnificat, dei corali per i principali sacramenti e dei dogmi (osservanza della legge, fede e preghiera). In questa panoramica di circa 150 anni, perciò, si colgono riassuntivamente tutte le manifestazioni musicali vissute in terra germanica, approdando con benefica sorpresa alla scoperta di nuovi compositori come Thomas Selle, Bartholomeus Gesius o Christoph Bernard e intercettando quelle composizioni strettamente correlate con l'argomentazione protestante dei compositori più noti (Schutz, Praetorius, Scheidt o Walter). 
Il risultato è eccellente, il migliore che un appassionato di musica corale può aspettarsi, con intrecci corali magnetici, quantunque conosciuti tra le forme musicali europee del tempo; oltre agli inni e alla lingua, ci si ritrova spesso in un'armonizzazione complessa, con tipologie stilistiche succhiate dal madrigale, dal falso bordone, dalle imitazioni e più in generale dalle scuole italiane e francesi della polifonia. Il Vox Luminis esibisce una versione compatta del caposaldo luteriano che da il titolo alla raccolta mentre in Veni creator spiritus (uno dei pochi episodi dedicati ancora al latino) raggiunge vette incredibili di equilibrio, con le cantanti soprano che esplodono di virtù, andando oltre la normale magia provocata di regola da un'esibizione effettuata in corale.


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